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Sanremo è diventato la fiera delle case discografiche

I cantanti non sentono più la competizione e vengono per promuovere le incipienti uscite discografiche, i critici non pretendono più una bella canzone

Il Festival di Sanremo si apre con la consueta bonomia e pacatezza del conduttore Carlo Conti, purtroppo anche in veste di direttore artistico. Manca la musica in un Festival che a questo punto potrebbe chiamarsi: Fiera della musica e delle case discografiche italiane,  e sarebbe più appropriato, perché qui i musicisti ci tengono a precisare, anche durante le  conferenze stampa, che stanno promuovendo le incipienti uscite discografiche,  e non  sentono addosso la competizione.

Dalla sala stampa scopriamo che qui tutti i giornalisti, i critici musicali, veterani e non, autorevoli, conosciuti o meno, sono tutti ‘’sanremizzati’’, cioè non pretendono una bella canzone, ‘’Cosa vuoi da Sanremo? qui siamo a  Sanremo, che c’entra con la musica?’’ ci controbattono quando proviamo a replicare che forse di canzoni, non aspiriamo al ‘’bello’’, almeno gradevoli, non ce ne sono.

Un’ eccezione per esibizione, professionalità e per voce pulita,  melodica, misurata e sempre intonata, piacevolissima all’ascolto è Arisa, la sua canzone ha un testo non banale e complessivamente si distingue. Altro brano che segnaliamo e performance annessa è quello dei Bluvertigo con ‘’Semplicemente’’.Che Morgan abbia o non abbia la voce, non interessa, se la canzone ha una buona melodia, cresce armonicamente e inizia con un suono che ricorda ( o è?) un clavicembalo e Morgan, che  fa il verso a se stesso stilisticamente, fa il suo show lanciando il basso a un addetto al palco, è già indice che la prova sia  riuscita. Da evidenziare anche il ‘’sodale’’ Andy, Andrea Fumagalli, storico tastierista, sassofonista e corista, nonché amico e collaboratore di Morgan, alterna guizzi coreografici sempre molto di Bowiana memoria, vista anche la somiglianza fisica col compianto artista britannico.

Per quanto concerne lo ‘’spettacolo’’, oltre a Carlo Conti che vince con ottimi ascolti, ha vinto indubbiamente Virginia Raffaele, da ‘’spalla’’ di Lillo e Greg, da un’ infanzia al Luneur con i genitori giostrai, al palco dell’Ariston. La sua Sabrina Ferilli è ironica, tagliente: ‘’Io so’ n’attrice, mica so’ come la Bellucci che basta che sbatte le ciglia e i’arriva er bonifico!’’. Merita questa ribalta. Però attenzione, perché bisogna sempre  essere critici e  dare la giusta misura e il giusto valore agli artisti e ai professionisti . Se non abbiamo più attrici del calibro comico di Franca Valeri, anche autrice di se stessa, e Bice Valori, non è detto che si debba gridare al miracolo quando siamo al cospetto di una brava professionista come Virginia Raffaele.

Sir Elton John si conferma un grande compositore di canzoni che non temono gli anni che passano e  scalda la platea con l’emozionante ‘’Your Song’’. Intramontabile. Laura Pausini è una urlatrice di professione e non capiamo come possa essere diventata la star internazionale che è. Misteri dell’ascoltatore medio italiano e  sudamericano. Il pubblico dell’Ariston cantava le sue canzoni a squarciagola. Poveri noi!

Ricordate i Dopofestival in cui i critici musicali distruggevano gli artisti e le loro canzoni, uno su tutti: Mino Reitano? Non esistono più. L'altro ieri sera abbiamo assistito al  consenso  e al plauso generale dei critici su tutte le canzoni: davvero non ce n’è una brutta? Dov’è finita la pignoleria e la critica di Marinella Venegoni? Eppure è seduta tutti i giorni in sala stampa in prima fila.

Non dormite, e  non ci riferiamo solo agli  spettatori, e non fatevi inglobare da Sanremo, la musica va sempre onorata, qualunque sia il suo contesto. Non si possono far passare delle canzoncine come fossero  ‘But not for me’’ dei fratelli Gershwin. Le rime baciate, le parole e i concetti fasulli, melensi, i luoghi comuni, li lasciamo a chi non sa distinguere un Hemingway da un Fabio Volo, un Umberto Bindi da un Caccamo ( chi?).

Ricordiamoci, infine, che ascoltare la vera musica , un tempo, era possibile a Sanremo. Pensiamo alla rivoluzione di quell’uomo chiamato Domenico Modugno, quando apriva le sue braccia, dispiegava le sue ‘’ali’’,  e intonava ‘’Nel blu dipinto di blu’’, alias ‘’Volare’’, segnava una rivoluzione nella musica italiana e un’epoca . Piccola postilla: l'altro ieri dall’Ariston un applauso scrosciante è stato tributato proprio al grande Mimmo Modugno mentre andava in onda la sua interpretazione del Festival sul grande schermo. E poi come dimenticare Pino Donaggio con ‘’Io che non vivo più di un’ora senza te’’ che interpretò anche Elvis Presley?

Un altro Festival di Sanremo è possibile. Meditate gente. A domani con il reportage da Sanremo.

‘’Non sono cattiva è che mi dipingono così" cit.

Mariagloria Fontana

 

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