18 Maggio 2021

Pubblicato il

Memorie

Sanpa su Netflix è molto diverso dal racconto che ne fa Red Ronnie

di Redazione

Ho visto Sanpa su Netflix, il film sulla storia di San Patrignano e del suo principale ideatore e realizzatore, Vincenzo Muccioli

Sanpa
San Patrignano, Netflix

Ho visto Sanpa su Netflix, il film che ha toccato la storia di San Patrignano e il suo principale e incontrastato ideatore e realizzatore, Vincenzo Muccioli. Un diminutivo che lo rende familiare anche a chi non conosce nulla di questa vicenda. Sanpa come argomento da finale di calcio o degli internazionali di tennis. Un tema da gite fuori porta, dove si gioca a tirare i sassi nel lago per vedere chi arriva più lontano. Poi si finisce sempre a parlare di politica con l’ultima frase lapidaria: tanto rubano tutti, un gioco al massacro.

Sanpa una comunità da studiare

Invece Sanpa andrebbe studiato per capire, evitando di sputazzare sentenze. Ho visto il film e poi a schiaffo sono andato sul canale di Red Ronnie che invitava tutti all’ascolto per raccontare le luci e i meriti di questa comunità. E come nella saga tra guelfi e ghibellini, fascisti e comunisti, gesuiti ed euclidei, direbbe Battiato, da una parte sembrava di assistere ad un incubo ordito da un megalomane, pervertito ed assassino. Un incubo ai danni di poveri ragazzi sbandati e invischiati irrimediabilmente con la droga più pesante in quel momento, l’eroina. Dall’altra, nel programma di Red (Let’s spend Saturday night together) arrivavano telefonate a fiume, di persone che ringraziavano Vincenzo Muccioli.

Quest’ultimo su Netflix appariva come un dittatore stalinista, una via di mezzo tra un guru e un fanatico religioso. Mentre da Red le mie orecchie ascoltavano testimonianze di uomini e donne, salvi dalla droga grazie proprio a quella comunità. Persone che hanno poi trovato un lavoro, una famiglia, che hanno avuto figli e continuato una vita normale dopo aver toccato per anni l’eroina e aver raggiunto con successo la totale disintossicazione.

Sanpa su Red Ronnie tv

Sanpa: in tutto, quasi cinque ore di studio attento per cercare di capire. Alla fine se però non esce fuori la verità non ha vinto nessuno e quale migliore verità se non quella raccontata dai diretti interessati che piangevano al telefono dicendo cose stupende su chi li ha salvati e chi ha ridato loro una dignità senza chiedere nulla. Ripeto senza chiedere nulla in cambio.

Nel programma di Ronnie sul suo canale “Red Ronnie tv”, intervenivano giornalisti del calibro di Marco Guidi che conosceva la comunità fin dai primi vagiti e poi una serie di persone intervenute per dare una testimonianza a favore di San Patrignano. Raccontano cose vere e non è un film.

Cosa significa combattere l’eroina

Raccontano che combattere l’eroina richiede sacrifici e forza d’animo. E che un eroinomane è capace di tutto pur di drogarsi. Raccontano che Muccioli è stato più di un padre e che non faceva discriminazioni. Si percepisce che curare una comunità di 2.500 persone non è una passeggiata di salute. Che si combatte sbagliando e facendo bene tutti i giorni. C’è bisogno di forza e sensibilità. Ci vogliono persone dotate di senno e senso delle cose. Sono necessari collaboratori efficienti e pronti a qualsiasi cosa. Si capisce che spesso non è stato possibile salvare tutti e qualcuno ha perso la propria battaglia. Qualcuno è morto e non ce l’ha fatta.

Alla fine tra questi lo stesso Muccioli, tradito dai suoi più stretti sodali. Ricattato e pugnalato alle spalle. Accusato di omicidio e di omosessualità (sempre per non farci mancare nulla). Sanpa diventa una tipica storia italiana, dove anche se non c’è del marcio alla fine ce lo mettiamo lo stesso perché altrimenti non fa audience, nessuno lo segue. Le notizie buone come le belle storie non fanno notizia. Mi piacerebbe sapere chi ha detto questa idiozia. Sicuramente non l’ha detta Red Ronnie che come un leone ha tentato di combattere un pregiudizio organizzato ad arte non per raccontare la verità ma per raggiungere più pubblico possibile. Della serie: “l’operazione è riuscita, ma il paziente è morto”.

Andrea Pintucci

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