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03 Dicembre 2021

Pubblicato il

Roma, Tari. Raggi: “Possibile aumento delle tariffe”. Codacons: “Mai!”

di Redazione
La sindaca annuncia sia la riconversione accelerata dell’area del TMB Salario, sia un incremento del tributo sui rifiuti

Alla fine c’è anche una conseguenza positiva, nell’incendio che ha messo fuori uso il TMB Salario. E ad annunciarla è proprio la Sindaca: “Quanto accaduto anticiperà i piani di riconversione sull’area. Valuto la possibilità di costruire lì dentro un centro di riciclo creativo, dove artigiani potranno lavorare nei laboratori per ridare una nuova vita a vecchi oggetti che, in tal modo, non finiranno in discarica”.

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In generale, tuttavia, prevalgono i contraccolpi negativi. Prosegue Virginia Raggi: “C’è da considerare che, oltre ai danni che stiamo calcolando e ai probabili costi aggiuntivi per la lavorazione dei rifiuti in altro loco, la chiusura dell’impianto che avevamo già programmato tra il 2019 e il 2020 sarebbe stata a costo zero per i romani. Invece, questo evento imprevedibile potrebbe far aumentare la tariffa”.

In effetti sembra un discorso logico, benché sgradevole: visto che la Tari è calcolata, in parte, sulla base dei costi effettivi, è fatale che al crescere di questi ultimi corrisponda un incremento del tributo.

Il Codacons, però, la pensa in modo opposto. E promette battaglia: “Qualsiasi aumento della Tari varato dal Campidoglio sarà impugnato dal Codacons nelle sedi opportune al fine di ottenerne l'annullamento”. Il presidente dell’Associazione, Carlo Rienzi, definisce l’ipotesi “inaccettabile”. E spiega: “I cittadini romani pagano per il servizio di raccolta rifiuti le tariffe più elevate d'Italia, con una spesa procapite pari a 270,2 euro nel 2017, superata solo da Venezia che tuttavia, essendo città lagunare, ha costi strutturali non paragonabili a quelli delle altre città. A fronte di tariffe più elevate rispetto al resto d'Italia, i romani subiscono un servizio disastroso, con la raccolta rifiuti che funziona in modo discontinuo arrecando disagi enormi alla popolazione”.

Insomma: che i costi complessivi vadano a influire sulle quote individuali è previsto dalla legge, ma questo non autorizza i Comuni a infischiarsene del rapporto tra ciò che spendono, e che poi scaricano sui cittadini, e la qualità realmente erogata. Altrimenti, l’obbligo di una corretta amministrazione viene disatteso e si precipita nell’abuso.

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E anche questo, in effetti, è un discorso del tutto logico.

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