In questo 2026 Roma e Parigi stanno celebrando 70 anni di gemellaggio, un rapporto forte ed esclusivo che non si limita alla dimensione istituzionale, ma attraversa la cultura, l’arte, il gusto, il vino, la bellezza dell’accoglienza e quella speciale capacità di trasformare la vita quotidiana in stile. Sono due capitali che il mondo guarda da sempre come modelli di fascino e identità: Roma con la sua storia millenaria, la sua luce, la sua teatralità naturale; Parigi con la sua eleganza urbana, i boulevard, i musei, la Senna, i palazzi, i caffè, la raffinatezza del vivere. Nell’anno del gemellaggio, questo dialogo assume un valore ancora più intenso per i viaggiatori romani e italiani che raggiungono la Ville Lumière per lavoro, per vacanza o anche solo per un fine settimana.

Roma e Parigi, 70 anni di un legame che passa anche dalla tavola
Il viaggio, quando è vissuto bene, non è mai soltanto spostamento. È scelta dei luoghi, attenzione ai dettagli, desiderio di riconoscere una città attraverso le sue atmosfere. Per questo, accanto a mostre, spettacoli, appuntamenti culturali e itinerari d’arte, c’è una strada privilegiata per capire davvero Parigi e sentirvi dentro anche una parte d’Italia: la tavola. Un ristorante può diventare una chiave di lettura della città, un punto d’incontro tra tradizioni, un luogo in cui il viaggiatore ritrova memoria e scoperta nello stesso momento. In questa prospettiva, Tosca, il ristorante dell’Hotel Splendide Royal Paris, è uno degli indirizzi più amati e più adatti a raccontare il 2026 del gemellaggio.

Tosca, un indirizzo italiano nell’eleganza parigina
Tosca è un ristorante gastronomico parigino dall’animo italiano. Già l’ambiente suggerisce una precisa idea di accoglienza: arredi chiari, luci soffuse, boiserie, ottone, specchi, mise en place minimale e raffinata. Tutto parla il linguaggio dell’eleganza discreta, quella che non ha bisogno di alzare la voce per farsi ricordare. È un luogo intimo, raccolto, curato, perfetto per chi arriva a Parigi e desidera vivere una serata di qualità senza rinunciare a un tratto familiare, mediterraneo, profondamente italiano.
A rendere Tosca un indirizzo speciale è la cucina dello chef Paolo Ambrogio, che con la sua brigata ha fatto della semplicità una vera filosofia. Semplicità non significa rinuncia, ma chiarezza. Significa scegliere ingredienti eccellenti, rispettarli, valorizzarli con tecnica e misura, costruire piatti capaci di emozionare senza perdere leggibilità. La sua è una cucina mediterranea autentica e innovativa, che parte dalla tradizione italiana e la porta in una dimensione contemporanea, elegante, mai fredda. Ogni piatto nasce da un equilibrio preciso: sapori riconoscibili, costruzione accurata, attenzione alle stagioni, capacità di sorprendere senza snaturare l’identità di partenza.
Per un lettore romano o italiano, Tosca rappresenta dunque qualcosa di più di un buon ristorante a Parigi. È un luogo in cui ritrovare la cultura del prodotto, la centralità della pasta, la sensibilità per le verdure, il mare, le carni, i dessert di memoria mediterranea. Tutto però viene inserito dentro una cornice francese di servizio, atmosfera e precisione, creando quell’incontro tra Italia e Francia che nell’anno del gemellaggio diventa particolarmente simbolico.
Il menu primavera-estate 2026: semplicità, stagione e creatività
Il menu primavera-estate 2026 di Tosca racconta bene il lavoro di Paolo Ambrogio. La proposta è ampia e calibrata: dal menu degustazione alla carta, dal percorso vegetariano alla pausa pranzo, pensata per chi desidera un’esperienza di livello anche durante una giornata di lavoro o di visita in città. È una cucina che accompagna momenti diversi: il pranzo più agile, la cena importante, la serata romantica, l’incontro professionale, il viaggio costruito intorno al piacere della buona tavola.
Tra gli antipasti spicca la tartare di barbabietola con miso, basilico e radicchio, un piatto che rivela subito una delle qualità dello chef: prendere un ingrediente semplice e farlo vibrare attraverso contrasti eleganti, tra dolcezza vegetale, profondità del miso, freschezza aromatica e lieve nota amaricante. Il carpaccio di ricciola con sedano rapa, frutti rossi, caviale e champagne porta invece la cucina verso una dimensione più marina e preziosa, dove la delicatezza del pesce incontra acidità, mineralità e una sottile idea di festa. Gli asparagi bianchi alla carbonara sono un esempio riuscito di rilettura italiana: un riferimento amatissimo, quasi identitario per chi arriva da Roma, trasformato in chiave vegetale e stagionale con intelligenza gastronomica. Più intenso e ricercato è il registro dell’animella di vitello con carciofi alle erbe e maionese al miso, piatto che guarda alla grande cucina, alla materia prima nobile, alle consistenze e alla profondità del gusto.

La pasta come memoria italiana e gesto contemporaneo
Nei primi piatti Tosca mostra una delle sue anime più riconoscibili. I plin di ricotta e pecorino con cipollotti, rucola e asparagi raccontano un’Italia fatta di pasta ripiena, formaggi, erbe, ortaggi di stagione e delicatezza. È una composizione che unisce comfort e raffinatezza, memoria e leggerezza. Il risotto al broccolo romanesco con taccole e tzatziki introduce una nota originale: il broccolo romanesco, così vicino alla cultura gastronomica del Centro Italia, viene inserito in un dialogo fresco e inatteso, dove la cremosità del riso incontra la parte vegetale e una suggestione mediterranea più ampia.
Le fettuccine al caviale, limone e bottarga rappresentano uno dei piatti più evocativi del menu. C’è l’Italia della pasta lunga, c’è il mare nella bottarga, c’è l’eleganza del caviale, c’è il limone a dare luce e tensione. È un piatto che sembra pensato proprio per Parigi: italiano nell’anima, internazionale nella costruzione, raffinato senza perdere immediatezza. I tubetti risottati con vongole, carciofi e aglio orsino portano invece verso una cucina più profondamente mediterranea, in cui mare, terra e profumo erbaceo si incontrano in una forma contemporanea. I ravioli di faraona con biete e salsa al caprino completano il quadro con un gusto più pieno, morbido, avvolgente, ideale per chi cerca un primo piatto dalla personalità decisa.


Secondi, dessert e quella dolce idea di primavera
Anche i secondi confermano la direzione della cucina di Tosca: stagionalità, tecnica e misura. Le verdure di primavera in diverse cotture con hummus e pesto di erbe offrono una proposta vegetale tutt’altro che marginale, pensata con dignità gastronomica piena. Il polpetto del Mediterraneo “alla pizzaiola” recupera un sapore popolare e familiare, portandolo però in un contesto più raffinato. La faraona con radicchio, cavolfiori, pesto di menta e maggiorana lavora sulla complessità aromatica, mentre la costina di vitello con piselli “come a casa” e croccante di saraceno richiama il senso più profondo della cucina italiana: la capacità di trasformare un ricordo domestico in un piatto elegante.

Nei dessert il racconto si fa più lieve e sorprendente. Mandorle, rabarbaro e sorbetto agli asparagi è una chiusura audace, primaverile, capace di giocare con dolcezza, acidità e una nota vegetale inattesa. La seadas sarda porta in tavola una delle grandi memorie dolci dell’Italia regionale, mentre mele, cannella e vaniglia richiamano un immaginario più intimo, caldo, quasi domestico. Il piatto di formaggi italiani consente invece di proseguire il viaggio attraverso sapori e territori, restando dentro una narrazione autenticamente italiana.
Un’esperienza da consigliare ai viaggiatori italiani
Per chi parte da Roma verso Parigi, Tosca è un indirizzo da segnare e non solo per la qualità della cucina, ma per ciò che rappresenta nel contesto del gemellaggio. È uno di quei luoghi in cui l’Italia non viene evocata in modo superficiale, ma interpretata con rigore, talento e sensibilità. La tradizione non è usata come decorazione, bensì come materia viva. La cucina mediterranea diventa linguaggio contemporaneo. La semplicità si trasforma in eleganza.
Il viaggiatore romano che si siede da Tosca può ritrovare frammenti di casa: la carbonara suggerita attraverso gli asparagi bianchi, il broccolo romanesco in un risotto originale, la pasta lavorata con attenzione, il mare mediterraneo, il pecorino, le erbe, i carciofi, la memoria dei sapori italiani. Allo stesso tempo, sente Parigi intorno a sé: nel servizio, nell’atmosfera, nella cura dello spazio, in quella naturale capacità francese di rendere speciale il momento della tavola.
Nel 2026 dei 70 anni di gemellaggio tra Roma e Parigi, Tosca diventa così una tappa simbolica e concreta. Simbolica perché racconta l’incontro tra due culture del gusto tra le più amate al mondo. Concreta perché offre ai viaggiatori un’esperienza reale, piacevole, raffinata, facile da inserire in un soggiorno nella Ville Lumière. Dopo una mostra, una passeggiata sugli Champs-Élysées, un incontro di lavoro, una visita a un museo o una giornata nel cuore della città, cenare da Tosca significa concedersi un momento di armonia italiana dentro l’eleganza francese.
Roma e Parigi sono sorelle anche per questo: perché sanno che la bellezza non vive soltanto nei monumenti, ma nei gesti, nei sapori, nell’ospitalità, nella capacità di fare di una sera qualunque un ricordo. Tosca, con Paolo Ambrogio e la sua brigata, racconta proprio questa idea: una cucina semplice solo in apparenza, costruita con maestria, pensata per chi ama l’Italia e vuole ritrovarla a Parigi nella sua forma più luminosa.