09 Maggio 2021

Pubblicato il

Roma, dodici indagati dalla Finanza per Palazzo Raggi e le Torri dell’Eur

di Redazione

Le ipotesi di reato sono ipotesi di corruzione, abuso d’ufficio e per traffico di influenze illecite

La Procura della Repubblica di Roma ha chiuso le indagini riguardanti il progetto di ripristino di Palazzo Raggi di via del Corso e del complesso immobiliare delle Torri di Ligini all’Eur, notificando nei confronti di dodici soggetti la conclusione delle indagini per ipotesi di corruzione, abuso d’ufficio e per traffico di influenze illecite. Le indagini, come fanno sapere le Fiamme Gialle, "si sono concentrate su presunti indebiti accordi, intercorsi tra politici, dirigenti e funzionari del Comune di Roma ed imprenditori", "pervenendo così a soluzioni condivise attraverso un iter amministrativo più confacente all’ottenimento di un risultato favorevole, a fronte di denaro o altre utilità, quali agevolazioni nell’acquisto di appartamenti, l’abbattimento di mutui, il pagamento di spese notarili e/o anche l’ottenimento di particolari incarichi professionali".

"Con riferimento alla vicenda relativa al restauro di Palazzo Raggi – scrive in una nota la Guardia di Finanza -, un noto costruttore romano, proprietario dello stesso tramite una sua società – sottolinea la guardia di finanza in una nota – avrebbe direttamente e costantemente, anche con l’ausilio dei collaboratori più fidati, tenuto i contatti con il capo pro-tempore del Dipartimento programmazione e attuazione urbanistica (Pau) del comune di Roma e con alcuni funzionari del medesimo Dipartimento, al fine di scongiurare l’annullamento del piano di recupero dello storico palazzo romano".

"Nel caso relativo alla pratica edilizia delle Torri dell’Eur – rendono noto le Fiamme Gialle -, l’allora assessore alla Riqualificazione Urbana del Comune di Roma avrebbe fatto approvare il progetto come avente natura di restauro e/o risanamento conservativo (che non prevede alcun tipo di onere al Comune) anziché di ristrutturazione edilizia (che prevede invece il pagamento di oneri concessori e del contributo straordinario per la valorizzazione immobiliare, per oltre 20 milioni di euro) – prosegue la guardia di finanza – in modo tale da concedere, sfruttando anche le relazioni esistenti con alcuni funzionari del suo assessorato e di altri uffici pubblici, il permesso di costruire in maniera difforme dalle previsioni con notevole risparmio di spesa".

 

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