Prima pagina » Cronaca » Roma, disabili “a piedi” senza pulmini: nel II Municipio famiglie in allarme e corse che saltano

Roma, disabili “a piedi” senza pulmini: nel II Municipio famiglie in allarme e corse che saltano

Nel II Municipio di Roma stop ai pulmini per disabili: taxi introvabili e mezzi non accessibili. Famiglie protestano, il Campidoglio promette correttivi

Disabile, disabilità, pexels, shvets production

Disabile, pexels, shvets production

Alle sette del mattino il telefono squilla a vuoto più volte. Serve un’auto, serve subito, perché c’è una terapia, un corso, un allenamento che scandisce la settimana e dà un senso alla giornata. Da inizio gennaio, per molte famiglie di Roma, soprattutto nel II Municipio, il cambio del servizio di mobilità per persone con disabilità non è una novità amministrativa: è una corsa a ostacoli. L’opzione del trasporto collettivo con pulmini, quella che garantiva percorsi programmati e volti conosciuti, nel 2026 è stata eliminata con una determinazione dirigenziale. Restano modalità individuali o autogestite, ma sul campo non sempre reggono.

Roma, disabili “a piedi” senza pulmini: perché il collettivo era indispensabile

Chi vive accanto a una persona con disabilità intellettiva lo ripete da giorni: la routine non è un capriccio, è un appiglio. Cambiare mezzo, orari, autisti, modalità di salita e discesa significa spesso aumentare ansia e disorientamento. Alberto Belloni, presidente della Consulta per la disabilità del II Municipio e genitore caregiver, parla di circa 200 persone che prima salivano su quei pulmini e che oggi si ritrovano in un sistema più incerto. Sul pulmino tutto era già scritto: tragitti stabili, tempi prevedibili, autisti che conoscevano reazioni e bisogni, un modo di gestire le giornate senza continue sorprese.

Roma, disabili “a piedi” senza pulmini: taxi introvabili e attese infinite al mattino

Le segnalazioni delle famiglie hanno un filo comune: la mattina, proprio quando si concentrano terapie e attività, trovare un taxi diventa difficile. Qualcuno racconta chiamate ripetute, richieste accettate e poi rinviate, auto che arrivano dopo un’attesa lunga, ormai inutile. Altri descrivono un problema ancora più concreto: arriva un mezzo non adatto alla carrozzina, e la giornata si ferma lì, sul pianerottolo o davanti al portone. In più di un’occasione, dicono, l’appuntamento è saltato e la persona con disabilità è rimasta a casa. Non per scelta, ma perché il sistema non ha garantito una soluzione reale.

Roma, disabili “a piedi” senza pulmini: il rischio di rinunciare a terapie e sport

Per molti ragazzi e adulti con disabilità intellettiva, quell’uscita non è “solo” un tragitto. È il percorso che porta verso l’autonomia, verso relazioni, verso un’attività che fa bene al corpo e alla testa. Quando il trasporto non arriva, salta la terapia e salta anche la fiducia: “Se non so come ci arrivo, meglio non andare”. È questo il timore più forte, ripetuto da tanti genitori: che la precarietà del nuovo modello produca rinunce, che la casa torni a essere l’unico orizzonte, che si perda in poche settimane ciò che è stato costruito in anni.

Roma, disabili “a piedi” senza pulmini: la denuncia della CUB e la rabbia di chi non ha alternative

Sulla vicenda interviene Antonio Amoroso, segretario nazionale della CUB Trasporti, che definisce inaccettabile continuare a ridurre servizi essenziali proprio sulla disabilità. Il punto, spiega, è che qui non esistono “piani B” semplici: chi dipende dal trasporto per raggiungere luoghi di cura o inclusione sociale resta fuori quando il mezzo non arriva. E il peso finisce tutto sulle famiglie, spesso già stremate, costrette a riorganizzare lavoro e vita privata per tappare buchi lasciati da un servizio pubblico che dovrebbe garantire continuità.

Roma, disabili “a piedi” senza pulmini: cosa dice Zannola e perché il Campidoglio parla di riorganizzazione

A rispondere è Giovanni Zannola, presidente della Commissione Mobilità di Roma Capitale. La scelta, spiega, nasce da una valutazione di costi: il trasporto collettivo avrebbe avuto un costo simile a quello individuale che serve circa 1.500 persone, e per ampliare la platea sarebbe stato necessario modificare i servizi. Zannola aggiunge che i disservizi registrati sarebbero stati limitati, ma sottolinea che anche una sola corsa mancata, quando si parla di persone fragili, è comunque troppo.

Roma, disabili “a piedi” senza pulmini: “a breve tornano le cooperative” e parte l’osservatorio con famiglie e consulte

La promessa che oggi tiene appese molte famiglie a un filo è questa: “a breve” torneranno operative le cooperative che gestivano quel tipo di trasporto, aumentando disponibilità di mezzi e riducendo i casi di corse saltate. Non solo: è stato programmato un osservatorio con famiglie e consulte per discutere i cambiamenti e correggere ciò che non va. Per chi vive nel II Municipio, abituato a spostarsi ogni giorno verso centri, palestre, studi medici, la parola chiave è una sola: affidabilità. Non basta “avere un servizio”, serve poterci contare, senza lotterie quotidiane.

Roma, disabili “a piedi” senza pulmini: la città vista dal marciapiede e la richiesta di soluzioni immediate

Il tema, qui, non è astratto: è il marciapiede in cui aspetti un’auto che non arriva, è la telefonata che rimane senza risposta, è la persona che non comprende perché oggi non si va dove si va sempre. La richiesta delle famiglie è diretta: ripristinare rapidamente un livello di continuità simile a quello garantito dai pulmini, almeno finché la riorganizzazione non dimostrerà di funzionare davvero. E il II Municipio, che per primo ha alzato la voce, chiede che l’osservatorio non resti un annuncio, ma diventi un tavolo operativo, con numeri, tempi certi e correttivi immediati quando qualcosa si inceppa.