11 Aprile 2021

Pubblicato il

Roma, cronaca di un naufragio

di Redazione

E' l'alba del 31 gennaio scorso: temporali, frane, esondazioni e allagamenti svegliano Roma

Sono le primissime ore del 31 gennaio scorso: temporali, frane, esondazioni e allagamenti svegliano Roma – e gran parte d’Italia – nel caos più totale. Nella Capitale è tutto un pullulare di abitazioni, uffici, negozi e cantine completamente allagati, depositi e magazzini con attrezzature e materiali danneggiati irreparabilmente da una devastante bomba d’acqua, prodotti alimentari surgelati deteriorati per la mancanza di energia elettrica.
Da venerdì scorso, dunque, moltissime sono le imprese romane che, insieme ai privati cittadini, lamentano danni ingentissimi. Tra queste, spicca un’azienda storica di Roma: la SIAED S.p.A., operante nel settore bancario, assicurativo e della Pubblica Amministrazione dal 1977.

Verso le 5 della mattina, l’esondazione di un canale adiacente la sede della SIAED S.p.A., in via della Maglianella 65, provoca il completo allagamento del piano terra e dei locali garage della Società informatica, mettendo in serio pericolo alcuni addetti alle lavorazioni notturne. I dipendenti dell’azienda – che dal 2012 è anche sponsor di iniziative culturali, tese a valorizzare il patrimonio storico comunale – raccontano che, intorno alle 4, si era fatta loro evidente la presenza di acqua nei locali al piano terra dove stavano svolgendo la lavorazione.

“Alle 4.30 ho accompagnato un collega in garage – racconta Claudio Q. – e abbiamo notato che alcuni grossi tubi erano scoppiati e stavano perdendo acqua. Nel giro di mezz’ora la situazione è tragicamente peggiorata: l’acqua dei sanitari stava risalendo e così quella dei tombini fino a invadere completamente i nostri uffici”.

I colleghi di Claudio hanno iniziato a raccogliere e a trasferire i documenti al piano superiore, per cercare di mettere al sicuro quanto più materiale possibile.

“Sono uscito per cercare un posto più sicuro dove poter parcheggiare l’auto – continua Claudio – nel frattempo ho chiamato il mio collega Lucio, che era ancora in macchina, per dirgli di raggiungermi: la sua macchina, però, non voleva saperne di riaccendersi e l’acqua che lo aveva letteralmente travolto era già arrivata alle ginocchia. Mi ripeteva che non riusciva a uscire perché le portiere erano bloccate. Solo dopo diversi tentativi è riuscito a passare dal tettino forzandolo e ci siamo ricongiunti. Non sapevamo cosa fare. In mezz’ora il fango aveva invaso tutto. Allora abbiamo pensato di raggiungere un punto più alto che ci consentisse di rimanere sopra il livello dell’acqua; quindi siamo saliti sull’auto, abbiamo scavalcato il muro e raggiunto la corsia d’emergenza del Grande Raccordo Anulare. Eravamo salvi”.

Claudio si ferma un istante per raccogliere le idee e poi continua: “Anche Sante, un dipendente dell’azienda che gestisce le macchine erogatrici di bevande, che ci rifornisce ogni giorno, si è trovato in una situazione drammatica. Ancora più della nostra. A causa della pioggia quella mattina aveva parcheggiato in garage. Ma, al momento di recuperare la sua auto, è rimasto improvvisamente sommerso da oltre 2 metri d’acqua; le uscite di sicurezza erano bloccate e la saracinesca abbassata a causa dell’assenza di energia elettrica: l’acqua entrava ma non defluiva. Per fortuna Sante è riuscito a forzare una grata e a trovare, quindi, un piccolo spazio per continuare a respirare, seppure immersa per la gran parte del corpo. È rimasto così per quasi 4 ore, fino a quando una squadra dell’unità mobile di soccorso dei vigili del fuoco lo ha tratto in salvo”.

I danni subiti dalla SIAED sono davvero ingenti e riguardano, oltre la struttura e la strumentazione, particolari macchinari e scanner ad altissimo livello tecnologico, nonché molti documenti andati distrutti.
“E’ stata l’azienda, con il suo personale eccezionale (circa 250 persone), a proclamare e a gestire uno stato di emergenza – afferma il Presidente della SIAED Aldo Sciamanna – sabato e domenica scorsi i nostri colleghi si sono presentati presso gli uffici con i propri familiari per organizzare l’unità di crisi. Insieme siamo riusciti a coordinare tutte le attività, tra cui la continuità operativa, che ha contribuito al rapido ripristino delle mansioni ordinarie già da lunedì 3 febbraio. Ma l’emergenza non è finita. E le istituzioni non possono e non devono abbandonarci”.

Roma è in ginocchio ma le imprese tentano di risollevarsi, da sole, ancora una volta.

 
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