07 Marzo 2021

Pubblicato il

Ricordi della Befana. Sul LEM con Giuseppe, era come sulla luna

di Redazione

Erano i tempi della luna e il suo mistero, un viaggio coinvolgente verso una meta che un tempo sembrava appartenere alla fantascienza

Erano i tempi della luna e il suo mistero. Un viaggio coinvolgente verso una meta che in un passato non tanto remoto, sembrava appartenere solo alla fantascienza. Erano i tempi dei disegnini a scuola, nei quali, speso e volentieri, si raffiguravano astronavi ed esseri umani impegnati a scoprire nuovi mondi e nuove realtà. Erano i tempi della luna e il suo mistero. Ricordo nitidamente la sera del 20 luglio del 1969. Ero al mare con la famiglia e avverto ancora l'atmosfera febbrile che si respirava, l'emozione contagiosa che aveva coinvolto tutti, l'avvenimento eccezionale di cui saremmo stati testimoni: il primo allunaggio di un essere umano. L'Apollo 11,  Armstrong, Aldrin, Collins.  Mentre il Juke box suonava 'Il cielo' di Lucio Dalla, vedevo alcune persone con il binocolo, che tentavano di scorgere una sagoma, una presenza, un movimento impossibile. Erano i tempi della luna, il suo mistero, una sequenza di emozioni che ogni bambino, ancor più che un adulto, avrebbe continuato a vivere nel cuore del proprio mondo fantastico, nei suoi giochi. Arrivò Natale… Giuseppe desiderava ricevere il LEM (modulo lunare Apollo), perchè insieme avremmo giocato agli astronauti. Erano i tempi della luna e il suo mistero. ma questo magico lander della navicella spaziale, non l'avrebbe portato Babbo Natale, ma la Befana. Pensavamo che non potesse entrare sulla slitta ed eravamo convinti che sulla scopa stesse meglio. E venne il giorno dell'Epifania... Giuseppe mi chiamò, gridando dalle scale: "FABIO, FABIOOOOOOO, vieni giù"! Erano le sette del mattino; quell'urlo aveva allarmato tutti gli inquilini. Vidi pigiami e vestaglie fare timidamente capolino dall'uscio dagli appartamenti, mentre io, fuori di me dalla gioia, praticamente ruzzolando, in un battibaleno ero già dal mio migliore amico d'infanzia. Il LEM era bellissimo! Un modellino in miniatura, con le batterie e le luci colorate che si accendevano ad intermittenza, mentre il mezzo camminava su e giù, muovendosi a scatti. Erano le sette del mattino di un'Epifania indimenticabile. Io e Giuseppe, con lo sguardo ancora assonnato e i capelli arruffati, avevamo intrapreso il nostro viaggio, dentro i nostri pigiamini, a guisa di tute spaziali. Giuseppe era un bambino generoso e mi diceva sempre: "Quello che è mio è tuo"! Totalmente coinvolti dal nostro obiettivo di arrivare il più in alto possibile, eravamo finalmente a bordo del nostro LEM, promettendoci l'un l'altro, che non ne saremmo scesi mai. Erano i tempi della luna e il suo mistero.

 
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