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22 Maggio 2022

Pubblicato il

Quando c’erano i muratori romani, storia di un “maiolicaro”

di Marcello Catalano
I muratori romani stanno scomparendo e sembrano appartenere a tempi lontani: ma chi li ricorda conosce quei bei tempi andati...
Muratore in pausa

La natura mi ha dotato di buona capacità manuale che negli anni ho coltivato e sviluppato e che mi ha consentito, prima durante gli studi da ragazzo e poi nelle pause tra una tournée e l’altra, di integrare i miei guadagni di musicista con lavori di ristrutturazione di appartamenti.

Muratore in pausa

Il maestro, anche detto mastro

Fu il mio amico d’infanzia Mauro , detto “sor maè “ (a Roma è usato a mo’ di titolo per persone degne di rispetto e molto sagge per esperienza ed età) che mi prese con sé tra un cantiere e l’altro insegnandomi tutto quel che c’è da sapere in termini di posa di piastrelle, carta da parati, pittura, controsoffitti, cemento etc. E , grazie anche ai consigli di mio padre, molto più abile di me nel bricolage di ogni tipo, posso dire di essere diventato un notevole bricoleur, al punto da poter affermare di essere in grado, oggi, di costruire una casa dalle fondamenta al tetto.

Fortunatamente dall’età di trenta anni i miei impegni professionali come musicista iniziarono ad occupare quasi tutto l’anno ma nel privato, abitando in campagna, continuai ad utilizzare le mie capacità manuali per abbellire la casa nella quale abitavo, e continuo a farlo anche oggi. Per me progettare, costruire, ristrutturare, è divenuto una specie di hobby anti stress, una sorta di LEGO per adulti.

Il successo delle costruzioni Lego

Per chi non conoscesse il Lego, è un gioco la cui notorietà esplose negli anni 70-80. Si tratta di mattoncini colorati in plastica a incastro con i quali si può costruire qualsiasi cosa in miniatura. Commercializzato sin dal dopo guerra da un imprenditore danese, prende il nome da “leg godt “ che nella lingua dell’inventore significa “gioca bene”.

Come apprendista prima, poi col tempo e l’esperienza come direttore dei lavori edili, mi sono imbattuto in situazioni esilaranti, irresistibili, frutto di incontri con operai romani e non che, nella loro semplice ingenuità, brutale sincerità e grande esperienza , mi hanno regalato aneddoti indimenticabili.

Elogio sincero del maiolicaro e del muratore

Ho conosciuto muratori con la quinta elementare più umili ed abili nel trovare soluzioni di quanto lo fossero ingegneri spocchiosi e poco brillanti.

Come quando divenni abbastanza bravo da essere incaricato, dalla ditta per la quale lavoravo, di dirigere i lavori di ristrutturazione di un appartamento a Roma di un allora Ministro della Repubblica Italiana.

Nella squadra di operai alle mie dipendenze c’era uno stagnaro (idraulico in romanesco) ormai vicinissimo alla pensione. Panciuto, col capo lucido come una mattonella e dall’accento Trasteverino, ricordava fisicamente l’attore francese Bernard Blier, protagonista al fianco di Alberto Sordi e Nino Manfredi nel film “Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa“ . Nell’appartamento in ristrutturazione c’era un bagnetto di servizio, accanto all’ingresso, che era stato momentaneamente privato della porta. Avevo avvisato gli operai di non utilizzarlo perché quel giorno sarebbe venuto a far visita il Ministro in persona.

La mia indicazione fu presto dimenticata così che quando il Ministro arrivò e varcò la porta d’ingresso, voltandosi a destra si trovò di fronte ad una scena raccapricciante: seduto sul water, intendo a liberarsi dei frutti della propria digestione, c’era lo stagnaro! I due rimasero a guardarsi in silenzio per qualche istante, come Lee Van Cleef e Clint Eastwood nel duello finale del film “Il buono, il brutto, il cattivo“, finché l’idraulico ruppe il silenzio e con un sorriso meraviglioso, ancora seduto, tese la mano verso il Ministro il quale, con elegante diplomazia, restituì la cortesia mentre l’operaio sigillò quell’incontro surreale dicendo: “Piacere Dottò”! come sta?”.

Il maiolicaro, detto “il fenomeno”

In un altro cantiere c’era un maiolicaro (così si chiama il piastrellista a Roma).

Veniva da Ostia ed era soprannominato “ il fenomeno”. Dotato di un talento fuori dal comune, era un uomo taciturno, dal volto scavato alla Pasolini e dallo sguardo impenetrabile alla Charles Bronson. Arrivava la mattina all’alba, prima di tutti, per poter lavorare in solitudine accompagnato solo dal proprio fischio che intonava melodie antiche.

Un giorno il proprietario di casa venne col proprio architetto per constatare l’andamento dei lavori . Li accompagnai nella visita dell’appartamento. A un certo punto del tour ci trovammo nel bagno patronale. Il proprietario, noto personaggio dello spettacolo, si rivolse all’interior designer ( così si sarebbe fatto chiamare oggi ) per avere un parere in merito a quale parete scegliere per montare una finestra poiché il bagno ne era privo.

Si misero a discuterne mentre accanto a loro “il fenomeno” era intento ad incollare alcune mattonelle. L’architetto indicò una parete dove, secondo la propria esperienza, sarebbe stato meglio posizionare la finestra e il maiolicaro borbottò qualcosa. Il proprietario lo udì e gli chiese se fosse anch’egli della medesima opinione. “Il fenomeno “ si alzò e senza alcuna espressione sul volto e con voce cavernosa disse: “ A Dottò, se lei monta la finestra dove le ha detto l’architetto, quando si mette a pisciare (perdonate il termine ma così disse) i vicini la vedono. Meglio sull’altra parete “. Brutale e sincera saggezza che provocò il sorriso compiaciuto del proprietario e l’imbarazzo nell’architetto. La finestra fu poi montata dove aveva indicato “ il fenomeno”.

Nostalgia di un mondo andato

Sempre a Roma, in un altro cantiere, durante la pausa pranzo, i giovani aiutanti del capo elettricista erano intenti a mangiare quando uno di loro, divorando un enorme panino con la mortadella, si rivolse a un apprendista che si era unito alla squadra da pochi giorni e non parlava mai, chiedendogli di dove fosse. Il ragazzo disse poche parole incomprensibili con marcato accento dell’est europeo. Continuando a masticare con la stesso implacabile ritmo di una betoniera, gli rivolse un’altra domanda : “ Ma che sei n’arbanese? “ . Il taciturno dell’est fece un cenno con la testa confermando l’intuizione. Il divoratore di panini, con uno sguardo misto di compassione e disgusto, esclamò: ” La Narbania è proprio un brutto paese!”.

Oggi le manovalanze dei cantieri sono quasi esclusivamente dell’est. I muratori romani stanno scomparendo e sembrano appartenere a tempi lontani.

Quando ero bambino, a Roma, i manovali somigliavano, nei modi e nella parlata, ai personaggi dei film di Monicelli. Magari poco colti in termine di scolarizzazione, raramente abili nel padroneggiare la lingua italiana, ma con la parlata alla Aldo Fabrizi davano del voi alle signore anziane che dalle finestre dei palazzi romani offrivano loro, appollaiati sulle impalcature intenti a tinteggiarne le facciate , una tazzina di caffè condividendo quell’umanità che accorciava le distanze sociali, oggi spesso troppo lontane fra loro.

 

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