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Psicofarmaci per lo sballo tra adolescenti: uno su dieci li utilizza per il divertimento

Il Dr. Cucchi sulla tendenza degli adolescenti di usare psicofarmaci per lo sballo: “La nuova normalità facilita comportamenti non virtuosi”

Michele Cucchi

Michele Cucchi

Psicofarmaci, per lo sballo, utilizzati a scopo “ricreativo” tra i giovani. E’ in crescita un triste fenomeno sviluppatosi tra gli adolescenti, una dipendenza in costante crescita che coinvolgerebbe un minore su 10.

Una boccetta contenente psicofarmaci

L’allarme che giunge direttamente dal XXIV Congresso nazionale della Società Italiana di Neuro-Psico-Farmacologia, tenutosi a Milano e Venezia. Secondo psichiatri ed esperti, si rende quindi necessario l’avvio di avvio di campagne di sensibilizzazione sul fenomeno, al fine di illustrare e presentare i rischi derivanti da questa tendenza. 

Secondo gli esperti il fenomeno è in forte crescita, incentivato dalla facilità d’acquisto online, oltre che a una non più desueta reperibilità degli stessi farmaci.

Abbiamo intervistato il Dott. Michele Cucchi, psichiatra, psicoterapeuta e direttore delle Aree Mediche di Humanitas Medical Care per cercare di approfondire l’argomento.

Il Dr Michele Cucchi
Michele Cucchi, direttore delle Aree Mediche di Humanitas Medical Care

Dottor Cucchi, come spiega l’evolversi di questo fenomeno?

“E’ molto probabile che da un certo punto di vista la pandemia abbia avvicinato le persone al disagio emotivo. Se ne parla di più. E l’utilizzo di farmaci e psicofarmaci nello specifico è qualcosa che è diventato quotidiano nel vissuto di tanti. Fanno meno paura e sono per questo molto più frequentemente utilizzati e molto più diffusi. Avendo un effetto su alcune funzioni, che vanno dall’aumento delle facoltà cognitive come l’attenzione o a volte legati a fenomeni di benessere transitorio che mimano le sostanze d’abuso, per curiosità i giovani li provano, trovandoli a disposizione”.

E’ destinato a crescere, secondo lei?

“Difficile dire come si evolverà e se è destinato a crescere. Certo è che siamo all’interno di una società che come cultura dominante ha l’idea che l’integrazione verso un concetto di super benessere, di super performance, sia abbastanza sdoganata. Quindi, così come a volte ricorriamo a non farmaci, che ci sembrano più “leggeri” e ricorriamo a sostanze che integrano il nostro benessere, così esiste questo canale. Che, al momento, non vedo in riduzione, ma non so dire quanto sia in aumento”.

Discoteca

Quanto pensa possano aver inciso le dinamiche contemporanee, legate all’utilizzo dei social network, soprattutto nell’era post pandemica?

“Sicuramente la nuova normalità, fatta molto di digitale, di possibile accesso a informazioni o auto-documentazioni facilita la diffusione di comportamenti non sempre virtuosi. E quindi anche in questo caso specifico l’utilizzo di psicofarmaci può essere un fenomeno molto veicolato attraverso il passaparola. Che diventa un po’ spirito di emulazione, un po’ quotidianità”.

Cosa possono fare le famiglie per arginare questa tendenza?

“Possono parlarne. Perché alla base dell’utilizzo scriteriato di farmaci, che non vanno certamente temuti, ma usati con giusta modalità e finalità, c’è la necessità di avere una conoscenza. Sappiamo che oggi il problema paradossalmente è che in medicina per fare qualità, dobbiamo lavorare sull’aderenza terapeutica dei pazienti. Sulla loro fiducia nelle cure, e nella capacità di assumerle regolarmente. Questo passa spesso attraverso una buona educazione e informazione. Perché il paziente sia consapevole di quello che è il valore aggiunto di quel farmaco. Delle specificità che lo ricongiungono al suo bisogno. Ma anche, eventualmente, quali possono essere gli effetti indesiderati. Questo serve anche per combattere in maniera molto funzionale e proattiva, non coercitiva, l’uso di sostanze voluttuarie come la cannabis. Oltre all’uso sconsiderato e ludico degli psicofarmaci. Tanto spazio alla cultura e al dialogo. Grazie a questi, i ragazzi saranno in grado di scegliere con la loro testa la cosa migliore”.