20 Settembre 2021

Pubblicato il

Presicce: “Beni a Roma a rischio, servono 30 ml di euro”

di Redazione
"Inutile nasconderlo, la situazione è grave. Ci sono rischi di perdita del bene stesso. Dal 2014 la Sovrintendenza non ha più fondi per la manutenzione ordinaria"

Versa in una "situazione grave" il patrimonio culturale di Roma, tanto che nei casi di maggiore emergenza "ci sono rischi di perdita del bene stesso". Accade per esempio per le Mura Gianicolensi, ma anche per alcuni pezzi dello stesso Palazzo Senatorio, sede del Campidoglio, tra cui la Torre campanaria e il cornicione. Per fare rientrare tutte le priorità, definite dai tecnici di ''fascia uno'', "servirebbero 30 milioni di euro".

La conta dei beni culturali a rischio arriva direttamente dal sovrintendente di Roma Capitale, Claudio Parisi Presicce, intervenuto oggi in commissione Cultura. "E' inutile nasconderlo – ha detto Presicce ai consiglieri – la situazione è grave. Ci sono rischi di perdita del bene stesso". Dei tre gradi di priorità individuati dai tecnici della Sovrintendenza capitolina, "il primo è quello che racchiude vere e proprie emergenze, per affrontare le quali servono circa 30 milioni di euro.

Qualche esempio? Ce ne sono a decine, come le Mura Gianicolensi che sono recintate da decenni. Poi la Torre campanaria, a Palazzo Senatorio, ma anche il cornicione davanti, che ha già visto un crollo e che va impermeabilizzato". Ma non solo, perché "anche per alcune ville la situazione è drammatica. Tra queste – ha precisato Presicce – Villa Sciarra e anche Villa Pamphilj".

E poi ancora i monumenti di piazza di Porta Maggiore, che per Presicce "sono in una condizione di degrado assoluto", la Cisterna lungo via Cristoforo Colombo, alcuni monumenti del Colle Oppio e altre strutture sul Colle Celio. "Queste strutture- ha detto- hanno necessità di un finanziamento al più presto".

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Spesso, ha detto poi il sovrintendente intervistato dall'agenzia Dire a margine della commissione "sono opere poco note, ma sono testimonianze della storia di tutte le epoche che si sono stratificate nel tempo e che rappresentano la somma dell'identità culturale di questa città, e quindi di tutta la nazione. Anzi, direi che si tratta di un'identità condivisa da parte di molti Paesi europei e probabilmente dell'intero globo terrestre.

Sono spesso luoghi che in passato erano accessibili e che quindi fanno parte di quel nucleo di patrimonio indisponibile che possiamo rappresentare come una stanza chiusa nell'ambito della nostra casa. E, guarda caso, è proprio quella stanza dove conserviamo le derrate alimentari: ciò che serve per sostentare chi abita questa casa. Quindi – ha tenuto a dire il sovrintendente – il danno è duplice: una sottrazione al godimento e alla fruizione e una sottrazione di risorse per dare sostentamento a questa città".

La Sovrintendenza ha redatto delle schede per ogni singolo monumento, ognuna delle quali riporta l'ammontare dei fondi necessari. "Abbiamo individuato le priorità – ha spiegato Presicce – quelle che noi consideriamo di fascia uno e abbiamo condiviso con l'assessore Bergamo la necessità di trovare dei finanziamenti almeno per queste priorità.

Stiamo parlando di un totale di 30 milioni di euro. Abbiamo fatto un elenco di dieci opere e ci auguriamo che nel prossimo Bilancio di Roma Capitale ci sia almeno una parte dei fondi per questo patrimonio. Mi auguro ci siano i fondi almeno per due o tre opere".

"Non mi nascondo le difficoltà che ci sono in questo momento dal punto di vista della disponibilità delle risorse – ha detto ancora Presicce – e tuttavia insisto perché ci sia la massima attenzione. E' infatti dal recupero di questo patrimonio che può derivare quella capacità di assorbimento di nuove forze lavoro e produzione di reddito che consentirà a Roma di ripartire in tutti i suoi settori della vita sociale".

Ai membri della commissione Cultura, Presicce ha anche spiegato la situazione dei fondi di cui dispone la Sovrintendenza per la manutenzione ordinaria. Perché è proprio questa che è mancata ai monumenti più a rischio che adesso hanno bisogno di interventi straordinari per essere recuperati. "Purtroppo – ha spiegato – va detto che dal 2014 la Sovrintendenza non ha più fondi per la manutenzione ordinaria.

Quello che spendiamo sono introiti che derivano da concessioni e da diritti di immagine. Ma abbiamo a che fare con immense necessità accumulate nel tempo. Per molti anni – ha detto – gli appalti per la manutenzione ordinaria erano tre da tre milioni di euro ciascuno. Nel 2014, però, siamo scesi a una cifra irrisoria e sono state assegnate solo due somme da 700mila per il Centro e 500mila per il suburbio".

 
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