Papa Leone XIV, come sta dopo il tumore al polmone: chemioterapia, Angelus e i tempi del ritorno in Vaticano

Papa Leone XIV, ultime notizie sulla salute al 15 ottobre: recupero al Gemelli, possibile chemioterapia, Angelus di domenica e tempi di guarigione
Di Simone Fabi
Ingresso del Policlinico Gemelli

Papa Leone XIV sta recuperando dall’intervento al polmone destro, ma la strada verso la piena ripresa delle attività potrebbe richiedere diverse settimane. I bollettini medici sono incoraggianti: il Pontefice cammina, si alimenta regolarmente, respira senza che siano state segnalate complicazioni e ha già ripreso a lavorare dalla propria stanza del Policlinico Gemelli. Resta però una questione fondamentale, destinata a condizionare le decisioni dei medici e il calendario vaticano: l’adenocarcinoma polmonare asportato il 13 ottobre richiederà ulteriori cure oncologiche oppure l’intervento chirurgico sarà sufficiente?

È la domanda più importante, insieme a quella che riguarda il ritorno del Papa alla vita pubblica. Domenica 18 ottobre Leone XIV potrà recitare l’Angelus dal Gemelli? E che cosa accadrà durante la sua assenza, mentre la Chiesa continua ad affrontare gli impegni religiosi, diplomatici e amministrativi?

Le condizioni del Papa oggi: il nuovo bollettino medico del 15 ottobre

Il comunicato diffuso oggi dalla Sala Stampa della Santa Sede contiene diversi elementi positivi. Secondo il dottor Luigi Carbone e il professor Stefano Margaritora, responsabile dell’équipe chirurgica, gli esami di controllo sono nella norma e la radiografia toracica ha evidenziato una buona ripresa del polmone operato.

Leone XIV svolge autonomamente le normali attività quotidiane, prosegue la fisioterapia e ha potuto riprendere parte dei suoi impegni. Ha concelebrato la Messa in una sala appositamente predisposta al decimo piano del Gemelli e ha incontrato monsignor Paolo Rudelli, sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato.

Il decorso postoperatorio viene definito regolare. Non è un dettaglio secondario: appena due giorni dopo una lobectomia polmonare, la ripresa della mobilità, della respirazione e delle attività personali rappresenta un elemento favorevole nella valutazione del recupero immediato.

L’operazione e il tumore: perché è stato necessario asportare un lobo del polmone

Il 13 ottobre il Pontefice, 71 anni, è stato sottoposto a una lobectomia polmonare mediante chirurgia videoassistita. L’intervento, durato circa 90 minuti, ha comportato l’asportazione dell’intero lobo inferiore del polmone destro.

L’esame istologico eseguito durante l’operazione ha confermato la presenza di un adenocarcinoma, una delle forme più diffuse di tumore polmonare.

L’operazione si è conclusa senza complicazioni e l’asportazione è stata effettuata con intento radicale, cioè con l’obiettivo di rimuovere completamente la malattia individuata.

Sono elementi che consentiranno agli oncologi di attribuire uno stadio patologico alla malattia e valutare se la chirurgia abbia rappresentato un trattamento sufficiente.

Il fatto che il nodulo sia stato scoperto durante controlli recenti e descritto inizialmente come circoscritto costituisce un elemento incoraggiante. Ma la diagnosi precoce, da sola, non permette di stabilire lo stadio definitivo né di formulare una prognosi individuale.

Il Papa dovrà fare la chemioterapia? La risposta dipende dagli esami ancora in corso

È il punto sul quale bisogna mantenere la maggiore precisione. Al 15 ottobre 2026 non è stata annunciata alcuna decisione di sottoporre Leone XIV alla chemioterapia. Non è stato neppure comunicato che ulteriori trattamenti oncologici siano definitivamente esclusi.

La decisione dipenderà dall’esame anatomopatologico completo e dagli eventuali approfondimenti molecolari sul tessuto asportato.

In generale, per un carcinoma polmonare non a piccole cellule come l’adenocarcinoma, le possibilità cambiano in funzione dello stadio.

Quando un tumore viene rimosso completamente ed è classificato in uno stadio molto precoce, la sola chirurgia può essere sufficiente. In altri casi, specialmente quando emergono fattori di rischio o un interessamento linfonodale, gli oncologi possono proporre una chemioterapia adiuvante, cioè successiva all’intervento, per ridurre il rischio di recidiva.

Esistono inoltre terapie mirate a specifiche alterazioni genetiche e, per pazienti selezionati, trattamenti immunoterapici. La scelta dipende da caratteristiche precise della malattia, non semplicemente dalla diagnosi di adenocarcinoma.

Per Leone XIV, dunque, restano aperte diverse possibilità cliniche, ma non sarebbe corretto attribuirgli fin d’ora un programma terapeutico.

L’informazione decisiva non arriverà soltanto dalle prossime radiografie, destinate soprattutto a verificare la ripresa postoperatoria, ma dai risultati degli accertamenti oncologici.

Quanto resterà al Gemelli? Una settimana di ricovero, ma il recupero può richiedere molto di più

La previsione iniziale comunicata dal Vaticano è stata quella di una degenza di circa una settimana, con sospensione degli impegni pubblici almeno fino a martedì 20 ottobre.

Ma bisogna distinguere la dimissione dall’ospedale dal ritorno a una vita pienamente operativa.

Dopo un intervento di lobectomia, l’organismo deve adattarsi alla nuova condizione respiratoria. È necessario recuperare forza, capacità di sostenere gli sforzi e una buona funzionalità polmonare, oltre a completare la guarigione dei tessuti.

Secondo le indicazioni generali della Cleveland Clinic, il recupero da una lobectomia richiede almeno un mese, anche se le tecniche meno invasive possono consentire una ripresa più rapida. Altre strutture specialistiche descrivono un ritorno progressivo alle attività nell’arco di diverse settimane.

Per questo un recupero completo nell’arco di quattro-sei settimane è un riferimento generale plausibile, non una previsione medica ufficiale per il Pontefice.

Leone XIV potrebbe essere dimesso e riprendere incontri riservati o attività amministrative molto prima di essere pronto ad affrontare lunghe celebrazioni, spostamenti internazionali e giornate particolarmente impegnative.

Anzi, il fatto che abbia già ricominciato a lavorare dal Gemelli dimostra che il ritorno all’attività può essere graduale, senza dover attendere la conclusione dell’intera convalescenza.

Angelus di domenica 18 ottobre: possibile dal Gemelli, ma la decisione non è ancora presa

Sull’appuntamento più atteso dai fedeli è arrivata, nel tardo pomeriggio di giovedì 15 ottobre, una dichiarazione importante del cardinale Pietro Parolin.

Il Segretario di Stato vaticano, interpellato dai giornalisti, ha spiegato che la possibilità di vedere o ascoltare il Papa durante l’Angelus dipenderà dall’andamento della convalescenza.

Secondo Parolin, se il Pontefice starà meglio entro la fine della settimana, potrebbe recitare la preghiera domenicale proprio dal Policlinico Gemelli.

Il cardinale ha espresso anche la propria preoccupazione per la malattia del Papa, accompagnandola alla fiducia nei medici e nei bollettini diffusi in questi giorni.

Dunque l’Angelus dal Gemelli è una possibilità concreta, ma non ancora una decisione ufficiale.

Non è stato precisato se Leone XIV possa eventualmente affacciarsi a una finestra dell’ospedale, parlare attraverso un collegamento audio o video oppure affidare un messaggio scritto alla Sala Stampa vaticana.

Quest’ultima rappresenterebbe una soluzione meno impegnativa sul piano fisico. Qualunque modalità dovrà comunque essere compatibile con le indicazioni dell’équipe medica.

Domenica 18 ottobre sarà quindi un appuntamento particolarmente significativo. Non perché un’apparizione pubblica possa certificare l’avvenuta guarigione, ma perché consentirebbe ai fedeli di ritrovare la voce e la presenza del Pontefice dopo l’intervento.

Chi guiderà la Chiesa e la diocesi di Roma durante l’assenza del Papa?

L’assenza fisica di Leone XIV dalle celebrazioni e dagli incontri pubblici non determina alcun cambiamento nell’autorità del Pontefice.

Il Papa rimane pienamente titolare delle proprie funzioni. Non esiste una successione temporanea automatica in seguito a un ricovero ospedaliero e non si apre alcuna sede vacante.

Il diritto canonico prevede che il Pontefice sia assistito nell’esercizio del proprio ministero dai cardinali, dai vescovi e dalle istituzioni della Curia romana. Il governo ordinario continua quindi attraverso le strutture competenti e le responsabilità già delegate.

Un ruolo importante spetta al cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, per il coordinamento delle attività della Santa Sede e dei rapporti diplomatici.

Per Roma, invece, il riferimento è il cardinale Baldassare Reina, vicario generale del Papa per la diocesi romana. Sarà il Vicariato a continuare a seguire l’attività pastorale e amministrativa della diocesi, senza che questo comporti alcuna sostituzione del Pontefice nel suo ruolo di vescovo di Roma.

Reina ha già guidato il Rosario nella cappella San Giovanni Paolo II del Gemelli, il 13 ottobre, coinvolgendo spiritualmente anche le parrocchie della Capitale.

Le celebrazioni potranno essere affidate ad altri cardinali. È già accaduto mercoledì 14 ottobre, quando la Messa prevista a conclusione dell’incontro internazionale dedicato ai dieci anni di Amoris laetitia è stata affidata al cardinale Luis Antonio Tagle.

Leone XIV ha inoltre fatto pervenire un messaggio ai partecipanti all’incontro. Un segnale della volontà di mantenere un rapporto diretto con la vita della Chiesa anche durante il ricovero.

Il viaggio in Sud America di novembre è davvero possibile?

Un altro interrogativo riguarda il viaggio apostolico programmato dal 6 al 17 novembre in Uruguay, Argentina e Perù.

Si tratta di dodici giorni particolarmente intensi, con incontri istituzionali, celebrazioni, trasferimenti aerei e tappe in numerose città. Al momento il programma non è stato ufficialmente cancellato, ma la sua effettiva realizzazione dipenderà dalle condizioni del Pontefice e dalle successive valutazioni mediche.

La distanza temporale dall’intervento è piuttosto breve: il viaggio dovrebbe cominciare poco più di tre settimane dopo l’operazione.

Una missione internazionale di questa durata comporta impegni assai differenti rispetto al lavoro da una stanza d’ospedale o alla partecipazione a una breve celebrazione. Un eventuale trattamento oncologico aggiuntivo potrebbe inoltre incidere sulla programmazione.

Il Gemelli e il rapporto speciale con i Papi

Il ricovero di Leone XIV riporta l’attenzione sul Policlinico universitario Agostino Gemelli, da decenni legato alla storia sanitaria dei Pontefici.

Giovanni Paolo II vi fu ricoverato dopo l’attentato del 13 maggio 1981 e vi tornò ripetutamente negli anni successivi. Anche Papa Francesco affrontò al Gemelli interventi, ricoveri e periodi di cure.

L’attenzione dei medici resta rivolta ai dati clinici, mentre quella dei fedeli si concentra sui prossimi appuntamenti, a cominciare dalla preghiera domenicale.

Le prossime settimane saranno decisive, senza anticipare diagnosi o prognosi

Le notizie diffuse fino alla sera del 15 ottobre consentono di affermare che il Papa sta affrontando positivamente la prima fase del recupero dopo un intervento chirurgico importante.

Non consentono ancora di stabilire se saranno necessarie altre cure, quando potrà sostenere nuovamente tutti gli impegni pubblici e quali modifiche subirà il calendario delle prossime settimane. L’aspetto più delicato riguarda proprio la necessità di rispettare i tempi della guarigione.

La buona risposta dell’organismo, documentata dai controlli medici, è certamente incoraggiante. Ma accelerare la ripresa delle attività non è necessariamente sinonimo di un recupero migliore.

Per un Pontefice abituato agli incontri quotidiani, ai viaggi e alle celebrazioni con migliaia di persone, la convalescenza rappresenta anche una necessaria riorganizzazione delle responsabilità.

Leone XIV ha già dimostrato di voler continuare a lavorare, pregare e mantenere il contatto con i suoi collaboratori. La prudenza medica dovrà però accompagnare ogni nuova decisione.

Le due notizie più attese sono adesso l’esito definitivo degli esami oncologici e la decisione sull’Angelus del 18 ottobre. Dalla prima dipenderà il percorso delle eventuali ulteriori terapie; dalla seconda potrebbe arrivare un primo segnale pubblico del progressivo ritorno del Pontefice.

 
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