Una rivelazione che aggiunge un elemento inquietante alla vicenda della minicar nera di Monteverde. Le famiglie dei due minorenni accusati delle aggressioni avevano già tentato di separarli sei mesi fa, dopo un episodio di furto commesso insieme. Sapevano che la loro frequentazione poteva favorire comportamenti pericolosi e avevano deciso di intervenire.
A raccontarlo è il fratello maggiore del sedicenne che viaggiava sul sedile del passeggero, intervistato da la Repubblica. Le sue parole sono nette: «Li avevamo divisi sei mesi fa. Insieme sono esplosivi».
Una testimonianza che cambia la prospettiva sulla storia dei due adolescenti coinvolti nelle sei aggressioni compiute a Roma il 4 e 5 ottobre. Non si trattava, secondo quanto emerge dal racconto familiare, di un’amicizia sulla quale non fossero mai sorti dubbi.
Il precedente furto e l’accordo per tenerli lontani
Sei mesi prima delle violenze di Monteverde, i due ragazzi erano già finiti al centro delle preoccupazioni dei rispettivi familiari. Avevano commesso insieme un piccolo furto e, dopo quell’episodio, le famiglie avevano concordato di interrompere la loro frequentazione.
Un tentativo evidentemente non riuscito. Il fratello maggiore del sedicenne non cerca di attribuire tutte le responsabilità all’altro adolescente. Al contrario, sottolinea che entrambi devono rispondere delle proprie azioni, senza distinguere chi fosse al volante da chi sedeva accanto.
«La colpa è al 50% con chi guidava», afferma nell’intervista pubblicata da la Repubblica.
Le sue dichiarazioni pongono una questione difficile: quanto può incidere il controllo familiare quando due adolescenti decidono di continuare a frequentarsi nonostante i divieti?
Due ragazzi, sei aggressioni e una notte di violenza
I protagonisti della vicenda hanno 16 e 17 anni. Nelle serate del 4 e 5 ottobre, a bordo di una minicar nera, avrebbero preso di mira sei persone nelle strade di Monteverde e Testaccio, colpendole mentre camminavano o si spostavano in bicicletta e monopattino.
La conseguenza più grave riguarda l’attore Davide Iacopini, aggredito mentre percorreva via Anton Giulio Barrili sul suo monopattino. Dopo essere stato colpito, è caduto violentemente sull’asfalto, riportando un gravissimo trauma cranico.
Identificati dai Carabinieri e dalla Polizia Locale, i due adolescenti hanno ammesso il proprio coinvolgimento. Davanti agli investigatori avrebbero ricondotto le aggressioni al divertimento e alla noia.
Una spiegazione che rende ancora più difficile comprendere come si possa arrivare a mettere in pericolo la vita di uno sconosciuto senza apparenti motivazioni.
La madre del sedicenne: «Mio figlio pagherà, ma non è un mostro»
Anche la madre del ragazzo che occupava il sedile del passeggero ha deciso di parlare pubblicamente.
La donna ha manifestato il proprio dolore per quanto accaduto, chiedendo scusa alla famiglia di Iacopini e riconoscendo che il figlio dovrà affrontare le conseguenze delle proprie azioni.
Ha inoltre raccontato di averlo visto piangere e di aver compreso soltanto successivamente che fosse coinvolto nelle aggressioni.
Le parole della madre e quelle del fratello descrivono una famiglia che oggi deve confrontarsi con una responsabilità gravissima, ma che in passato aveva già cercato di intervenire sulla frequentazione dei due giovani.
Come sta Davide Iacopini: l’ultimo bollettino del San Camillo
Mentre emergono nuovi particolari sul passato dei ragazzi, resta alta la preoccupazione per le condizioni dell’attore.
Secondo l’aggiornamento diffuso il 15 ottobre dall’ospedale San Camillo-Forlanini, Iacopini è stabile nella gravità e il decorso clinico procede senza complicazioni.
L’attore rimane in terapia intensiva, con supporto intensivo ancora completo. Dopo i due interventi neurochirurgici, i progressi dovranno essere valutati nelle prossime settimane. La prognosi resta riservata.
L’inchiesta passa alla Procura dei minorenni
I due adolescenti risultano denunciati a piede libero per tentato omicidio e lesioni. Gli atti dell’indagine sono destinati alla Procura per i minorenni, competente a valutare le successive iniziative giudiziarie, comprese eventuali misure cautelari.
Il racconto del fratello maggiore aggiunge un particolare importante alla ricostruzione della vicenda: le famiglie conoscevano già un precedente problematico e avevano provato a impedire che i due continuassero a frequentarsi.
Resta da comprendere come quel rapporto sia proseguito e quali circostanze abbiano portato alle aggressioni.