Prima delle aggressioni, della minicar nera e di quella terribile notte che ha ridotto in fin di vita l’attore Davide Iacopini, c’erano già comportamenti preoccupanti. A raccontarli è don Maurizio Spreafico, parroco di Santa Maria Liberatrice, a Testaccio, che conosce i due minorenni di 16 e 17 anni coinvolti nelle violenze avvenute a Roma il 4 e 5 ottobre.
Le sue parole, raccolte da la Repubblica, aggiungono un elemento inquietante a una vicenda che ha sconvolto Monteverde: «Bestemmiavano in chiesa, poi gli spinelli. Li ho allontanati».
Un racconto che apre nuovi interrogativi sul percorso dei due adolescenti, sui loro comportamenti e sulla difficoltà degli adulti di intervenire prima che la trasgressione diventi violenza.
Il parroco conosceva i ragazzi: i problemi in chiesa e la decisione di allontanarli
Don Maurizio conosceva i due giovani ben prima che i loro volti finissero al centro delle indagini. Nella parrocchia di Santa Maria Liberatrice, punto di riferimento educativo e religioso del quartiere Testaccio, i comportamenti dei ragazzi avevano destato preoccupazione.
Le bestemmie in chiesa, il riferimento agli spinelli e infine la decisione di allontanarli descrivono un rapporto diventato problematico.
Non significa che quegli episodi potessero far prevedere aggressioni tanto gravi. Tuttavia, la testimonianza del sacerdote pone una domanda: quando un adolescente manifesta comportamenti sempre più provocatori, quali strumenti hanno la famiglia, la scuola e gli educatori per intervenire?
«La mamma del più grande era in difficoltà»: il padre è un carabiniere
Un altro passaggio delle dichiarazioni del sacerdote riguarda la famiglia del diciassettenne, il più grande dei due, che era alla guida della minicar.
«La mamma del più grande era in difficoltà perché è la moglie di un carabiniere», ha raccontato don Maurizio a la Repubblica.
Una frase che lascia intravedere il disagio familiare e il peso di una situazione particolarmente delicata, anche per il lavoro del padre, appartenente all’Arma dei Carabinieri.
La professione del genitore, naturalmente, non attribuisce alla famiglia alcuna responsabilità per quanto accaduto. Ma rende ancora più doloroso il contrasto fra il ruolo di chi quotidianamente opera per far rispettare la legge e la gravità delle accuse rivolte al figlio.
Sei aggressioni per divertimento: la confessione dei due minorenni
Le indagini dei Carabinieri e della Polizia Locale hanno ricostruito sei aggressioni avvenute fra Monteverde e Testaccio nelle serate del 4 e 5 ottobre.
I due ragazzi, identificati grazie alle telecamere di sorveglianza e alle caratteristiche della minicar nera, avrebbero ammesso le proprie responsabilità.
«Quella notte ci siamo divertiti così» è la frase che, secondo quanto emerso dagli interrogatori, avrebbero pronunciato per spiegare le loro azioni.
I due sono stati denunciati a piede libero per tentato omicidio e lesioni. Il fascicolo è passato all’attenzione della Procura per i minorenni, chiamata a valutare le responsabilità individuali e gli eventuali provvedimenti.
Davide Iacopini ancora in terapia intensiva: il prezzo di una violenza senza motivo
La conseguenza più drammatica di quelle aggressioni riguarda Davide Iacopini, l’attore di 42 anni colpito mentre percorreva via Anton Giulio Barrili a bordo di un monopattino.
Caduto violentemente sull’asfalto, ha riportato un grave trauma cranico che ha reso necessari due interventi neurochirurgici all’ospedale San Camillo.
Secondo gli ultimi aggiornamenti disponibili, l’attore resta ricoverato in terapia intensiva, con prognosi riservata.
Dietro quella che i due adolescenti avrebbero descritto come una forma di divertimento c’è dunque un uomo che lotta per recuperare la propria salute, una famiglia che vive ore di angoscia e una serie di persone aggredite senza alcuna ragione apparente.
La domanda che Monteverde continua a porsi: si poteva intervenire prima?
Le dichiarazioni di don Maurizio arrivano mentre emergono altri particolari sulla vita dei due minorenni. La madre del sedicenne ha chiesto scusa alla famiglia di Iacopini, riconoscendo che il figlio dovrà affrontare le conseguenze delle proprie azioni.
La testimonianza del sacerdote e quella della madre restituiscono prospettive diverse della stessa vicenda: da una parte un educatore che racconta comportamenti difficili da gestire, dall’altra una famiglia che cerca di comprendere come sia stato possibile arrivare a una violenza simile.
Resta una questione che riguarda ben più di due ragazzi e di una minicar: come riconoscere il disagio giovanile, come affrontarlo e come impedire che comportamenti aggressivi arrivino a compromettere irrimediabilmente la vita degli altri.