Ostia torna a chiedere spazio nella grande discussione su Roma Capitale. A riaccendere il tema è il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, che dal litorale ha rilanciato l’ipotesi di un percorso autonomo per il territorio: una “lidexit” capace di riportare al centro sanità, servizi, distanza dal Campidoglio e futuro amministrativo del Municipio X.
Ostia Comune, la frase di Rocca che riapre il caso nella Capitale
La scena è Casal Bernocchi, dove l’inaugurazione della Casa della Comunità diventa il luogo politico di una dichiarazione destinata a far discutere Roma. Rocca parte dalla sanità, cita l’ospedale Grassi, parla di un presidio che non riesce a coprire tutte le esigenze di un bacino enorme e richiama un dato che pesa nella vita quotidiana del litorale: oltre 200mila persone sono costrette a spostarsi verso Roma per molte prestazioni.
Da qui arriva la domanda rivolta agli abitanti di Ostia: vale ancora la pena dire “sono di Roma” se il prezzo da pagare è una distanza così marcata dai servizi essenziali? Il presidente della Regione non usa mezze misure e invita il territorio a riflettere. Il messaggio è diretto, soprattutto perché arriva da un governatore che quel litorale lo conosce da vicino. Rocca è cresciuto a Ostia Levante, nella zona di piazza Bettica, e proprio lì ha iniziato il suo percorso politico giovanile prima di costruire una carriera nazionale e istituzionale.
Per Roma, la questione è tutt’altro che secondaria. Ostia non è un quartiere come gli altri. È mare, porto turistico, pineta, archeologia, stabilimenti, edilizia popolare, ville, grandi arterie stradali, stazioni, fragilità sociali e potenzialità economiche. È una città dentro la città, con problemi che spesso sembrano troppo lontani dal centro e troppo grandi per essere gestiti come semplici pratiche municipali.
Sanità e servizi sul litorale: perché la distanza da Roma diventa politica
L’uscita di Rocca colpisce perché lega l’autonomia a un tema concreto: curarsi. Il Grassi è l’ospedale del litorale, il riferimento più immediato per Ostia e per molte zone del Municipio X. La percezione di tanti residenti, però, è quella di una struttura fondamentale ma insufficiente per tutte le necessità di un territorio popoloso, anziano in alcune aree, giovane e in crescita in altre, con quartieri collegati in modo non sempre agevole al resto della Capitale.
Quando una visita, un esame o un percorso specialistico obbligano a raggiungere altri presidi romani, la distanza smette di essere geografica e diventa amministrativa. Chi vive a Ostia conosce bene il tempo perso nel traffico, la dipendenza dalla Roma-Lido, i collegamenti da migliorare, la sensazione di dover attraversare un pezzo di città enorme per ottenere servizi che in una realtà di quelle dimensioni sembrerebbero naturali.
La Casa della Comunità di Casal Bernocchi rappresenta un tassello importante dell’assistenza territoriale, ma Rocca ha scelto di allargare il discorso. Il suo ragionamento mette insieme sanità, identità e governo locale. Se un territorio ha numeri da città, chiede risposte da città. Se dipende da un’amministrazione vasta come Roma Capitale, rischia di restare ai margini delle priorità. È questo il cuore politico della proposta.
Il Campidoglio respinge l’idea: Ostia va rilanciata dentro Roma
La replica del Campidoglio arriva con una posizione netta. L’assessore al Patrimonio Tobia Zevi riconosce che Roma si è dimenticata troppo a lungo del suo litorale e che da questa distanza sono nate scelte sbagliate e occasioni perdute. La soluzione indicata dal governo cittadino, però, non è la separazione. Per il Campidoglio la strada passa da più investimenti, più interventi e una presenza più forte dell’amministrazione capitolina su Ostia.
La frase chiave è un avvertimento politico: pensare di risolvere tutto da soli è un’illusione. In altre parole, il Campidoglio prova a spostare il terreno del confronto. Non nega i problemi, non minimizza il ritardo accumulato, ma contesta l’idea che un nuovo Comune sia automaticamente più efficiente, più ricco o più capace di affrontare questioni complesse come patrimonio pubblico, legalità, infrastrutture, concessioni, verde, mobilità e servizi sociali.
Per RomaIt, il tema riguarda direttamente il modello di Capitale che si vuole costruire. Roma può continuare a essere una metropoli con territori molto diversi sotto lo stesso cappello amministrativo? Oppure deve riconoscere forme più robuste di autogoverno alle sue aree più lontane? Ostia è il caso più evidente, perché unisce popolazione, distanza, identità e mare. Ogni scelta sul litorale produce effetti sull’intera città.
Municipio X, partiti e vecchi referendum: la battaglia non parte da zero
Nel Municipio X la proposta trova attenzione immediata. Il presidente Mario Falconi ha sottolineato davanti a Rocca una particolarità che gli abitanti rivendicano spesso: Ostia e il suo territorio sono completamente fuori dal Grande Raccordo Anulare. Una condizione unica dentro Roma, che alimenta da anni la sensazione di essere dentro la Capitale sulla carta e molto più lontani nella gestione quotidiana.
Andrea Bozzi, capogruppo di Azione al Municipio X, ha accolto positivamente le parole di Rocca, ricordando però un nodo politico essenziale: l’autonomia non si realizza con una dichiarazione. Servono atti, sostegno dei partiti, passaggi regionali, un fronte in grado di sostenere una proposta di legge e di reggere l’urto di una discussione complicata. Negli ultimi anni il tema è tornato più volte: iniziative popolari, comitati, proposte legislative, campagne territoriali. Nessuna, finora, è riuscita a trasformarsi nel distacco da Roma.
I precedenti pesano. I referendum del 1989 e del 1999 non portarono alla nascita del Comune autonomo di Ostia. Eppure il dibattito non si è mai spento. È rimasto sottotraccia, pronto a riemergere ogni volta che il litorale si sente trascurato. La differenza, oggi, è il ruolo del presidente della Regione. Rocca può dare alla discussione una dimensione istituzionale più alta, anche se il percorso resta complesso e politicamente incerto.
Per Roma la “lidexit” è una domanda sul futuro della città
La possibile autonomia di Ostia non riguarda soltanto Ostia. Riguarda Roma, il modo in cui governa i suoi confini e la capacità di trattare il mare come una parte viva della Capitale, non come una periferia stagionale da ricordare solo in estate. Il litorale romano può essere turismo, lavoro, cultura, ambiente, sport, archeologia, impresa. Può diventare uno dei motori della città. Per farlo, però, ha bisogno di decisioni rapide, manutenzione costante, servizi efficienti e una visione riconoscibile.
È proprio qui che le due posizioni si dividono. Rocca suggerisce una riflessione radicale: se Roma non riesce a dare al litorale ciò che serve, allora Ostia deve valutare un’altra strada. Il Campidoglio risponde che separarsi non basta e che la vera partita è recuperare il tempo perduto dentro Roma Capitale. Nel mezzo ci sono i cittadini, che giudicano sulla base di trasporti, sanità, decoro, sicurezza, scuola, lavoro, spiagge e opportunità.
La “lidexit” non è più soltanto una parola da dibattito locale. È diventata un tema politico metropolitano. Rocca l’ha rimessa sul tavolo in un momento in cui la Regione guarda già ai prossimi anni e Roma tenta di rafforzare la sua presenza nei territori più distanti dal centro. Il futuro di Ostia resta aperto, ma una certezza c’è: da oggi il Campidoglio dovrà rispondere non solo con promesse, ma con fatti visibili sul litorale.