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28 Novembre 2021

Pubblicato il

Olimpiadi 2024 a Roma, che fare?

di Redazione
Una riflessione, ecco cosa serve

Una riflessione, ecco cosa serve. Una ponderata e necessariamente lunga riflessione ci occorre per capire se questa città e questo Paese siano in grado di gestire, entro una tempistica che potrebbe essere definita di media durata, un evento così importante (e così costoso) come le Olimpiadi qui nella nostra Capitale.

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D'accordo, il momento per parlare di appalti, finanziamenti e costruzioni non è quello giusto, viste le attuali tristi condizioni della nostra città, ostaggio di mafia e corruzione politica. Ma da qui a dieci anni sarà la stessa cosa? Difficile a dirsi; ciò che invece per adesso si può dire è che, da un punto di vista politico, parlare di Olimpiadi a Roma oggi, in questo caos, non è stata certo una mossa saggia. Non siamo a mente sgombra; siamo a caldo di uno scandalo politico che si ricorderà per anni; siamo consci che oggi come oggi far circolare denaro nella Capitale significa filtrarlo attraverso il malaffare. E questa nostra condizione certo non ci aiuta nello sviluppo di una riflessione oggettiva.

Mettere su un evento come quello delle Olimpiadi è costoso, molto costoso. Basti pensare che le spese che la Grecia sostenne nel 2004 sono passate alla storia come "l'inizio del default", avendo gravato enormemente sull'erario pubblico. E da noi, malaffare o meno, i costi, per una strana legge peninsulare della fisica, aumentano sempre e comunque rispetto ai progetti iniziali. Se poi, come quasi sempre accade, si è in ritardo con i lavori (perché di lavori ce ne vorrebbero tanti, a partire dalle strutture sportive), si inizia a marciare a colpi di stato di emergenza per recuperare il tempo perso. E tutto questo è sintetizzabile in due semplici parole: costo esorbitante.

Impossibile ora calcolare quanto; ancora di più impossibile calcolare di quanto aumenterà: ma sicuramente sarà alto, decisamente alto. Fiumi di denaro pubblico verranno spesi per la costruzione di tutto ciò che le Olimpiadi necessitano. Il punto sta allora capire se quel denaro, che tutto sommato è effettivamente un investimento, avrà qualche ritorno per l'erario pubblico e per la ricchezza dei cittadini.

Certamente (ma a pensarci bene dovrei metterci prima un forse) le infrastrutture cittadine dovranno necessariamente essere implementate, così da fornire una struttura logistica e di trasporto decente. Il che andrebbe a vantaggio dei cittadini, ammesso e non concesso che si scelgano locazioni interne alla città e non nell'ager circostante ad essa, da anni martoriato dai costruttori. I turisti poi invaderanno la città più di quanto non lo facciano oggi, possibilmente spendendo i loro soldi presso le attività commerciali romane, e certo implementandone le entrate.

C'è poi il prestigio. Roma, capitale d'Italia, città della storia e dell'impero, che di grecità si intrise sin dai primi giorni della conquista del Mondo ellenico (Graecia capta ferum victorem cepit), ospita il più grande evento sportivo al mondo: i Giochi Olimpici. Bello davvero. Una domanda però sorge spontanea: se ho la casa che cade a pezzi e non vedo la tredicesima da diversi anni, è saggio che io spenda una parte dei miei risparmi per comprarmi una Lamborghini al fine di ottenere prestigio nella mia palazzina? Tra l'altro quei risparmi non mi basterebbero neanche, e sarei quindi costretto a rateizzare la spesa, sottraendo di mese in mese del denaro dal mio già sempre più striminzito stipendio.

La Grecia, ad esempio, spese cifre esorbitanti per tutta la baracca. Difficile è capire con precisione quanto, giacché la contabilità ellenica all'epoca era, per usare un eufemismo, abbastanza fantasiosa nel compilare il bilancio. C'è chi dice dieci miliardi e chi addirittura venti: ma fa poca differenza, in tempo di crisi quel denaro vale comunque il doppio.

Ecco, saremmo noi in grado di spendere facciamo conto quindici miliardi di euro ed ottenere un ritorno che copra almeno poco più che la metà della spesa? Tra l'altro avremmo anche veramente poco tempo per capitalizzare i nostri investimenti: dopo aver speso l'equivalente di un riarmo navale completo quei cari turisti con il portafoglio – si spera – pieno ce li potremmo tenere forse neanche venti giorni, giacché la durata delle Olimpiadi si conta a settimane, e non a mesi.

Certo ci sono gli sponsor, ed una parte delle spese viene coperta da altre strutture che non gravano direttamente sulle tasche dei contribuenti; ma basterebbero? Si potrebbe davvero coprire una spesa di svariati miliardi di euro solo con gli sponsor? In parte ce l'hanno fatta gli inglesi nel 2012 con le paraolimpiadi, ma il contesto era altresì differente, a partire dallo stato di salute delle aziende inglesi che hanno concesso quegli sponsor (chi va da Marchionne a chiedergli qualche decina di milioni di euro?). Appare quindi molto difficile immaginare una cordata nazionale che fa piovere denaro su Roma per qualche logo commerciale in cambio di un totale che dovrebbe almeno aggirarsi intorno ad uno/due miliardi di euro.

Prima di affrettarci a candidare città, nomi e persone, occorrerebbe quindi fare, come detto, una bella riflessione sui pro ed i contro di tutta la faccenda. Innanzitutto: quanto si dovrebbe mettere noi e quanto il resto del globo? Chi ci garantisce che il trattamento degli sponsor sarà adeguato e che non tratteranno come ad un suq costringendo i nostri amministratori ad accettare al ribasso (tanto alla fine i soldi sono di tutti, quindi di nessuno)? Inoltre occorrerebbe una bella legge che stabilisca una proporzione massima di aumento dei costi di previsione degli impianti pagati con denaro pubblico, giacché qui quando si parla di "costi potenziali" i costruttori iniziano a fregarsi le mani come mosche, ben consci del fatto che potranno aumentare queste previsioni a loro piacimento, attaccandosi allo Stato in maniera parassitaria.

 
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