Mario Tozzi contro gli stabilimenti selvaggi: “Il mare deve tornare libero”

Mario Tozzi propone almeno il 60% di coste sabbiose libere in ogni Comune e indica Spotorno e Bacoli come modelli da seguire
Di Luigi Sette
Spiaggia con pochi ombrelloni

Mario Tozzi torna all’attacco contro l’occupazione eccessiva delle coste italiane e chiede una svolta concreta: almeno il 60% delle spiagge sabbiose accessibili e di pregio dovrebbe essere restituito alla fruizione gratuita, Comune per Comune. Il geologo indica Spotorno e Bacoli come esempi da seguire e propone una strada immediata: non rinnovare le concessioni balneari arrivate alla scadenza.

Tozzi chiede il 60% di coste sabbiose aperte a tutti

«Spotorno e Bacoli facciano da esempio: Comune per Comune, spiaggia per spiaggia, almeno il 60% delle coste sabbiose, accessibili e di pregio torni a essere libero. Basta non rinnovare le concessioni che scadono, che ci vuole? Il mare deve tornare a essere libero».

Con queste parole Mario Tozzi porta la discussione oltre il tema dei prezzi di ombrelloni e lettini. La questione riguarda la quantità e la qualità degli arenili che rimangono realmente disponibili a chi vuole raggiungere il mare senza acquistare un servizio. La percentuale proposta dal divulgatore non dovrebbe essere calcolata includendo scogliere, tratti impercorribili, zone portuali o porzioni di costa difficili da raggiungere. Il riferimento è alle spiagge sabbiose utilizzabili, facilmente accessibili e dotate di un valore paesaggistico e balneare effettivo.

La richiesta è precisa: ogni amministrazione costiera dovrebbe verificare quanta parte del proprio litorale è occupata dagli stabilimenti, quanta è destinata alla balneazione gratuita e in quali condizioni si trovano gli accessi pubblici. Non basta lasciare pochi metri di arenile libero ai margini delle concessioni. Servono spazi adeguati, distribuiti lungo la costa e raggiungibili anche da famiglie, anziani e persone con disabilità.

Da Rodi il modello di una spiaggia attrezzata senza obblighi

La nuova dichiarazione si aggiunge al confronto già proposto da Tozzi con la Grecia. Il geologo ha ripubblicato il ricordo di una spiaggia di Rodi attrezzata con ombrellone, due lettini, servizi igienici, docce con acqua calda e parcheggio, tutto utilizzabile gratuitamente.

«C’è il baretto, se vuoi consumi, sennò va bene lo stesso», ha scritto Tozzi, ricordando che in Grecia una parte molto ampia degli arenili deve rimanere libera dalle occupazioni commerciali.

L’immagine scelta dal divulgatore mostra un’organizzazione diversa da quella presente in numerose località italiane. I servizi esistono, il punto di ristoro può lavorare e il bagnante mantiene la libertà di decidere se spendere. L’accesso al mare non è legato all’acquisto di un pacchetto composto da ombrellone, lettini, cabina o consumazione.

Il paragone con Rodi rende evidente che una spiaggia libera può essere curata, pulita e dotata delle strutture essenziali. La fruizione gratuita non coincide con l’abbandono dell’arenile. Può prevedere bagni, docce, passerelle, raccolta dei rifiuti, assistenza e parcheggi regolati, lasciando facoltativi i servizi commerciali.

Spotorno e Bacoli, gli esempi indicati dal geologo

Spotorno e Bacoli diventano, nelle parole di Tozzi, il simbolo di un cambiamento che dovrebbe coinvolgere l’intero territorio nazionale. Sono realtà costiere molto diverse, una ligure e l’altra campana, accomunate dalla decisione di rimettere in discussione l’equilibrio consolidato fra concessioni private e spazi pubblici.

Il messaggio rivolto ai sindaci è diretto. Ogni Comune dovrebbe occuparsi delle proprie spiagge senza attendere un’unica operazione nazionale. Le concessioni hanno una durata e, quando arrivano alla scadenza, l’amministrazione può ridisegnare l’utilizzo del litorale, individuare le superfici da restituire all’accesso libero e stabilire quali aree possano continuare a ospitare attività economiche.

Tozzi propone di partire proprio dai titoli scaduti. «Basta non rinnovare le concessioni che scadono», afferma, sintetizzando una scelta che produrrebbe conseguenze visibili sulla disponibilità degli arenili. Una parte delle superfici potrebbe essere sottratta all’uso esclusivo, ripulita dalle attrezzature e riconsegnata ai cittadini.

La trasformazione richiederebbe una programmazione comunale accurata. Occorrerebbe garantire la manutenzione, predisporre i servizi igienici, assicurare il salvataggio nei tratti più frequentati e impedire che gli spazi liberati vengano occupati nuovamente senza autorizzazione. Il risultato sarebbe una costa più accessibile e una distinzione chiara fra la spiaggia pubblica e l’offerta degli stabilimenti.

Concessioni in scadenza e accesso al mare, la proposta concreta

Il tema delle concessioni balneari accompagna da anni il dibattito politico e amministrativo italiano. Per Tozzi, però, la discussione non può limitarsi alle modalità di assegnazione o alla tutela degli operatori già presenti. Deve comprendere una valutazione preliminare sulla quantità di costa che un Comune intende conservare libera.

Riassegnare automaticamente ogni area già occupata significa mantenere immutata la distribuzione degli arenili. La proposta del 60% cambia l’ordine delle decisioni: prima si definisce quanto spazio deve essere garantito alla fruizione pubblica, poi si individuano le porzioni disponibili per gli stabilimenti e per le attività commerciali.

Questo criterio permetterebbe anche di evitare che le spiagge libere vengano concentrate nei tratti meno appetibili. Tozzi parla infatti di coste sabbiose «accessibili e di pregio». La gratuità deve riguardare anche le zone più belle, non soltanto quelle lontane dai parcheggi, prive di collegamenti o collocate accanto a foci, porti e barriere.

L’accessibilità deve essere reale. Un varco stretto, una lunga scalinata o un percorso interrotto non garantiscono il diritto al mare. Le amministrazioni dovrebbero mappare gli ingressi, mantenerli aperti, renderli riconoscibili e intervenire contro recinzioni, cancelli e ostacoli che impediscono il passaggio verso la battigia.

Il costo di una giornata al mare pesa sulle famiglie

La presa di posizione di Tozzi arriva nel periodo in cui il costo delle vacanze e delle giornate in spiaggia diventa più evidente. Per una famiglia, alla tariffa dello stabilimento si aggiungono parcheggio, carburante, pasti, bevande ed eventuali servizi destinati ai bambini. Ripetuta per più giorni, la spesa può limitare fortemente la possibilità di frequentare il mare.

Gli stabilimenti svolgono una funzione economica, turistica e occupazionale. Offrono assistenza, ristorazione, pulizia, attrezzature e sicurezza. La presenza delle imprese balneari può convivere con una quota ampia di arenile gratuito, purché le proporzioni non rendano lo spazio pubblico residuale.

Una maggiore disponibilità di spiagge libere non cancellerebbe il lavoro degli operatori. I cittadini continuerebbero a scegliere gli stabilimenti quando desiderano comodità, servizi personalizzati e ristorazione. Chi preferisce portare il proprio ombrellone avrebbe però la possibilità di trovare un luogo dignitoso, sicuro e raggiungibile.

«Il mare deve tornare libero», l’appello ai Comuni italiani

La frase finale di Mario Tozzi racchiude il senso della sua proposta: «Il mare deve tornare a essere libero». Non si tratta soltanto della possibilità di fare il bagno o camminare lungo la battigia. Essere liberi di vivere il mare significa poter sostare sulla sabbia senza pagare un ingresso, scegliere se noleggiare un lettino e accedere ai servizi essenziali senza dover acquistare una consumazione.

Il passaggio indicato dal geologo è amministrativo prima ancora che politico. Ogni concessione in scadenza offre l’occasione per riesaminare l’utilizzo della costa. Ogni piano comunale può aumentare gli arenili pubblici. Ogni nuovo accesso può restituire un tratto di mare a chi oggi fatica perfino a raggiungerlo.

Spotorno e Bacoli, nell’appello di Tozzi, dimostrano che il rapporto fra stabilimenti e spiagge libere può essere modificato. La soglia del 60% diventa una proposta nazionale costruita dal basso, Comune per Comune e spiaggia per spiaggia. Un criterio netto per impedire che l’accesso gratuito al mare rimanga una possibilità scritta nelle regole, ma difficile da esercitare nella realtà.

 
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