24 Giugno 2021

Pubblicato il

Mafia Capitale, parla il legale di Massimo Carminati

di Redazione

"Un processo pretestuoso" - dice Naso, legale di Carminati. Il suo intervento a Diritto di Cronaca, Tele Roma Uno

Due versioni contrastanti, quelle della Corte dei Conti del Lazio e del legale di Massimo Carminati – al momento detenuto a Parma in regime speciale ex art. 41 bis dell’ordinamento penitenziario – l’avvocato Giosuè Bruno Naso. Se i magistrati contabili del Lazio , in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, definiscono Mafia Capitale “l’ultimo capitolo della questione morale” e un “pericolossisimo segno di degrado civile” (leggi qui i numeri della corruzione), Naso arriva quasi a negare l’esistenza della mafia a Roma.

No al rito abbreviato. L’avvocato Naso ha parlato ai microfoni di Diritto di Cronaca, la trasmissione di Tele Roma Uno (Ch. 271), conduttore Giovanni Lucifora, ospiti Emilio Orlando di Repubblica e Giampiero Calapà del Fatto Quotidiano e autore di Mafia Capitale. “Non si farà ricorso al rito abbreviato” – spiega Naso. Questo perché “vogliamo sentire nel pubblico dibattimento le prove che l’accusa riterrà di ostentare per supportare l’imputazione di associazione di stampo mafioso, che oggi è la principale contestazione di questo processo”.

I fatti non dimostrano l’esistenza di un’associazione di stampo mafioso. “I fatti richiamati come perseguiti e posti in essere di questa asserita associazione, di per sé non dimostrano l’esistenza di questa associazione” – continua Naso, che spiega: “Sono state contestate delle estorsioni, cioè dei delitti che la gente comune definisce ricatti, che si fondano su intimidazioni, minacce o violenze nei confronti della persona offesa, e sono stati contestati senza nemmeno interrogare le persone offese per chiedere loro conto di quando e come fossero state minacciate”.

Lo spettatore medio – continua Naso – “sembra portato a ricavare che fino a oggi nelle sentenze emesse da giudici romani in merito a realtà criminali indiscusse, quali la Banda della Magliana o la Banda della Maranella, l’atteggiamento della magistratura sia stato quasi complice di un lassismo imperdonabile. Ma vi rendete conto della gravità di queste affermazioni? Si vuole sostenere che fino a oggi sia stata negata l’esistenza della mafia a Roma nonostante vi fossero innumerevoli segnali della sua esistenza? Quindi la magistratura romana fino a oggi,  fino a che non è arrivato il dottor Pignatone da Reggio Calabria, è stata complice di queste cose?”. Molto più probabile invece, come spiega il conduttore Giovanni Lucifora, è che non si sia arrivati a “provarne l’esistenza” fino a oggi.

Naso nega quindi l’esistenza di una cupola mafiosa con al vertice Carminati? “Con tutto il rispetto per l’opera dei pubblici ministeri romani, si tratta di una prospettazione risibile. Se poi questa inchiesta ha scoperto che negli enti locali, e in particolare in quelli romani, esiste la corruzione, allora possiamo essere d’accordo. Ma non c’entra niente con la mafia, è una colossale operazione mediatico-giudiziaria per affermare l’esistenza di reati di stampo mafioso a Roma, il che rende le indagini più semplici e facili, perché più facile e semplice è ottenere decreti di intercettazioni”.

Proprio le intercettazioni, secondo Naso, sono il vulnus dell’inchiesta. “Questa inchiesta si trascina da 4 anni sulla base di intercettazioni telefoniche. Mi assumo la responsabilità di quello che dico, ma sono stati sequestrati, legittimamente e illegittimamente, telefoni a determinati soggetti, alcuni dei quali esercitavano la funzione difensiva e che, quindi, per legge non avrebbero dovuto essere sottoposti a censura. Il tutto, con dei costi per l’erario spaventosi”. Si chiede Naso: “Se l’esistenza della mafia a Roma è così palese, ci sono voluti 4 anni di intercettazioni per scoprirne qualche traccia?”.

Ma la mafia a Roma esiste? “Non confondiamo però il mafioso con il fenomeno mafioso” – incalza Naso. “Se qualche mafioso è venuto a Roma dalla Calabria a reinvestire soli illecitamente guadagnati, non è da questo che si può desumere l’esistenza della mafia come fenomeno criminoso diffuso, che attecchisce ai gangli dell’amministrazione pubblica e non pubblica”.

Un processo pretestuoso. “Se stiamo parlando della mafia a Roma, considero questo processo un’occasione pretestuosa, un espediente giuridico-mediatico con il quale introdurre un certo tipo di politica giudiziaria a Roma e nel Lazio. Se invece si fosse trattato di valutare la sussistenza di un fenomeno di corruzione politico-affaristico, allora il discorso sarebbe stato diverso”. Tanto che, secondo Naso, alcuni dei fatti contestati come reati, “saranno veri e provati”.

Carminati tace. Dicendo che alcuni dei fatti saranno provati, Naso non sta rivelando nessuna ammissione da parte di Carminati che, anzi, nel processo “tace, perché nel processo penale italiano, l’onere della prova di accusa grava sul pubblico ministero, non è l’imputato a dover dimostrare la sua innocenza, ma è l’accusa a doverne dimostrare la colpevolezza”.

Carminati ha conosciuto davvero Alemanno in carcere? “Non mi risulta” – spiega Naso – “Ma non mi meraviglierei. Se sono stati arrestati negli stessi anni e condotti nel medesimo carcere”.

Cosa accadrà adesso? “Noi della difesa stiamo spingendo forsennatamente verso la chiusura delle indagini e l’avvio del dibattimento. Vedo nell’atteggiamento della Procura una certa resistenza, probabilmente perché sono in corso ulteriori indagini di cui si attende l’esito, non mi permetto di dubitare di questo” – continua Naso. “Ma certo, noi aneliamo a comparire davanti a un tribunale nel più breve tempo possibile, per poter svolgere nella dialettica pubblica del dibattimento le nostre tesi difensive ed esercitare il diritto della controprova” rispetto agli elementi asseriti.

Mafia Capitale simbolo della trasformazione del processo penale italiano? “Il processo di Mafia Capitale – ha infine concluso il legale di Carminati – è l’esemplificazione plateale della trasformazione che ha avuto il processo penale negli ultimi anni nel nostro Paese. È diventato solamente uno strumento di tutela sociale con il quale si combattono i fenomeni criminosi, visto che non lo fa la politica per la sua insipienza visto che non lo fa la pubblica amministrazione per la sua corruzione. Allora, ritiene di doverlo fare la magistratura con lo strumento che ha a disposizione, ovvero il processo penale. Ma questo inficia il principio di legalità e quindi i diritti individuali di garanzia dei singoli cittadini, i quali ne usciranno impoveriti”.

Al video la puntata intera, altrimenti consultabile su YouTube, al link: https://www.youtube.com/watch?v=T1zKuQen8ZI

 
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