13 Aprile 2021

Pubblicato il

M5S passa al setaccio i Pronto Soccorso degli ospedali del Lazio

di Redazione

Sopralluoghi in tutta la Regione Lazio da parte del MoVimento 5 Stelle

Non ci sono solo il personale medico e il sindacato degli infermieri, O.S. Nursind, a denunciare la situazione di degrado in cui versano i pronto soccorso della Regione, e in particolar modo quello del San Camillo-Forlanini. Anche parlamentari e consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle, stanno effettuando personalmente delle ispezioni in tutte le aziende ospedaliere, con lo scopo di rilevare dati da confrontare con quelli diffusi dalla Regione Lazio, e studiare un piano alternativo alla situazione attuale, che rilanci la sanità nel Lazio.

“Il nostro gruppo ha già ispezionato Tor Vergata e Casilino. Ora siamo qui al San Camillo. Noi siamo in 3: insieme a me, il consigliere regionale Gianluca Perilli e il deputato Massimo Barone”. A parlare, Luca Frusone, deputato del MoVimento. Che continua: “Oltre a noi, ci sono altri 6 gruppi che sono andati sia in provincia di Latina che in provincia di Viterbo". Il M5S, infatti, ha fatto sentire la sua presenza anche in altri nosocomi: Davide Barillari, Roberta Lombardi, Federica Daga e Alessandro Di Battista hanno visitato i Pronto Soccorso del S. Filippo Neri, dell' Umberto I, del Pertini e del S. Giovanni.

"Quest’operazione serve a raccogliere dei dati, che poi studieremo con attenzione, perché solo così si può iniziare a parlare realmente di una strategia". Strategia che, ad oggi, non c’è. “Si sono fatti molti proclami – continua Frusone – ma alla fine non ci sono dei veri progetti, che dovrebbero rivoluzionare la sanità nel Lazio. Fino ad ora, in tutti i pronto soccorso che abbiamo visitato, abbiamo riscontrato serie situazioni di disagio e di emergenza, che necessitano di risposte serie. E non si può certo pensare di continuare a ragionare sempre in termini emergenziali: una volta per tutte bisogna rispondere in modo convincente e definitivo, altrimenti continueremo sempre a mettere delle pezze senza arrivare a soluzioni vere e concrete”.

“I dati che ci hanno fornito oggi – prosegue Frusone – parlano di circa 70 persone rispetto alle circa 120 dei giorni scorsi. Un leggero miglioramento, ma i disagi permangono. E non solo a Roma. Nei giorni scorsi abbiamo effettuato un altro sopralluogo a Frosinone. Ciò che emerge è che, nel breve periodo, ogni situazione può essere fronteggiata con strumenti diversi. Ad esempio, a Frosinone si vive nel paradosso: a causa della carenza di personale, infermieri e medici già assunti sono costretti ad orari di lavoro massacranti, con orari di straordinario inimmaginabili, che gravano molto sul bilancio. Eppure – spiega ancora – secondo i rilevamenti effettuati, abbiamo capito che assumere nuovo personale costerebbe meno che continuare a chiedere straordinari così elevati: in questo modo si risolverebbe il problema della carenza di personale, e si risparmierebbero molti soldi. Parliamo di milioni di euro”.

Gli fa eco il consigliere regionale Gianluca Perilli: “Abbiamo effettuato questo sopralluogo e parlato con i dirigenti, chiedendogli di mostrarci alcuni dati, ad esempio quelli relativi al tempo di attesa medio dei vari pazienti, in base ai vari codici, quante persone sono ricoverate e quante in attesa di ricovero. Tutti questi dati, saranno comparati con quelli rilevati dai nostri colleghi”.

Abbiamo fatto anche domande precise per quanto riguarda la gestione dei contratti del personale – continua Perilli – e abbiamo cercato di fare chiarezza anche sugli acquisti, per verificare se ci sono degli sprechi o dei costi esagerati. La nostra intenzione è quella di verificare di persona l’attendibilità delle denunce che ci pervengono da associazioni e cittadini. Il problema è che quando veniamo in visita, la dirigenza si attiva e addirittura ci guidano nel percorso, in modo che tutto sembri funzionare per il meglio. Noi però – incalza – non ci faremo abbindolare da questi atteggiamenti, e terremo conto delle valutazioni che abbiamo effettuato e continueremo ad effettuare di persona. Infatti, qui al San Camillo, la sala che ospita i codici urgenti (gialli e rossi, ndr) è nettamente sovraffollata”.

Tutti i dati saranno comparati con quelli forniti periodicamente dalla Regione, e poi se ne discuterà nelle commissioni preposte.
I dati sono solo un punto di partenza – precisa Perilli – Noi partiremo da questi, per poi interessarci alla discussione sul sistema e sulla gestione della Sanità, cercando di individuare fattivamente un modello che possa essere proposto e valido per tutti”.

Possiamo quindi dire che lo scandalo non è solo il materasso gettato a terra, ma anche il fatto che la Regione dopo anni di malagestione ancora non sia riuscita a trovare soluzioni efficaci e concrete?
“Sì, possiamo dirlo – conferma Perilli – Lo scandalo è anche il materasso per terra. Ma bisogna anche dire che la governance del sistema sanitario, a partire dagli aspetti finanziari ed economici, va rivisto totalmente. Sembra di vivere in un’atmosfera bloccata, soprattutto nelle iniziative. C’è una commissione consiliare che noi vorremmo veder lavorare a pieno regime, per intraprendere azioni urgenti e ragionate che tengano conto delle esigenze dei cittadini”.

Ad affondare ancora di più il colpo, Marco Lelli, del sindacato Nursind. Gli abbiamo chiesto se la situazione in cui versa il San Camillo sia imputabile solo ad una politica che non ha saputo mettere in piedi delle buone strategie, oppure anche ad una cattiva gestione dirigenziale.
“Il dirigente è il braccio lungo dell’Assessorato alla Regione – ci ha risposto – Le inefficienze dei piani alti, inevitabilmente, si ripercuotono anche all’interno dell’ospedale”.

A questo proposito, Perilli ha aggiunto che “l’intenzione è anche quella di combattere la prassi per cui le nomine, anche in ambito sanitario, sono quasi sempre politiche”.

 
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