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25 Settembre 2020

Pubblicato il

#iorestoacasa

Lullabies to Paralyze dei Queens Of The Stone Age è il nostro disco di oggi

di Massimo Giorgi

Un buon disco Lullabies to paralyze dei Queens of the Stone Age ma che all'epoca pagò lo scotto di essere venuto dopo "quegli album la"

Queens of the Stone Age, Lullabies to paralyze
Queens of the Stone Age, Lullabies to paralyze

Lullabies to Paralyze dei Queens Of The Stone Age arriva al loro pubblico forte della popolarità e dei consensi raggiunti con i precedenti Rated R e Songs for the deaf e con l’arduo compito di confermare le altissime aspettative di pubblico e critica grazie alla fama raggiunta.

Lullabies to Paralyze. Queens Of The Stone Age: la band

Nel lasso di tempo che passa tra  Songs for the deaf e la realizzazione di questo disco la band  perde per strada alcuni pezzi fondamentali. Josh Homme caccia per la sua totale ingestibilità, il bassista Nick Olivieri, da sempre anima folle della band. Nick fa abuso smisurato di tutto ciò che è abusabile e poi c’è una storiaccia di donne avuta proprio con Josh Homme. Poi è il turno di Dave Grohl, che sedeva dietro ai tamburi nel disco precedente e nel frattempo è tornato ad occuparsi a tempo pieno dei suoi Foo Fighters. In ultimo anche Mark Lanegan limita le sue partecipazioni come secondo cantante, fondamentali nei dischi della consacrazione, ai cori e alla canzone di apertura del disco, impegnato anche lui nella realizzazione e  promozione del suo Bubblegum.

Un disco che non delude le aspettative

Nonostante le defezioni di lusso Josh Homme non si scoraggia e con l’aiuto del parter-in-crime Troy Van Leuween confeziona un lavoro che parzialmente non delude le  aspettative. Il disco parte pacatamente con la ninna nanna  This Lullaby. L’avvio a rallentatore viene spazzato dalle seguenti “Medication”“Everybody Knows That You’re Insane”, classiche  tirate alla QOTSA. I ritmi poi  rallentano con  “You’ve Got A Killer Scene There” e “Long Slow Goodbye”. Non passano inosservate le bizzarrie di ”The Blood Is Love” e i ritmi frenetici di ”Someone’s In The Wolf”.

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Apici del disco sono “Little Sister””Burn the Witch”, quest’ultima impreziosita dalla presenza alla voce e alla chitarra del frontman degli ZZ Top, Billy Gibbons. Chiude le danze il breve e non accreditato pezzo strumentale che ci fa trasporta dentro  una parata di una marching band sotto effetto di narcotici. 

Un solido disco rock che all’uscita non venne abbastanza apprezzato e capito

Un buon disco Lullabies for paralyze, sicuramente non all’altezza dei precedenti e che all’epoca pagò lo scotto di essere venuto dopo “quegli album là”. I fan che si aspettavano la nuova “No one knows” aggiunto all’allontanamento di Olivieri accolsero il disco tiepidamente. Riascoltato bene a distanza di tempo e sgombri da ogni pregiudizio e aspettative emerge per quel che in effetti è: un solido disco rock che all’epoca dell’uscita non venne abbastanza apprezzato e capito schiacciato dalla pesante eredità dei precedenti Rated R e Songs for the deaf.

 
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