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L'esclusiva

L’intervista al neuropsichiatra Antonio Guidi: “Vivo alla Star Trek”

Per festeggiare il compleanno del neuropsichiatra, già ministro per la famiglia, Antonio Guidi un'intervista esclusiva sui suoi ricordi più intensi

Antonio Guidi
Antonio Guidi

In occasione del suo compleanno, domani sabato 13 giugno, abbiamo intervistato il neuropsichiatra infantile Antonio Guidi, già ministro per la famiglia, attivo nel mondo della politica, della difesa dei bambini, della disabilità…e anche della poesia.

Onorevole Antonio Guidi, come è stata la sua infanzia? Cosme la ricorda?

“Per i ricordi che ho la mia infanzia è stata meravigliosa. Nonostante il dramma iniziale della nascita che mi ha causato una tetraparesi spastica, e che in qualche modo ricordo perché soffro di claustrofobia. Non riuscivo ad uscire dal grembo materno e il cordone ombelicale mi soffocava. Ma superato questo mi sono divertito da subito: credo di aver capito molto presto il linguaggio degli adulti, mentre ‘i grandi’ stavano intorno a me a chiedersi ‘ma capisce?’; all’epoca non c’era ancora una distinzione nitida tra disabilità (handicap, veniva chiamata), disabilità cognitiva, e fisica. I miei nonni ma soprattutto le figure femminili, erano accoglienti e anche trasgressive: mia nonna paterna era una modella di nudo per i pittori della scuola romana, era una donna sensuale ma anche materna. Non mi hanno mai fatto pesare la mia disabilità, né mi hanno mai trattato con apprensione.

Certo, ho dovuto fare rinunce, non andavo a scuola e studiavo a casa, non giocavo molto con altri bambini perché non potevo muovermi liberamente…ma è lì che ho imparato ad osservare. A guardare da vicino le persone. Sapevo che il mondo era stupendo, ne ero sicuro. La domenica andavo negli enormi vivai dei nonni, in estate a San Benedetto del Tronto, la mia vita era piena di stimoli, persone, affetti, cultura, incontri. Poi ad 11 anni ho iniziato a camminare, una rivoluzione!”.

Vivere alla Star Trek

Vogliamo sapere ttutto di questa rivoluzione. Ma a proposito di incontri…ce ne sono molti che le hanno cambiato la vita. Ce ne racconta uno?

“Ho iniziato a camminare a 11 anni e ho camminato tantissimo, soprattutto nel centro storico di Roma che amo visceralmente…mi guardavo nelle vetrine, camminavo! Nella mia famiglia tutti a piangere per la sorpresa e la gioia, io non avevo tempo per piangere, dovevo camminare. Era l’anno dei mondiali di calcio, il ’55.

Prima di camminare è stato fondamentale l’incontro con un bagnino a San Benedetto del Tronto, un personaggio fantastico! Lui aveva fatto il pescatore subito dopo la guerra, in Sardegna ed era scoppiata una mina: aveva visto i suoi compagni militari fatti a pezzi in mare, e quindi odiava il mare. Eppure faceva il bagnino. Facemmo amicizia e si innamorò di me diciamo…mi diceva ‘Io ho superato una bomba, voglio insegnarti a nuotare’, e lo fece. Ho imparato prima a nuotare che a camminare, questo per dire che ne ho avute tante di occasioni e opportunità. Opportunità che ho cercato di crearmi con la curiosità. Ogni volta che vedevo qualcosa o qualcuno che mi pareva interessante cercavo di entrarci in relazione…alla Star Trek, esplorando sempre nuovi orizzonti e oltre i confini che trovavo davanti a me”

Antonio Guidi, gli incontri con Basaglia e Modugno

Quando ha capito che l’indagine dell’interiorità umana sarebbe stata anche la sua professione?

“Anche qui la mia curiosità è stata innescata da un incontro: l’incontro questa volta fu con Lucio Bini. Lui era, insieme a Ugo Celletti l’inventore dell’elettroschock, che al di là dei pro e contro, fu un metodo utilizzato e importante. Lui fu un premio Nobel. Fece lui la diagnosi che diceva che anche se avevo un handicap motorio, ‘capivo’. Quest’uomo coi suoi baffoni diventò un modello. Lo psichiatra, mi disse ‘è colui che vede l’anima’ e io pensai che non c’era niente di più bello. A vent’anni ho conosciuto Basaglia, dopo essermi laureato in medicina e specializzato in neurospichiatra all’ospedale Gemelli di Roma.

Il periodo dell’università è stato duro perché ho dovuto studiare di più degli altri per dimostrare che anche un disabile poteva essere preparato. Però ho pubblicato anche ricerche scientifiche ancor prima di laurearmi, era una cosa rara. È stato straordinario, c’era anche il ’68, che io ho amato tantissimo e vissuto intensamente. Senza il ’68 non sarei stato un medico militante. Speriamo che la mia amica Giorgia Meloni non si incazzi per questo…(ride)”.

Beh penso che in noi ci sia spazio per diverse inclinazioni e passioni, anche contraddittorie. E quando è subentrata la politica e l’impegno civile?

“Sì, è proprio così! Penso fosse anche questa un’esigenza interiore, ma c’è un episodio. Avevo circa 12 anni, ero in spiaggia a San Benedetto del Tronto. Tonino, un ragazzo down affettuoso e solare, giocando aveva lanciato qualche grammo di sabbia sulla schiena di due belle ragazzine tutte unte di crema, olio e non so che impiastro abbronzante. Loro si scagliarono conto di lui e la mamma dicendo che ‘non doveva portarlo al mare e doveva tenerlo in casa’. Questo mi ferì e pensai: cosa si può fare perché non si ripeta? Non sapevo bene ma intuivo che la politica poteva fare azioni per tanti, educare o punire, ero confuso su questo, ma pensavo che la politica c’entrasse. Un altro grande incontro fu quello con la AIS Associazione Italiana Spastici, fu la prima volta che vidi altre persone disabili come me. Mi fecero presenziare davanti al ministro Mariotti perché non si sapeva ancora di disabili diplomati, e io ero secondo loro la prova che si poteva fare…dissi ‘va bene vengo’. E parlai anche. Fu il mio primo intervento politico, a Palazzo Chigi, ma non lo sapevo ancora con chiarezza.

In seguito mi sono dedicato alla medicina, ho accettato un incarico a Porto Potenza, mi alzavo alle 5:00 e facevo un’ora di pullman, mi sono sposato e ho avuto tre figli. Una volta incontrai un disabile che sarebbe stato mio paziente…inveiva e urlava parolacce. Gli dissi: ‘ma che le succede?’ Mi rispose che non ci poteva credere che lui, disabile, dovesse essere curato proprio da un disabile. Se ci penso mi viene ancora un po’ da ridere…”

Paternità e disabilità

L’esperienza della paternità è probabilmente indescrivibile…però ci dica qualcosa.

“La gioia che ho per i miei tre figli sì. Però anche in questo la disabilità è stata una lente di ingrandimento della società: qualcuno diceva che avevo avuto tre figli per dimostrare che anche un disabile poteva essere valido sessualmente. Anche quando ho divorziato c’è stato chi ha detto ‘ma come, ha trovato una donna sana che lo ha sposato e divorzia?”. Un disabile ‘normale’ è compatito, eppure se un disabile diventa diciamo di successo, non è accettato. Questo i miei figli hanno dovuto viverlo e talvolta sopportarlo, anche se non me lo hanno mai detto”.

Eppure lei non si è mai chiuso nella disabilità, non ne ha fatto il tema della sua vita e non è stato il sui unic impegno.

“Infatti, io sono interessato alle persone, non solo ai disabili. Grazie a Funari e Berlusconi diventai ministro per la famiglia. Chiesi a Berlusconi ‘perché io’? ‘Perché voglio giocatori forti nel Milan e persone forti anche fuori dal calcio’ mi rispose.

Ero il primo ministro per la famiglia in Italia, inoltre disabile e nell’anno mondiale per la famiglia, il 1994. incontrai Papa Giovanni Paolo II sette volte. Ero davvero sotto i riflettori. 4 anni e mezzo poi fui sotto segretario.

In Tv commentavo l’attualità, la società, la politica, ma non solo la disabilità. Mi hanno accusato di non fare abbastanza per la causa del pregiudizio e le barriere contro la disabilità. Eppure ho dato il massimo della visibilità alla questione per cercare di abbattere il pregiudizio verso di essa. Nel piano della finanziaria che dovevamo approvare c’era un finanziamento enorme, rinforzato leggi che già c’erano. Però non ho fatto leggi con il mio nome. Anche il mondo dei disabili può essere crudele al suo interno. Il narcisismo c’era, lo ammetto, ma c’era l’impegno, il lavoro, moltissime situazioni delicate in cui muoversi con attenzione”.

Chi è Antonio Guidi oggi?

“Oggi non posso dire di esser felice perché c’è troppo dolore nel mondo e intorno a me, però posso dire di essere appagato, affettivamente e intellettualmente. Credo che le due cose vengano insieme. Sono stato medico, neuropsichiatra infantile, dirigente CGIL, ministro per la famiglia, ho fatto molta televisione, ho amato le donne all’estremo. Ho avuto amici, goduto della musica, della poesia e dell’arte. Sono stato amico del più grande cantautore del mondo, Domenico Modugno, ho conosciuto Licio Gelli e molti altri. Ho una compagna speciale. I miei tre figli si amano tra loro e questa è davvero la cosa più preziosa per me”.

 
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