Legge elettorale, il governo giallo-rosso dice sì al proporzionale corretto

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La maggioranza M5S-Pd ha raggiunto un accordo sulla legge elettorale: al via il sistema proporzionale con delle modifiche per evitare la frammentazione in Parlamento.

E’ stata quindi esclusa l’idea di un sistema maggioritario tanto voluto dal Centrodestra, quel sistema elettorale per cui si ottiene un premio di maggioranza che assicura la governabilità del paese ottenendo una netta maggioranza in aula.

E’ stato escluso anche il doppio turno proposto all’inizio dal Partito Democratico ma fortemente osteggiato da Movimento Cinque Stelle, Italia Viva, Liberi e Uguali.

A dare l’annuncio di questo primo accordo è stato Federico D’Incà, Ministro dei rapporti con il Parlamento, al termine di un vertice in cui si è discusso della futura legge elettorale.

Il piano è che entro fine anno la maggioranza chiuda l’accordo su questa nuova legge per poi proporla in discussione alle Camere.

Resta ancora il nodo di come saranno i correttivi inseriti per evitare la frammentazione in aula: potrebbero essere ottenuti tramite una soglia di sbarramento nazionale (forse 4% o 5%) oppure tramite le circoscrizioni medio-piccole.

Queste le parole del Ministro D’Incà: “E’ stato un incontro molto positivo. Stiamo rispettando i tempi che c’eravamo indicati: entro fine anno sarà pronta la proposta da incardinare. Ci siamo rivolti verso un sistema proporzionale con correttivi anti frammentazione. Abbiamo fatto un grande passo avanti. Poi ci sarà la discussione in parlamento e accoglieremo le indicazioni che potranno arrivare anche dalle opposizioni”.

La maggioranza giallo-rossa dovrà quindi fare tutte le valutazioni del caso: nonostante le mille difficoltà e l’apparente distanza sulle maggiori questioni del paese, se il governo dovesse cadere prima del termine, l’Italia tornerebbe alle urne senza la riforma sul taglio dei parlamentari e senza la nuova legge elettorale.

Con l’attuale Rosatellum, in caso di voto anticipato, sarebbe netta la vittoria della Lega a guida di Matteo Salvini. Inoltre, se Pd e M5S decidessero di non unire i voti, la vittoria del Carroccio sarebbe scontata in molti collegi uninominali.