17 Maggio 2021

Pubblicato il

Le mostre di Patella, Incedayi e Artisti in residenza al Macro

di Redazione

Successo di pubblico e critica delle nuove esposizioni del Museo d’Arte Contemporanea romano

LUCA MARIA PATELLA. Fino al 26 aprile 2015 al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma, si può visitare la mostra di Luca Maria Patella, Ambienti proiettivi animati, 1964-1984, a cura di Benedetta Carpi De Resmini e Stefano Chiodi, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Creatività, Promozione Artistica e Turismo – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, e realizzata con il sostegno e la collaborazione della Fondazione Morra di Napoli, che da anni ne cura le esposizioni e l’archivio generale.

L’esposizione prende il titolo della prima mostra personale di Patella tenutasi a Roma nel 1968 alla galleria l’Attico di Fabio Sargentini e attraverso una selezione di alcune tra le opere più significative del primo ventennio della sua lunga carriera si ha la possibilità di una rilettura critica degli esordi del percorso dell’artista.

Patella è stato tra i pionieri nella prima metà degli anni Sessanta in Europa dell’uso artistico di fotografia e film, spesso messi in relazione con lo spazio naturale e l’architettura. Vengono sperimentate le nuove possibilità espressive di questi media, esaltate le qualità concettuali e i potenziali allegorici, mostrando la consapevolezza di avere a disposizione linguaggi da articolare e reinventare.

Attraverso una serie di “ambienti” il percorso di mostra mette in luce i peculiari procedimenti creativi produzione degli anni Sessanta e Settanta dell’artista.

Le installazioni, le azioni performative, le tele fotografiche, i film e i libri d’artista concorrono a delineare l’immagine di un artista “totale”, creando inediti punti di vista da cui osservare i mutamenti del mondo circostante e le trasformazioni dei codici linguistici, in un periodo cruciale delle pratiche artistiche degli ultimi decenni.

Per la prima volta dal 1971 vengono presentati al pubblico gli Alberi parlanti, elementi multisensoriali in un ambiente sonoro interattivo, onirico e poetico da un lato, scientifico e filosofico dall’altro, testimonianza del doppio orientamento del lavoro di Patella, culminato nella felice integrazione delle due polarità estetiche.

Parte integrante della mostra è la rassegna di film realizzati negli anni Sessanta e recentemente restaurati in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale Di Roma.

Il MACRO pubblicherà anche un catalogo nel quale una serie di testi critici, accompagnati da una ricca documentazione iconografica, compongono il primo studio sistematico sulla prima parte della carriera dell’artista.

TIMUR KERIM INCEDAYI. Fino al 1 marzo 2015 sono in esposizione le opere dell’artista turco Timur Kerim Incedayi con la mostra “Roma e Istanbul, sulle orme della storia”, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Creatività, Promozione Artistica e Turismo – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, realizzata con il supporto del Ministero della Cultura e del Turismo della Repubblica di Turchia, con il patrocinio e la collaborazione dell’Ambasciata di Turchia in Italia, e con il contributo di Polimeks Holding.

Ponte tra Oriente e Occidente, in particolare, fra Istanbul e Roma dagli anni Sessanta ad oggi, lncedayi incentra la mostra su un tema da sempre a lui caro: il rapporto tra le due città, due storie e civiltà che tornano a rispecchiarsi e confrontarsi proprio nella memoria pittorica e nella sua figurazione, con opere per lo più inedite.

Si evoca così il collegamento fra due popoli che si confrontano nei segni e nel cromatismo delle figure di Incedayi, nei suoi lavori che sottolineano il sapore metafisico e rarefatto della cultura mistica ed esoterica orientale, nel rispetto di un canone compositivo occidentale.

L’artista espone circa 50 opere di diverso formato, tecniche miste su cartone, dove a volte prevale il pigmento sulla figurazione, grazie anche all’utilizzo di un supporto appositamente realizzato per l’occasione dalle ditte Canson e Arches.

ARTISTI IN RESIDENZA. Sempre fino al primo marzo il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma presenta la mostra finale degli Artisti in Residenza, nuovo appuntamento del programma coordinato da Rossana Miele dedicato ai giovani artisti italiani e internazionali cui il museo mette a disposizione uno studio e un appartamento per poter realizzare un progetto artistico originale, elaborato per l’occasione. La mostra finale è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Creatività, Promozione Artistica e Turismo – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, e realizzata con la collaborazione della Fondazione MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo.

I protagonisti di questa edizione speciale sono Cherimus e Valentina Vetturi (Reggio Calabria, 1979).

In occasione della mostra Open Museum Open City, che si è svolta presso il MAXXI durante l’autunno 2014, il MACRO e il MAXXI hanno selezionato due artisti che hanno continuato la loro esperienza all’interno di una realtà istituzionale della Capitale. Nasce così l’invito a Cherimus e Vetturi, che dal 30 gennaio presentano all’interno dei loro studi presso il MACRO il risultato della loro ricerca di questi ultimi mesi.

Il lavoro che Cherimus espone al MACRO è un'evoluzione della performance Il Gioco dell’Oca di Marco Colombaioni presentata al MAXXI, che trova origine nell'opera Il Gioco dell’Oca realizzato dall’artista Marco Colombaioni (1983, Milano – 2011, Ravenna) nel 2009 a Valledoria, in Sardegna: un grande dipinto a cielo aperto in cui tutti potevano entrare per partecipare al gioco. Cherimus ha rielaborato l’opera originale di Colombaioni in chiave performativa con la collaborazione di numerose realtà del territorio romano (laboratori di sartoria, licei artistici, centri SPRAR – Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) costruendo così un’idea di gioco come forma di discussione e strumento di coesione sociale.

Diversi artisti sono stati invitati a collaborare al progetto. Da tale incontro sono nati dei video surreali, ad opera di Simone Berti, in cui animali prendono vita alla conquista della città; o ancora, Carlo Spiga ha prodotto una playlist che raccoglie le registrazioni realizzate durante i laboratori rielaborate con le sonorità provenienti da paesi dell’Africa e del Sud America.

Hanno collaborato al progetto: Simone Berti, Alessandra Casadei, Leonardo Chiappini, Derek Maria Francesco Di Fabio, Cleo Fariselli, Edna Gee,Isa Griese, Valeria Frisolone, Michele Gabriele, Alice Mandelli, Marco Pezzotta, Matteo Rubbi, Emiliana Sabiu, Carlo Spiga.

Valentina Vetturi in occasione della mostra presso il MACRO fa convivere nello spazio dello studio in modo inedito le opere Alzheimer Café II e La Mossa di Ettore.

Alzheimer Café è parte di una ricerca in itinere sui rapporti tra ricordo e suono che l’artista ha avviato in collaborazione con la Kunsthalle di Goeppingen e del MAXXI. L’opera ha origine da una raccolta di motivi cantati o accennati con la sola voce e realizzata nell’arco di alcuni mesi, con intento non documentario, presso centri che accolgono persone affette da patologie neurologiche che colpiscono la memoria. L’artista compone queste voci in un tessuto sonoro e crea uno spazio di ascolto, futuribile e non convenzionale, in cui i fragili ricordi personali assumono valore pubblico. Un video pone lo spettatore di fronte a questo luogo di ascolto portandolo a interrogarsi sul tema della memoria al presente e nel futuro.

La Mossa di Ettore è un’opera ispirata alla figura di Ettore Majorana (1906 – 1938?), fisico nucleare e giocatore di scacchi, attorno alla cui scomparsa si annidano ancora molte ipotesi. Presso il MACRO rivivrà il ricordo della performance realizzata nello scorso ottobre negli spazi del museo in collaborazione con la Federazione Italiana Scacchi. I sommi maestri Lexy Ortega e Massimiliano Lucaroni si sono misurati in una partita in cui, insieme all’artista, hanno introdotto una nuova mossa ispirata alla scelta di Majorana di scomparire per sottrarsi al coinvolgimento in una ricerca dagli esiti potenzialmente disastrosi aprendo così una riflessione sul senso del rifiuto.

La realizzazione delle opere di Cherimus e di Valentina Vetturi è stata commissionata dal MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo grazie alla collaborazione del MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma, nell’ambito del programma “Artisti in residenza”.

 
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