23 Ottobre 2021

Pubblicato il

Formazione

La scuola è pronta al ritorno degli studenti? Abbiamo dimenticato l’educazione

di Catia Liburdi
Il nostro compito è fermarci a riflettere su cosa stiamo insegnando ai nostri figli e come stiamo curando la loro educazione
aula scolastica con studenti e docente
aula scolastica con studenti e docente

Finalmente i nostri ragazzi sono tornati tra i banchi di scuola, si sono lasciati alle spalle l’esperienza della DAD e sembrano sereni, vivono come un ricordo lontano i tempi della chiusura dovuta alla pandemia. Loro quindi sono pronti a tornare e sono pieni di aspettative, ma la scuola è veramente pronta ad accoglierli? Come osserva il professor Giulio Ferroni: “Oggi più che mai c’è bisogno di un autentico rilancio della scuola, che la liberi dalla burocratizzazione in cui è caduta negli ultimi anni e dalla condizione di parcheggio a cui spesso è stata piegata.”

La scuola sospesa

Il professore parla di una scuola sospesa, diventata per alcuni mesi impossibile. L’informatica e internet hanno salvato la scuola in tempi di pandemia ma non è certo una modalità di insegnamento da riproporre in tempi normali. Se la didattica a distanza ha salvato la programmazione delle lezioni e del piano di studi, non ha di certo alleviato quel senso di malessere che ogni ragazzo ha vissuto. Non potendo interagire fisicamente col gruppo- classe. Inoltre ciò che è mancato in quest’anno e mezzo di chiusura delle scuole è l’attenzione allo studente come cittadino della sua città e del mondo.

I ragazzi a scuola vengono stimolati e guidati a prendere coscienza delle problematiche del nostro tempo, dalla consapevolezza di dover tutelare il pianeta. Non solo dal punto di vista ecologico, senz’altro il più importante, ma anche e soprattutto prendere coscienza di ciò che sta accadendo intorno a noi. Quanti giovani ragazzi sanno della gravità delle ultime vicende in Afghanistan? E riguardo a quei fatti quanti discorsi possiamo affrontare con i ragazzi? Possiamo insegnare la cultura dell’Islam, possiamo discutere sul tema delle donne e della parità di genere, il tema dell’immigrazione e così via.

Insegnare è anche entrare nei fatti di ogni giorno

La scuola è questa, non solo Dante e i sui gironi. Parlare di scuola fluida significa riconoscere che anche l’istituzione scolastica non sempre si ferma ad affrontare temi fondamentali per la crescita della persona. Il senso civico sembra ormai un fantasma che si aggira tra le aule ma che non viene colto dai ragazzi se non ci si ferma a ragionare e a sperimentarne il significato. Insegnare a essere buoni cittadini non si basa soltanto sulla conoscenza degli articoli della Costituzione, ma sul valore di ogni suo articolo. I cittadini sono veramente tutti uguali?

L’uomo e la donna hanno gli stessi diritti? La risposta è affermativa ma se apriamo un bel dibattito con il gruppo classe scopriamo che non è così! Viviamo in un mondo fatto di disuguaglianze non solo legate al sesso o al titolo di studio ma ciò che è più grave e deve far riflettere soprattutto in questi tempi di pandemia è la disparità di condizioni sociali, economiche, di lavoro, di salute, di reddito dove chi possiede più denaro ha più possibilità di sopravvivenza. I Paesi industrializzati e più ricchi non hanno avuto problemi a rifornirsi di vaccini anti covid, a differenza dei Paesi del Terzo mondo, che li hanno ricevuti solo attraverso opere di beneficienza.

Imparare i diritti e i doveri

La cittadinanza è libertà, e solo lo studio può insegnare i diritti e i doveri di ognuno di noi. Libertà di non andare a votare ma il voto è un dovere civico, è espressione del proprio pensiero e scelta di qualcuno che ci rappresenti. Libertà di scelta ma non libertà dai doveri di cittadino. La Costituzione negli articoli 28, 29 e 30 parla della famiglia e dei diritti e doveri dei genitori. Spetta ai docenti e alla famiglia insegnare però cosa c’è dentro quegli articoli, perché non si legge la parola amore, cura, rispetto, aiuto a chi è più fragile ma leggiamo semplicemente “ unità familiare”.

Il nostro compito è fermarci a riflettere su cosa stiamo insegnando ai nostri figli e come li stiamo educando; è nostro dovere parlare spesso con loro e non imporre solo regole. L’acquisto di telefonini di ultima generazione, abbigliamento firmato, e tutto ciò che ci chiedono per essere uguali o migliori di altri ci deve far sorgere il sospetto che i veri valori sono dei fantasmi e se non si interviene nel periodo infantile e preadolescenziale prenderà il sopravvento la rete, il gruppo amicale, la tv spazzatura e sarà troppo tardi per imprimere regole e valori sociali.

 
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