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14 Agosto 2020

Pubblicato il

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La salute della prostata inizia dalla tavola: i sì e i no per stare bene

di Dario Amodio

Negli anni, la prostata tende ad ingrossarsi e diventa la causa di diversi disturbi, ma l'alimentazione può migliorare la salute della prostata

La salute della prostata inizia dalla tavola
La salute della prostata inizia dalla tavola

La salute della prostata, che è una piccola ghiandola a forma di castagna, spesso dipende dalla nostra alimentazione. E’ situata al di sotto della vescica e davanti al colon-retto, che ha la funzione di produrre ed emettere il liquido seminale. Purtroppo spesso negli anni, la prostata tende ad ingrossarsi e diventa la causa di diversi disturbi nell’uomo. Questa condizione, definita ipertrofia prostatica benigna – IPB, si manifesta in genere dopo i 50 anni e diventa molto frequente nella fascia di età compresa tra i 60 e gli 80 anni. E’ presente nella metà degli over 50 e nei tre quarti degli ultraottantenni. 

Più nello specifico, l’IPB consiste in un ingrossamento di una porzione della ghiandola che impedisce all’uretra di allargarsi quando la vescica deve svuotarsi durante la minzione. Si realizza così una progressiva difficoltà ad urinare, una minzione frequente ed urgente che spesso è causa di continui risvegli notturni, fino ad arrivare, nelle condizioni più severe, ad una vera e propria incontinenza. L’IPB può essere, inoltre un fattore di rischio per lo sviluppo di altre patologie della ghiandola come il carcinoma prostatico.

Le cause che possono portare allo sviluppo (e al grado di evoluzione) di questa patologia sono diverse: l’avanzare dell’età, la genetica, i fattori ormonali ma molto è determinato dalla dieta e dallo stile di vita (attività fisica, fumo, consumo di alcolici). Ancora una volta, una adeguata alimentazione può non solo prevenire ma anche coadiuvare le terapie mediche nel trattamento di una patologia.

Semplici regole per acquisire nuove abitudini

E’ importante rispettare alcune semplici regole di cui beneficerà non solo la prostata ma l’intero organismo.

  • Mantenere o raggiungere (in caso di eccesso ponderale) un adeguato peso corporeo.
  • Ridurre significativamente e/o evitare il consumo di alcol.
  • Moderare il consumo di proteine prediligendo quelle derivate da alimenti di origine vegetale (legumi, frutta secca, etc.) e dal pesce, in particolare quello azzurro (aringhe, sardine, sgombri, alici, lampuga, etc.) e il salmone selvaggio, ricco in acidi grassi omega 3,  grassi essenziali ad azione anti-infiammatoria. Diversi studi infatti suggeriscono che un eccessiva assunzione di proteine animali possa essere un fattore di rischio per l’IPB. Gli uomini over 60 con un’alimentazione prevalentemente vegetale hanno una bassissima incidenza di IBP rispetto alla stessa fascia di popolazione che consuma maggiori quantità di proteine animali.

Del resto, secondo uno studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition (su oltre 26.346 partecipanti), una dieta vegetariana riduce di circa il 35% il rischio di sviluppare cancro alla prostata, rispetto ad altri regimi alimentari (non vegetariana, latto-ovo-vegetariana, pesco-vegetariana o semi-vegetariana).

Ridurre il consumo di latticini, formaggi e zuccheri

Secondo un recente studio, pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition, anche il consumo abituale di latticini con elevato o ridotto contenuto in grassi, i formaggi e il consumo di latte stesso, potrebbe influenzare negativamente lo sviluppo di IPB e di carcinoma prostatico.

Per la salute della prostata bisogna limitare fortemente l’assunzione di zuccheri (dolciumi, biscotti, bevande zuccherine, etc.); ridurre il consumo di farine e cereali raffinati sostituendoli con i rispettivi integrali. Questi alimenti, come è noto, favoriscono l’infiammazione sistemica, alla base di tutti i processi di ipertrofia e iperplasia dei tessuti. 

Ci sono anche i grassi buoni che aiutano

Utilizzare grassi buoni: olio extravergine d’oliva, ricco in vitamina E ed antiossidanti, olio di semi come canapa, lino, sesamo, zucca, etc.

Assumere alimenti ricchi in acidi grassi omega 3 (fortemente protettivi per la ghiandola prostatica): pesce azzurro, noci, olio e semi di canapa o di lino. Numerosi studi, infatti, hanno dimostrato che un elevato consumo di questi alimenti ha ridotto il rischio di sviluppare (e la mortalità) di cancro prostatico. Piccolissimi ma preziosi, ricchi in fibre vegetali, flavonoidi ed acidi grassi essenziali, i semi sono validi alleati della nostra salute. Quelli di lino spiccano come principale fonte di lignani e di acidi grassi omega-3; quelli di sesamo sono ricchi in zinco, minerale essenziale per la salute della prostata: secondo diversi studi, infatti, gli uomini affetti da IPB o carcinoma della prostata hanno livelli più bassi di zinco, fino al 75 % in meno, rispetto a soggetti sani.

Ridurre/ evitare il consumo di cioccolato al latte, peperoncino, pepe, crostacei e frutti di mare, alimenti con spiccate proprietà irritanti su prostata e vescica.

Alimenti protettivi per la salute della prostata

Avocado.

Peperoni e altri alimenti ricchi in vitamina C (frutti di bosco, spinaci, agrumi, etc.).

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Broccoli ed altre crucifere (verza, cavoli, cavolfiore, rucola, etc.) ricchi in sulforafano che riduce il rischio di IBP e cancro alla prostata.

Pomodori: una preziosa risorsa, se assunti cotti, per la ricchezza in licopene biodisponibile, una carotenoide che contrasta l’ipertrofia prostatica benigna e riduce il rischio di cancro.

L’efficacia del tè verde e dei semi di zucca

Tè verde, diffusamente consumato nei paesi asiatici dove l’incidenza (e il tasso di morte) di tumore alla prostata è tra i più bassi al mondo. Gli effetti sull’IPB non sono ancora chiariti mentre sembra esserci una associazione significativa tra consumo abituale di tè e ridotto rischio di cancro prostatico.

Semi e olio di zucca, già da tempo sono impiegati come rimedi naturali utili nel trattamento dell’IBP. I semi di zucca, infatti, sono ricchi in carotenoidi, zinco, magnesio, tocoferoli e beta-sitosteroli, questi ultimi strutturalmente simili agli androgeni, in grado di ridurre la conversione di testosterone nel metabolita maggiormente attivo e il legame di questo con il suo recettore, inibendo la crescita del tessuto prostatico. Si consiglia l’assunzione di 10 g/die di semi interi (non salati e non tostati) o macinati, o di preparati equivalenti (500 mg/die di estratto).

Anche alcune piante, così come diversi alimenti, sono particolarmente indicati sia in prevenzione che nel trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna (e in tutte quelle condizioni di infiammazione di questa ghiandola).

La forza inibitoria dell’ortica

Una pianta erbacea, originaria dell’Asia, ma diffusa, oggi, in tutte le regioni temperate del mondo. Nei rizomi e nelle radici troviamo i fitosteroli, lignani ed altre sostanze in grado di inibire il legame delle proteine che trasportano gli ormoni sessuali ai recettori prostatici, limitando così la crescita del tessuto indotta dagli androgeni. Inoltre queste sostanze sembrano in grado di inibire la conversione del testosterone in estrogeni riequilibrando il rapporto tra i vari ormoni. L’ortica esplica anche un effetto antinfiammatorio e immunomodulante e si è rivelato utile, in soggetti affetti da ipertrofia prostatica benigna, nel garantire un miglioramento dei sintomi associati.

La radice di ortica è indicata per trattamenti prolungati non inferiori a sei mesi, con effetti ancor più significativi se assunta in associazione con la Serenoa Repens. 

Serenoa Repens, antinfiammatoria

E’ una piccola palma che produce bacche di colore rosso scuro, di dimensioni simili ad olive, che ne contengono i principi attivi. Da diversi anni è largamente utilizzata nel trattamento dell’ipertrofia prostatica e dell’alopecia androgenetica (calvizia tipica dell’uomo). I suoi principi attivi sono in grado di esplicare un effetto anti-androgenico sia attraverso un’azione inibente diretta sui recettori del diidrotestosterone, che indirettamente, mediante l’inibizione dell’enzima che lo produce.

La serenoa, inoltre, è dotata anche di effetti antinfiammatori e spasmolitici sui muscoli delle vie urinarie, favorendo la minzione e contrastando i sintomi tipici dell’IBP. Questi effetti la rendono una importante risorsa naturale, con un azione paragonabile a quella della Finasteride (uno dei farmaci di elezione utilizzato nel trattamento dell’IBP) ma con una tollerabilità significativamente maggiore e rari effetti collaterali.

Il valore del Boldo per la salute della prostata

E’ una pianta sempreverde originaria del Cile e Perù. Le foglie (che contengono olii essenziali, flavonoidi e alcaloidi che le conferiscono proprietà disintossicanti), sono da sempre utilizzate nella medicina tradizionale popolare come stimolante delle funzionalità epato-biliare e gastro intestinali. Inoltre è in grado di coadiuvare diversi disturbi tipici dell’IBP: la dimetossi-diidrossi-aporfirina (contenuta nelle foglie del boldo) è un antagonista dei recettori adrenergici alfa 1 del collo vescicale e del tessuto prostatico, inducendo mio-rilassamento e favorendo lo svuotamento vescicale e il getto urinario.

Dott. Dario Amodio

Dietista – Biologo nutrizionista
Esperto (Master di II Livello) in Nutrizione clinica e Metabolismo
Esperto (Master di II Livello) in Oncologia Integrata
Docente e Coordinatore del master di II livello di Medicina integrata presso Università San Raffaele di Roma
amodio.nutrizione@libero.it
www.amodionutrizionista.it

 
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