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01 Ottobre 2020

Pubblicato il

L’Italia ai tempi del Coronavirus, tra barzellette e il calcio a porte chiuse

di Francesco Di Pisa

Se da una parte qualcuno ha avvicinato l'epoca del Coronavirus alla crisi finanziaria del 2008, altri raccontano la barzelletta di Gennaro...

Ecco dinanzi a noi, l'epoca straordinaria che stiamo vivendo, da un continente all'altro, l'epoca del globalizzante Coronavirus, emergenza delle emergenze che ci unisce, l'uno all'altro senza distinzione di lingua, razza, tranne per il colore della casacca della squadra di calcio. Vediamo perché: Il dramma non sono i morti, i focolai sparsi qua e là, il blocco dei voli dagli Stati Uniti, la chiusura delle scuole, il fermo dei porti, ma i calendari a singhiozzo del Campionato come i diritti della Rai sulla Coppa Italia e gli incassi milionari di alcune Società Sportive sulle partite.

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Ebbene sì. Grazie a Dio, davanti alla scelleratezza dei nostri Governanti che evidentemente non ci hanno capito nulla, imperano Internet, whatsupp, i social in toto, letteralmente scatenati in un susseguirsi di gag, barzellette, spunti satirici senza fine sull'evolversi del virus. Almeno quello ci fa sorridere tutti allo stesso modo, Paese stretto e lungo. Se da una parte infatti qualcuno ha drammaticamente avvicinato l'epoca del Coronavirus alla crisi finanziaria del 2008, con conseguenze drammatiche per l'intera comunità umana, altri hanno approfittato dell'occasione per sguinzagliare la barzelletta di Gennaro, il napoletano che organizza gruppi di cinesi per trovare prenotazioni al ristorante, o vende finti tamponi per isolarsi con pacchetti calcio Sky/Dazn/Netflix lontano da mogli petulanti e figli seccatori.

Questa è la giungla sorridente della nostra presunta civiltà, in cui il Governo e la Lega sono i protagonisti del balletto, del quaqquaraqquà mediatico, che naviga a vista e naufraga a vista: decretano, spostano, annullano partite di calcio, spaccando l'unità che ancora restava nel nostro Paese: quella su cui si fonda la Repubblica Italiana, non il lavoro bensì il calcio. Carta vince, carta perde. Partite a porte chiuse, partite a porte aperte. Inter contro Juve, Lazio contro Juve, Inter contro Juve. La contorta mentalità burocratica italiana ha escogitato un ridicolo sistema, e ancora una volta dimostrando – se ve ne fosse stato bisogno, il suo essere spietatamente farraginosa, accozzata e di parte, organizzando un perfettamente disorganizzato complesso che scontenta e non regge nessuno principio di univocità, univocità che in un'emergenza sanitaria nazionale sarebbe stata la sola soluzione. Fermare tutto, per tutti.

Invece no. Si procede a tentoni, a singhiozzo, come su tutto d'altronde. Leggi, leggine e regolamenti. Trasmettere partite di cartello come Juventus-Inter a porte chiuse, sarebbe stato un pessimo biglietto da visita per l'Italia nel "mondo", hanno sentenziato i poteri forti. Peccato che l'Italia, sia un Paese che i biglietti da visita ha finito di stamparli da decenni ormai e l'inchiostro della sua politica è quello simpatico, scherzoso dei bambini, invisibile come la sua statura.

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