06 Maggio 2021

Pubblicato il

L’angolo dell’umanista, il peso della grandezza

di Daniele Lorusso

Dal suo grembo sono nati, rispettivamente, Leonardo da Vinci e Mussolini, Pico della Mirandola e Berlusconi, Michelangelo Buonarroti e Totò Riina

Se si ha la passione per la riflessione razionale, per il pensiero, per la filosofia e, nello stesso tempo, si ha la ventura di essere nati italiani, di vivere e lavorare nel nostro Paese, non può che succedere, prima o poi, di interrogarsi sulla sorte di questa terra, sul suo destino singolare e stupendo, sul fatto che dal suo grembo sono nati, rispettivamente, Leonardo da Vinci e Mussolini, Pico della Mirandola e Berlusconi, Michelangelo Buonarroti e Totò Riina.

Il frutto più alto e quello più basso, tra quelli che possono sorgere dalla pianta della vita – se si vuole rievocare uno stupefacente passo di Nietzsche, al principio di “Ecce homo”.

I grandi italiani del passato sono sempre stati consapevoli di questa situazione abnorme e straordinaria, dolorosa e magica. Almeno tre snodi della nostra cultura, devono essere segnalati a questo proposito. Innanzitutto, gli spunti presenti nella “Divina Commedia” di Dante, a partire dal VI canto del Purgatorio, dove troviamo l’invettiva che ruota sui versi: “Ahi, serva Italia, di dolore ostello,…non donna di provincie, ma bordello!” (vv. 76-78).

Siamo all’inizio del 1300. In secondo luogo la conclusione del “Principe” di Machiavelli, che cita i versi della canzone “Italia mia, benché ʼl parlar sia indarno” di Francesco Petrarca. Siamo all’inizio del Cinquecento. Infine la canzone “All’Italia” di Leopardi, che apre i “Canti”. Siamo all’inizio dell’Ottocento. Questo per dire come, la situazione che ci troviamo di fronte oggi, affondi le sue radici in secoli lontani.

Certamente il Risorgimento, il costituirsi dell’unità nazionale e la nascita della Repubblica dalla resistenza al nazi-fascismo, sono stati due momenti di grande positività. Ma, nel passato recente, si fatica a trovare qualcosa di analogo. L’Europa potrebbe essere un elemento positivo, sul piano potenziale. Ma, come si accennava, noi siamo ancora alle prese con l’incertezza relativa alla nostra identità italiana, che non si risolverà certo con la nostalgia per il fascismo, con la passione per l’uomo forte e l’ossessione per la sicurezza.

L’unico progetto plausibile per il futuro, è quello che volesse lavorare ad un sistema di regole democratiche solido e condiviso, all’interno dello spazio europeo, dove destra e sinistra possano alternarsi e confrontarsi. Magari intuendo che stare accanto a Germania, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, può solo aumentare, e non diminuire, la forza e le opportunità di tutti e che la solidarietà, nei limiti del possibile, non è una perdita, ma una risorsa.

 
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