Ischia Film Festival 2026, i cortometraggi in gara accendono il Castello Aragonese

L’Ischia Film Festival 2026 presenta una selezione di cortometraggi che parla molte lingue e attraversa nove bandiere: Canada, Cina, Croazia, Cuba, Francia, Iran, Italia, Turchia e Zimbabwe
Di Fabio Vergovich
Ischia Festival: Remember, del regista turco Huseyin Kupeli
Ischia Festival: Remember, del regista turco Huseyin Kupeli

Dal 27 giugno al 4 luglio 2026 il Castello Aragonese ospita i dodici cortometraggi in gara alla 24ª edizione dell’Ischia Film Festival. Film brevi, provenienze lontane, temi forti: infanzia, guerra, memoria, desiderio, identità, lutto e riscatto.

Dodici cortometraggi internazionali nella cornice del Castello Aragonese

L’Ischia Film Festival 2026 presenta una selezione di cortometraggi che parla molte lingue e attraversa nove bandiere: Canada, Cina, Croazia, Cuba, Francia, Iran, Italia, Turchia e Zimbabwe. La rassegna diretta da Michelangelo Messina conferma una linea riconoscibile: raccontare i luoghi non come sfondi decorativi, ma come ambienti vivi, capaci di condizionare le scelte dei personaggi e di restituire allo spettatore una sensazione fisica di spazio.

Il pubblico che arriverà al Castello Aragonese troverà dodici opere compatte, diverse per tono e ambientazione, unite da una stessa attenzione alla persona nel momento in cui viene messa alla prova. In pochi minuti ogni film costruisce una soglia: un confine da superare, una casa da ricordare, una città che cambia volto durante la notte, una ferita privata che diventa racconto collettivo. Il cortometraggio, in questa edizione, non viene trattato come anticamera del lungometraggio, ma come forma autonoma e incisiva.

Rise e le storie di riscatto: quando la boxe diventa visibilità

Ad aprire idealmente il percorso è Rise di Jessica J. Rowlands, già visto al Tribeca. Il protagonista è un bambino cresciuto in una discarica dello Zimbabwe, deciso a non lasciarsi inghiottire dall’indifferenza. L’incontro con un maestro di pugilato appartato dà alla sua rabbia una forma, al suo corpo una disciplina, al suo desiderio di esistere una direzione.

La forza del racconto sta nel trasformare l’allenamento in una richiesta di riconoscimento. Il ring non è soltanto il luogo dello scontro: diventa il solo spazio dove il bambino può essere visto, misurato, ascoltato attraverso il movimento. È una storia di marginalità e presenza, costruita su un’idea semplice e potente: chi nasce in un luogo scartato non deve per forza restare fuori campo.

I film italiani: Sardegna, città notturne e cielo stellato

La selezione italiana porta a Ischia tre percorsi molto diversi. ’ENNA di Emanuele Prestileo affonda le radici in un ecovillaggio sardo sospeso sul mare. Un giovane e suo nonno si incontrano e si scontrano nel cuore di una notte decisiva. Al centro della storia c’è il bisso, la seta dell’acqua, arte antica custodita come un segreto fragile. Il film usa questa materia rara per parlare di eredità, orgoglio, distanza generazionale e legami che chiedono di essere compresi prima di spezzarsi.

Mambo Kids di Emanuele Tresca cambia atmosfera. Due amici inseguono gli ultimi misteri della propria città in una sera che lentamente perde luce. Il film lavora sul tempo dell’adolescenza e su quella sensazione particolare che precede la fine di una stagione: ogni angolo può sembrare importante, ogni scoperta può diventare l’ultima prima di crescere.

Con Comet in Coma, Carlo Puoti, Camillo Sancisi e Margherita Piazza portano in concorso l’unica opera animata. Lo scenario è quello lasciato dalla guerra fra Russia e Ucraina. Un soldato posa il fucile e guarda il cielo, recuperando per un istante la possibilità di immaginare altro. La scelta dell’animazione permette al racconto di restare sospeso fra macerie e stelle, dolore e desiderio di salvezza.

Confini, blackout e reti spezzate: il presente visto dal corto

La guerra torna in The Something di Silvio Cuomo, presentato in anteprima assoluta. Un giovane fuggito dall’Ucraina parte dalla Romania per consegnare oltre frontiera un pacco di cui ignora il contenuto. Il film costruisce tensione attorno a un gesto minimo, quasi ordinario, che in un territorio segnato dal conflitto assume un peso enorme. Il confine diventa luogo di dubbio, paura e responsabilità.

In Sueña Ahora, firmato da Gabriele Licchelli, Francesco Lorusso e Andrea Settembrini, il buio arriva con un blackout a Cuba. L’isola sprofonda nel nero e proprio lì emergono desideri, suoni e immagini interiori. La notte non è pausa, ma accelerazione emotiva. La mancanza di luce trasforma lo spazio quotidiano in una zona di apparizioni, dove il reale sembra cedere al sogno.

La francese Emilie Janin, con L’algorithme du lait caillé / The Algorithm of Curdled Milk, sceglie invece una commedia rurale dal retrogusto amaro. Un allevatore pieno di debiti taglia per errore la rete dell’intero paese e rovina l’occasione agonistica della figlia. La tecnologia, l’economia familiare e la vita di campagna si intrecciano in una favola aspra, dove un gesto sbagliato fa emergere tensioni già presenti.

Memoria e perdita: Turchia, Croazia, Iran

La mancanza attraversa in modo netto Remember del turco Huseyin Kupeli. Un uomo che ha perso i suoi cari in un incidente si rifugia in una realtà immaginata, dove l’attesa del loro ritorno continua a ripetersi. Il film racconta il dolore come una stanza mentale da cui diventa sempre più difficile uscire.

Il croato Rahlo / Shallow Ground di Jozo Schmuch, in anteprima italiana, porta lo spettatore a Vukovar. Una madre riabbraccia il figlio scomparso nella guerra, identico a com’era partito. Il ritorno impossibile diventa un gesto di amore e insieme una ferita aperta, capace di restituire tutta la forza della memoria quando la storia personale incontra quella di un Paese.

L’iraniano Zhen di Azam Hasanpour resta in un villaggio piegato dal fronte. Le lettere che una donna scrive ai soldati diventano una fiamma simbolica, un segno capace di restare anche dopo la sua morte. La parola scritta assume una funzione di cura, resistenza e testimonianza.

Dalla Cina ad Amman, le ultime tappe del concorso

Apes del cinese Benny Wang, in anteprima assoluta, segue un viaggiatore bloccato in un borgo remoto del sud-ovest della Cina. Lo spaesamento apre una riflessione sull’esserci, sulla percezione del luogo e sul modo in cui una presenza estranea può rivelare ciò che di solito resta nascosto.

Il canadese Ambush di Yassmina Karajah, presentato in anteprima italiana, chiude la selezione con una notte ad Amman. Un rave techno irrompe in un rione della città, Jana si getta nella folla dopo un periodo di sobrietà, Hasan aspetta sui tetti un incontro rimandato troppe volte. La musica, i corpi e l’attesa costruiscono un racconto urbano denso, capace di far sentire la città come un organismo in movimento.

L’Ischia Film Festival 2026 mette dunque in gara cortometraggi che chiedono attenzione, non per la loro durata, ma per la capacità di restituire un mondo in pochi passaggi. Dal Castello Aragonese, queste dodici opere porteranno al pubblico un cinema rapido solo in apparenza, costruito per lasciare domande precise e immagini difficili da dimenticare.

 
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