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12 Agosto 2022

Pubblicato il

Gallipedia. Voglio dire...

Intervista a Massimo Galli: “Vi presento ‘Gallipedia’. Vaiolo delle scimmie e Covid? Ecco la situazione…”

di Lorenzo Villanetti
"Il rischio che in autunno si debba affrontare una realtà non priva di spine, è tutt’altro che remota", avverte l'infettivologo
Massimo Galli
Massimo Galli

“Gallipedia. Voglio dire…” è il nuovo libro scritto da Massimo Galli e Lorella Bertoglio. L’infettivologo e già direttore del reparto malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, è intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni per presentarci l’opera, ma anche per discutere dell’attuale situazione legata al vaiolo delle scimmie e al Covid.

Massimo Galli
Massimo Galli

“La premesse necessaria è che il libro è fortemente merito della coautrice Lorella Bertoglio, che ne ha avuto l’idea, che ha formulato le domande, che è stata capace di ‘costringermi’ a parlare di un po’ di cose che mi riguardano direttamente e che probabilmente non avrei trattato, visto che non avevo intenzione di scrivere la mia autobiografia, né la mia auto-santificazione. Mi interessava parlare non tanto della mia storia, quanto della storia di una serie di malattie e di una quantità di problemi e microrganismi con i quali mi sono dovuto confrontare durante la mia carriera. Il libro cos’è quindi? È un insieme di storie che riguardano alcune mie storie personali, appunto. Ma soprattutto una serie di malattie infettive che in qualche modo l’hanno caratterizzata, senza dedicarlo interamente al Covid, che è presente in un paio di capitoli abbastanza corposi ma non è l’unico tema dominante. Il libro infatti non è un istant book, polemico o di critica politico-sanitaria nazionale ed internazionale. L’obiettivo era accompagnare i lettori a farsi le proprie idee su una serie di temi“.

Massimo Galli presenta “Gallipedia. Voglio dire…”

“Oggi stiamo parlando di vaiolo delle scimmie, che nel libro non ci può essere perché ovviamente non era un tema di prima grandezza tra quelli che mi è già capitato di poter vedere o vivere. Però in realtà ci sarebbe stato se avessi deciso di estendere al vaiolo delle scimmie il capitolo dedicato alle cosiddette infezioni emergenti, facendo riferimento a quell’epidemia che c’era stata negli USA nel 2003 come conseguenza dell’importazione di un grosso ratto africano come animale da compagnia. In un mondo globalizzato in cui abbiamo, tra l’altro, il commercio di una quantità di animali selvatici che entrano nelle nostre case come animali da compagnia, possiamo trovarci anche di fronte ad esperienze di questo genere. E anche la recente epidemia osservata in Europa, probabilmente a partire da un unico evento avvenuto alle Canarie, probabilmente ha come primum movens, cioè come primo elemento di diffusione, il contatto di una persona con un animale infetto. Questa è l’ultima delle vicende non inserite nel libro”.

Galli: “Nel libro ho parlato anche e soprattutto di HIV”

“Ma il libro ad esempio tratta di una serie di infezioni trasmesse da vettori, cioè da zanzare. E poi ovviamente ho dedicato un po’ di spazio anche ad altre cose: la grande epidemia di ebola del 2014/15. Ho parlato anche e soprattutto di HIV. Ho passato forse la parte preponderante della mia vita professionale a combattere HIV, ad assistere persone affette, a fare volontariato per la prevenzione dell’infezione. Ed è una delle cose a cui sono anche più emotivamente legato. Ma anche per certi versi quella parte di formazione professionale che nel tempo mi ha spinto a sviluppare sempre una maggiore attenzione alle persone, considerandone anche i punti di vista e i modi di essere. Perché altrimenti per uno che fa il medico è anche abbastanza pericoloso assumere un atteggiamento di chiusura in una torre d’avorio.

Quando mi chiamano virologo, io dico che faccio l’infettivologo di mestiere. Non perché il virologo non sia un lavoro nobile ma perché per virologia si intende quel settore della microbiologia che vede persone impegnate in attività prevalentemente di laboratorio. Mentre uno che fa il professore di malattie infettive e che lavora come infettivologo in un ospedale è un internista, è un medico, è un clinico, è uno che si occupa di malattie, si occupa di farmaci e come somministrarli. E l’infettivologo deve per forza occuparsi anche molto di epidemiologia e prevenzione. Ecco, questa è la ragione di un distinguo talvolta anche un po’ piccato, con tutto il rispetto”.

"Gallipedia, voglio dire..."
“Gallipedia, voglio dire…”

“L’idea del titolo è anche un po’ autoironica”

“Per quando riguarda gli aspetti personali sono sempre piuttosto meravigliato del fatto che possano interessare a qualcuno. Il titolo ‘Gallipedia’ è un titolo scelto da Lorella Bertoglio. All’inizio mi lasciava abbastanza perplesso però ho accettato perché l’idea è anche un po’ ironica e autoironica, voglio dire… Autoironico nel senso appunto di non volersi dare troppa importanza, anzi. Tentare forse di renderlo un po’ meno rigoroso. Troppe volte mi è toccato decostruire o rinnegare posizioni che venivano strumentalmente prospettate negando l’entità di una malattia che continuava ad avere determinate caratteristiche. Quindi da questo punto di vista ho avuto l’opportunità di poter parlare – sempre a ragion veduta su base di proiezioni sensate senza alcun condizionamento dovuto al fatto di dover posizionarmi in carriera, se non quella di servizio. Senza guardare in faccia a nessuno”.

“Vaiolo delle scimmie? C’è grande preoccupazione dopo lo shock dato dalla grande pandemia”

Vaiolo delle scimmie? È chiaro che dopo lo shock da cui non ci si è ancora ripresi dato dalla grande pandemia, la comparsa sulla scena di un altro tema come questo certamente ha creato sconcerto e grande preoccupazione. Tuttavia, non giustificata. La preoccupazione probabilmente è più in certi settori dell’opinione pubblica che oggettivamente nelle autorità sanitarie, questa volta giustificate nel non drammatizzare. Qualche parola di troppo magari è uscita fuori anche da qualche agenzia sanitaria, ma in linea di massima siamo di fronte a un virus a Dna, che si trasmette per contatto stretto. Sì, può essere trasmesso dalla saliva o da un colpo di tosse ravvicinato, però in termini di probabilità è un contatto stretto.

È un virus non particolarmente adattato alla nostra specie che però ha una buona diffusibilità. Non abbiamo mai avuto importanti epidemie anche se l’andamento degli ultimi anni, in particolare nella Repubblica democratica del Congo, non è particolarmente rassicurante. Ma comunque questo virus non è come quello del vaiolo, che era invece molto adattato alla nostra specie. E questo profondo adattamento ci ha consentito con un vaccino di debellarlo. Cioè non essendoci altre fonti in natura, nel momento in cui ne abbiamo liberato tutti gli uomini, il virus ha finito di circolare. Questo è un virus parente, abbastanza generalista nel senso che riesce a infettare specie diverse, ma che ha il suo serbatoio naturale in roditori selvatici africani. Quindi da questo punto di vista ha avuto anche meno occasioni di contatto con la nostra specie. Ovviamente più diventiamo penetrativi e invasivi in contesti naturali, più possiamo trovare sorprese”.

“Covid? La filiera di Omicron presenta una connotazione che ne fa un virus molto diverso da quello di Wuhan”

“Scenari futuri riguardo al Covid? I Paesi che hanno molte vaccinazioni, se non altro, hanno una discreta garanzia sul fatto di avere basse probabilità di grandi quantità di ospedalizzati e soprattutto di casi gravi. Resta il fatto che tutta la filiera di Omicron (da 1 per poi arrivare alle altre varianti 2, 3, 4 e 5 già sviluppate) presenta una connotazione che ne fa un virus molto diverso da quello originario di Wuhan. E questo ovviamente può avere delle implicazioni. Tra queste c’è una notevole capacità di aggirare il vaccino attualmente disponibile in termini perlomeno di trasmissione del contagio. In altre parole il vaccino che abbiamo ora, che ci ha consentito di evitare milioni di morti, attualmente non copre in maniera soddisfacente l’infezione. E necessità tra l’altro, soprattutto per le persone più fragili, di reiterazione della somministrazione in tempi abbastanza brevi (siamo qui a fare la quarta dose infatti…)”.

“Saremmo più sicuri con un vaccino più aggiornato”

“Da una parte saremmo quindi tutti molto più rassicurati se potessimo disporre di un vaccino più aggiornato. Dall’altra è verosimile che queste varianti omicron siano meno patogene e meno gravi, mediamente. La cosa un po’ allarmante è che dove si sono sviluppate le differenti varianti che sono partite con il filone omicron, abbiamo un tasso di vaccinazione molto basso (in Sudafrica c’è forse il 36-37% della popolazione che ha ricevuto almeno una dose di vaccino). Questo tipo di situazione è un po’ rischiosa, perché questa semi-immunità conferita da una vaccinazione insufficiente può anche contribuire all’emergere di ulteriori varianti. Questo è l’elemento che dà maggior esitazione nel manifestare ottimismi eccessivi per quello che accadrà in autunno. L’intenzione di molti governi di dichiarare la fine della pandemia per decreto è già stata palesata. E questo non va bene dal punto di vista delle giuste prudenze. Quindi il rischio che in autunno si debba affrontare una realtà non priva di spine, è tutt’altro che remota“.

“Libro occasione di lettura per chi ha voglia di informarsi su malattie che caratterizzano il nostro mondo”

“Tornando al libro, conclude Galli, “sottolineo l’importanza della coautrice. E che questa opera possa essere un’occasione di lettura per chi ha voglia di informarsi, più che dei miei fatti, di una serie di infezioni e malattie che purtroppo caratterizzano il recente passato, l’oggi e certamente anche il domani, di questo mondo globalizzato in cui viviamo, che aveva tre miliardi scarsi di abitanti quando sono nato e ne conta più di otto oggi”.

 

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