07 Agosto 2020

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Mes o non Mes?

Il MES per l’Italia oppure dovremo chiedere “Oro alla Patria!”

di Francesco Febbraro

Serve “oro alla patria”. E l’oro, cioè una immensa trasfusione di danaro liquido per fare ripartire l’economia, può darcelo solo l’Europa

Giuseppe Conte sul Mes per l'Italia alla Camera dei Deputati
Giuseppe Conte alla Camera dei Deputati

Siamo dunque arrivati al momento decisivo per il futuro del Paese e riguardo al Mes per l’Italia. Il Coronavirus ha chiamato gli italiani a misurarsi con due grandi sfide impreviste: combattere il virus e difendere l’interesse nazionale. Sul fronte del virus la battaglia, grazie all’impegno di tutti e con i debiti scongiuri, sembra volgere a nostro favore. Se il virus, oltre ad essere arginato, seguendo le regole dettate dai sanitari, finirà col decadere, per sua natura intrinseca, come sostiene il Premio Nobel Luc Montagnier o grazie al sole e al mare, come ipotizza una parte autorevole della scienza, possiamo essere ottimisti. Questo è “‘O paese d’o sole e ‘o paese d’o mare”: l’arma vincente è la nostra terra. Sul fronte dell’interesse nazionale l’azione è più complessa. In un precedente articolo ho auspicato che questa esperienza, drammatica ma affrontata con unità d’intenti, possa restituirci un confronto politico senza contrapposizioni ideologiche. Ma le ideologie sono dure a morire e i primi segnali, che arrivano dal confronto politico sul dopo emergenza, sono negativi. Lo scontro, manco a dirlo, riguarda il rapporto con l’Europa, perfida “matrigna” Grimilde, che starebbe per offrire, a Biancaneve Italia, la mela avvelenata. Le cose non stanno così, ma qualcuno tende a raccontare questa favola al popolo già disorientato, togliendogli perfino la speranza di vedere arrivare il Principe azzurro.

Ma è vero che il Mes per l’Italia è un capestro?

Contro l’Europa, che certo non ha brillato per amorevolezza verso l’Italia, si schierano ovviamente i cosiddetti “sovranisti”, che non propongono soluzioni, perché la loro soluzione è l’uscita dall’Europa. Per il loro fine utilizzano, come se nulla fosse, argomenti diametralmente opposti: “dall’Europa si deve uscire”, ma pretendono dall’Europa un prestito illimitato e senza contropartite; “l’Europa è governata da egoisti”, ma sono alleati di Ungheresi e Olandesi che, tra gli egoisti, sono i peggiori nemici dell’Italia; accusano il MES (meccanismo europeo di salvataggio) di essere “un capestro, che strangolerebbe l’Italia con le sue condizioni” ma non lo vogliono utilizzare nemmeno quando, come adesso, quelle condizioni non ci sono; vogliono “rivendicare la sovranità nazionale” ma non disdegnano l’ala “protettrice” di Putin. Insomma, fanno “ammuina”, come direbbero a Napoli.

Il significato di Patria e patriota

Sono un convinto, anche se critico, sostenitore dell’Unione Europea, ma mi ritengo anche un patriota. Patriottismo è una parola desueta in tempo di pace, ma non per questo priva di significato. Il dizionario indica nel patriottismo lo “strumento funzionale alla identificazione di ogni cittadino con la sua nazione” e ai patrioti si richiede di “anteporre gli interessi della nazione anche ai propri e a quelli dello stesso gruppo di appartenenza, fino al punto, in tempo di guerra, di mettere a rischio la propria vita”. Nel nostro caso, non si chiede a nessuno il sacrificio supremo, ma più semplicemente di anteporre l’interesse della Nazione a quello personale o di gruppo politico. Qual è in questo momento l’interesse primario dell’Italia? Quello di evitare il default economico. Insomma, servono soldi, tanti soldi, Serve “oro alla patria”. E l’oro, cioè una immensa trasfusione di danaro liquido per fare ripartire l’economia, può darcelo solo l’Europa. In più, quei soldi ci servono con urgenza, perché il tempo stavolta è nostro nemico.
Chiamateli come vi pare: MES per l’Italia, Eurobond, Ricovery bond, ma ci servono come l’aria che respiriamo. E per farceli dare ci servono alleanze, stima e fiducia reciproca, unione (europea) di intenti. Ecco perché parlare di “cappio”, “paesi nemici”, “fare da soli” alzando la voce, non ha senso. Avete mai visto qualcuno che ha bisogno di soldi battere il pugno sul tavolo di chi deve prestarglieli?

Dire No al Mes per l’Italia senza condizioni è irragionevole

Perché dire “No al MES per l’Italia”, se ci consente di avere, senza condizioni ed a un tasso vantaggioso, 35 miliardi da spendere per la sanità e tutto ciò che le gira intorno? Dicendo di no, quale sarebbe l’alternativa? La rinuncia al MES farebbe crescere la sfiducia degli investitori nell’Italia, lo spread aumenterebbe, bruciando così una parte dei 950 miliardi che la BCE ha già messo in campo, per sostenere anche l’Italia. Se sugli Eurobond non troviamo abbastanza alleati, dobbiamo trovare un’idea alternativa, che consenta all’Europa di sparare sul mercato il “bazooka” dei 3000 miliardi necessari per la ripresa. Altro che uscire dall’Europa! In questo momento, persino ripetere il “facciamo da soli” ci avvicinerebbe al baratro del default. Parliamoci chiaro, i soldi, da chi finanzia il nostro prestito, li troviamo solo se diamo garanzia di solidità e fuori dall’Europa saremmo spacciati. Bisogna farsene una ragione. In queste condizioni sarebbe, una follia, politica, storica ed economica. E poi, per finire dove? A chiedere i soldi, stavolta davvero a strozzo, alla Russia o alla Cina? Grande idea, molto patriottica. Che persino Berlusconi non condivide.

Sempre Italia – Germania, ma lo scontro sul Mes per l’Italia non è una partita di calcio

La partita con l’Europa, in effetti, è una partita con la Germania. Purtroppo, non è una partita di calcio, che secondo tradizione sarebbe più facile vincere. Questa partita si gioca sulla credibilità dell’Italia, cioè sulla capacità di cambiare tutto ciò che, finora, ci ha fatto diventare il fanalino di coda dell’Unione europea. La scarsa produttività, che ci contraddistingue da tempo; la burocrazia che ci impedisce di essere competitivi; la corruzione che tarpa le ali al Paese; l’evasione fiscale che impedisce di ridurre le tasse e penalizza tutti; l’incapacità di utilizzare i fondi europei per realizzare, e soprattutto ultimare, opere realmente utili; i nepotismi e i favoritismi che mettono degli incapaci, in quanto tali succubi del potere che li ha scelti, nei posti di comando delle aziende pubbliche. A ben vedere – e prescindendo dal desiderio di vederci in ginocchio da parte di chi ci invidia il nostro immenso patrimonio di cultura, biodiversità, fantasia e ingegno – si tratta di questioni non secondarie. Se ci pensate bene, chi vorrebbe prestare i soldi a un parente ricco, simpatico e affascinante che, tuttavia, da anni scialacqua il patrimonio di famiglia, senza il minimo segno di pentimento? E perché dovreste assumervi l’onere di garantire per lui?

L’Italia non è affatto un Paese debole, ma la nostra incapacità di migliorarci ci fa apparire deboli. E qui c’entrano poco Conte, Salvini, Renzi o Berlusconi. Il problema riguarda tutti noi, sia come popolo che individualmente. Per vincere questa partita, dovremmo presentarci al tavolo delle trattative tutti noi, insieme a Conte, con il nostro impegno collettivo. Unità di popolo, non populismo. Saremmo capaci? Dipenderà molto dai segnali che sapremo dare a breve.

Uniti per l’Italia deve essere l’imperativo

Il risvolto positivo del virus è stato quello di restituire valore e importanza a cose che per decenni abbiamo trascurato: la competenza, il merito e la professionalità; la capacità organizzativa e programmatoria; il lavoro, che produce beni e strumenti e, infine, ma non ultimo, il volontariato, al quale diamo attenzione e importanza solo quando l’impresa è disperata. Le diverse capacità dei Presidenti delle Regioni, Zaia e Fontana, per citare due della stessa parte politica, hanno dimostrato che nell’amministrare un territorio, la differenza non la fanno le ideologie o le appartenenze politiche, ma gli individui e la loro capacità di scegliere e programmare, utilizzando al meglio le risorse, le persone e le idee, senza troppe chiacchiere. Questo è molto europeo. Se sapremo rimanere su questa strada, abbandonando i vecchi vizi e trasformando in consuetudine l’eccezionale immagine di compattezza, capacità organizzativa, disciplina e determinazione, mostrate al mondo in questi mesi e che ci hanno fatto dire di essere “orgogliosamente italiani”, i nostri avversari, ammesso che ci siano, non avranno scampo e l’Europa sarà madre e non matrigna.

 

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