Guerra in Ucraina: sta vincendo la censura e il pensiero unico

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Scenari di guerra in Europa. Effetti e reazioni.

Lo scoppio della guerra con l’aggressione della Russia all’Ucraina esaspera le contraddizioni storiche Est- Ovest ed è foriero di gravi disastri per tutte le popolazioni del Continente. Mentre è ancora in corso l’emergenza pandemica, scoppia una guerra nel cuore dell’Europa.

Dalla pandemia alla guerra in Ucraina

Non è ancora finita l’emergenza della pandemia Sars-Cov2, per combattere la quale molti governi, tra cui il nostro, hanno a sproposito qualificato la loro azione come uno stato di guerra contro il virus; giustificando in questo modo tutte le decisioni prese, che hanno pesantemente limitato le libertà di noi cittadini sulla base della necessità,imposta “ope legis”, del distanziamento- isolamento sociale, che tanti guasti ha creato nella nostra vita privata e comunitaria. (1)

Danni collaterali, si potrebbe dire, della strategia unilaterale scelta, sempre giustificata dai risultati delle indagini e delle statistiche dei comitati di esperti, veicolati e propagandati dai media come l’unica via giusta perché scientifica ed obiettiva, oltre ogni ombra di ragionevole dubbio.

Guerra in Ucraina: niente affatto inaspettata

Ed ecco che improvvisamente, in modo inatteso per la maggioranza, ma non per gli analisti politico-militari, ci troviamo di fronte ad una vera guerra militare, innescata dall’attacco della Russia all’Ucraina che, seppur situata all’Est, è politicamente nel cuore dell’Europa.

Infatti, l’Unione Europea e la Nato si estendono oggi dalla Spagna ai confini dell’Ucraina. Quest’ultima ha chiesto di aderire ad entrambe le organizzazioni, sia quella politica dell’Europa che quella militare, organizzata e governata dagli Usa alla fine della II guerra mondiale.

Fino al 1989 la Nato arrivava ad includere la parte occidentale della Germania, divisa in due secondo il trattato di pace postbellico; la parte orientale era sede del governo della DDR (Repubblica Democratica Tedesca), sotto il controllo sovietico all’interno del Patto di Varsavia.

La Guerra Fredda e il Muro di Berlino

La divisione netta era rappresentata dall’ormai storico muro di Berlino: ricordiamo ancora i tanti tentativi di fuga da quel regime, spesso finiti nel sangue.

Entrambe le organizzazioni sono difensive sulla carta, ma espressioni della cosiddetta guerra fredda combattuta tra Occidente e Oriente con le armi della diplomazia e dello spionaggio militare, spesso anche economico.

Il mondo intero era diviso tra questi due blocchi, che avevano i loro alleati o sudditi, creati con regimi controllati (detti perciò regimi fantoccio) in Asia ed in Africa.

A quei tempi la Cina comunista di Mao si stava costruendo in modo isolato da questa logica.

Ad oggi, dopo essere stata ammessa all’ONU, la Cina vive una fase di espansione economica verso quello che era il Terzo Mondo, soprattutto l’Africa, ma anche l’America Latina, stipulando trattati di collaborazione per lo sfruttamento delle ricche risorse minerarie di quei Paesi e, a volte riuscendo a far imporre governi fantoccio. In tal modo è entrata nel gioco politico degli equilibri del mondo globalizzato, tanto da avere un potere paragonabile e forse superiore a quello delle vecchie potenze, Stati Uniti e Russia.

I patti che la Nato ha violato

Dopo la caduta, o meglio l’abbattimento del muro e ancor più dopo la grave crisi economica dell’URSS, che portò alla dissoluzione di essa (1991), c’era l’impegno dichiarato degli USA a non estendere la NATO oltre i confini orientali della Germania, dato che non esisteva più il Patto di Varsavia.

Invece, negli anni successivi aderirono all’UE e poi alla Nato dapprima i paesi dell’ex-Patto (Polonia, Romania, Ungheria) e successivamente quelli interni all’Unione Sovietica: Lettonia, Estonia, Lituania.

Ora, sotto la guida di Zelensky, l’Ucraina vorrebbe entrare nella Nato e nell’UE.

Era facile prevedere che un autocrate come Putin, che nei suoi anni di governo aveva risollevato le sorti della Russia, restituendole dignità di stato sovrano e di Potenza, non potesse sopportare una simile richiesta. Qualora fosse accettata, significherebbe avere le basi militari Nato ai propri confini.

Quando Kennedy reagì ai missili di Cuba

Giustamente si ricorda la dura reazione di Kennedy, il presidente americano più pacifista, al tentativo della Russia di installare missili sull’alleata Cuba nel 1963.

Si sfiorò l’inizio di un terzo conflitto mondiale, finché l’URSS non fece marcia indietro.

Pertanto, dopo il rovesciamento di un governo filorusso e l’instaurazione di quello popolare di Zelensky, Putin ha invaso l’Ucraina, che egli ora pretende anche di riannettere alla Russia, poiché i due territori hanno un’origine ed una storia comune.

Anzi, nella storia fu Kiev la prima capitale di un regno slavo agli inizi del Medioevo; la primazia passò nei secoli successivi al regno e poi all’impero di Mosca.

Ma i due popoli hanno radice etnica identica, lingua e cultura comune, lo stesso tipo di religione, quella ortodossa di origine bizantina.

Perciò quella in atto oggi è anche una terribile guerra fratricida.

Conseguenze politiche ed economiche della guerra nei paesi europei

Reazioni e iniziative popolari

Soprattutto per questo motivo, oltre alla giusta condanna dell’aggressione, che ricorda quelle precedenti dell’ex-URSS all’Ungheria nel 1956 e ancor più alla Cecoslovacchia nel 1968, l’Europa dovrebbe fare il massimo sforzo per fermare il conflitto e cercar di mediare le questioni che contrappongono Russia ed Ucraina.

Invece, memori anch’esse del motto di Bismarck: la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi, Germania, Francia e Italia hanno dichiarato di appoggiare le rivendicazioni di Zelensky con l’invio di armi. A seguire, l’intera UE per bocca della Von Der Leyen.

L’articolo 11 della nostra Costituzione ripudia la guerra

Per quanto riguarda il nostro paese, sembra che tutti i politici abbiano dimenticato che la nostra Costituzione ripudia la guerra; il premier Draghi ha fatto la dichiarazione più dura, pensando di essere (come gli estimatori e adulatori dicevano) il Leader dell’UE, mentre invece non è neanche stato ammesso agli incontri riservati tenutisi tra Macron e Scholtz.

Così, un altro effetto non irrilevante della reazione muscolare europea è il forte riarmo della Germania, che non solo i russi temevano.

Adesso che tutti i politici nostrani, dai più importanti a quelli di mezza tacca, invocano la costituzione di un esercito europeo, chi pensano che ne avrà la direzione politico-militare?

Al solito, l’asse franco-germanico, al quale gli altri (noi in particolare) saranno soggetti; inoltre, codesta direzione non sarà affatto indipendente dal volere dell’Impero Usa.

Cosicché noi saremo il solito vaso di coccio tra quelli di vetro.

I rapporti tra Italia e altre nazioni

In sovrappiù saranno gravemente inficiati i nostri rapporti, non solo economici, con altri paesi al di fuori dell’UE, dai quali importavamo materie prime ed energia e nei quali esportavamo i nostri manufatti. Infatti, già stiamo patendo noi per le sanzioni economiche imposte alla Russia: da alcuni giorni soffriamo di aumenti continui del prezzo del gas, che ci forniva la Russia, e di un incremento stratosferico (fino al 60 %) del grano, che importavamo in gran quantità dall’Ucraina.

Intanto si è avviato un esodo di dimensioni più che bibliche dall’Ucraina: milioni di persone di ogni età che si dirigono verso di noi ed i paesi dell’UE.

La solidarietà e l’accoglienza

Per fortuna, al di là di ogni dichiarazione di facciata ed impegno del nostro governo, si è aperta una vera gara di solidarietà nella nostra popolazione, sia nel raccogliere medicinali e generi di prima necessità da inviare agli ucraini in patria, sia nell’organizzare l’accoglienza di coloro che arrivano.

Questo è un fenomeno nuovo, che butta giù i diffusi vecchi preconcetti verso gli stranieri; ma gli ucraini per noi non lo sono, perché ormai da decenni gli uomini vengono da noi a lavorare nell’agricoltura e nell’edilizia; le donne ad assistere i nostri anziani e malati.

I media: propaganda e mistificazione

L’informazione stampa-Tv è ridondante e mistificatoria, più di quella fatta per i problemi della

pandemia. Le élites vogliono imporre il pensiero unico politicamente corretto e mettono alla

gogna chiunque osi fare un’analisi diversa dei problemi.

Infine, tutti ne parlano sui social; la stampa e la televisione fornisce informazioni in continuazione sull’andamento della guerra e delle condizioni degli sfollati nel loro cammino.

L’informazioni a senso unico che condanna ogni analisi dei fatti

Però, dobbiamo sottolineare che l’informazione cosiddetta mainstream è del tutto a senso unico e fuorviante. Essa condanna nettamente, com’è giusto, l’aggressione russa al popolo ucraino.

Ma nello stesso tempo critica aspramente chiunque tenti di fare un ragionamento più ampio sull’origine e le sorti della guerra, nel tentativo di trovare anche una via d’uscita che soddisfi qualche esigenza delle parti in conflitto e ponga fine allo spargimento di sangue.

Si arriva anzi alla deformazione più arbitraria del pensiero altrui, spesso allo stravolgimento di esso, per tacciare l’autore di servilismo e giustificazione nei confronti dell’operato di Putin; come è avvenuto per esempio a Cacciari, messo dal giornalista Riotta, su Repubblica, nella lista nera degli amici di Putin per una vecchia considerazione sull’annessione della Crimea. Al che il filosofo ha giustamente reagito in un’intervista su Il Fatto Quotidiano.

In sostanza, sulla stampa e in Tv si è innescato lo stesso tipo di allineamento servile verso il governo che si era avuto per la pandemia, quando se qualcuno, pur accettando la necessità dei vaccini, osava porre dubbi e interrogativi, veniva immediatamente etichettato come no-vax.

E’ accaduto a molti, tra cui sempre il nostro Cacciari.

La piaga del Pensiero Unico anche nella tragedia della Guerra

Nel caso della guerra si è aggiunto un altro deleterio comportamento da pensiero unico.

Infatti, si è arrivati al punto di allontanare dal lavoro grandi artisti russi, per non aver condannato esplicitamente la politica di Putin; come accaduto alla soprano Netrebko, esclusa dalla Turandot di Puccini al Metropolitan di New York.

Ancor più, impedendo (alla Bicocca di Torino) ad un Docente di tenere un seminario su Dostoevskij, si è giunti alla denigrazione della grande letteratura russa.

Come se il semplice fatto di apprezzarla significasse connivenza con il regime di Putin!

Rapporto storico tra la cultura russa e quella dei paesi europei occidentali.

L’ostilità preconcetta dei corifei della globalizzazione finanziaria nei confronti della storia

e della cultura cristiana.

Lo scambio culturale tra cultura rossa e occidentale

Eppure, c’è sempre stata un’influenza reciproca tra la cultura russa e quella dei paesi occidentali.

Per quanto riguarda chi scrive ammiro ed apprezzo il cristianesimo di Tolstoj e Dostoevskij più di quello del nostro Manzoni. Quest’ultimo esprimeva la concezione cattolica borghese secondo la quale gli umili dovessero confidare nella Provvidenza e affidarsi alle cure di persone di rango elevato per migliorare la loro condizione.

Invece per i russi l’individuo ha un rapporto diretto con Dio, è responsabile delle proprie azioni, di cui sconta la pena anche sulla terra, fino a redimersi. Ricordiamo che Dostoevskij fece anche parte del movimento nichilista, antizarista e antiautoritario all’epoca.

Ma parlare di fede, o soltanto di cultura religiosa nell’Europa occidentale oggi non ha più senso; infatti, le grandi nazioni cristiane protestanti (Germania) e cattoliche (Francia) hanno disconosciuto la nostra origine storica e culturale, avendo scritto nei principi dell’Unione:” ..la nostra cultura deriva da quella greco-romana e dall’Illuminismo…”.

Saltando a pie’ pari tutta la storia cristiana che, anche con il male delle guerre di religione, ha formato l’Europa così com’è.

Dall’Europa cristiana all’Europa monetaria

Chissà, forse i fondatori dell’UE la volevano soltanto monetaria; magari pensano che la religione islamica, alla quale sono appecoronati, sia più pacifista (sic!).

Quello che più interessa i governanti di Bruxelles ed il nostro misero governo è la redistribuzione e l’accentramento della ricchezza mondiale in poche mani: le grandi holding finanziarie e le big Tech.(2)

Al contrario, ai popoli interessa la redistribuzione della ricchezza e la giustizia sociale.

Purtroppo, molti non se ne rendono conto, a causa della pervicace manipolazione delle coscienze operata proprio tramite la comunicazione ridondante, stravolta e stravolgente (fake).

(1) vedi: Il Covid giustifica nuove misure restrittive…, 27 novembre 2020

(2) vedi: Discorso di fine anno del Premier…, 31 dicembre 2021