28 Luglio 2021

Pubblicato il

Giovani e sport, binomio vincente

di Redazione

Alla Sala d'Onore del CONI "14-19 [email protected]"

E’ un Marco Perissa d’attacco quello che ha aperto l’evento “14-19 [email protected]oggi, presso il Salone d’Onore del CONI. Senza mezzi termini, infatti, il giovane e determinato presidente dell’OPES (Organizzazione Per l’Educazione allo Sport), si è scagliato contro la sedentarietà della stragrande maggioranza dei giovani italiani e, soprattutto, contro il precoce abbandono della pratica sportiva dei ragazzi. Elementi che, sempre secondo Perissa, sono una miscela letale per gli adolescenti del Bel Paese poiché  uniti alla vita frenetica ed alla ormai nota e deprimente assenza di valori “sani”. Questa mistura tossica altro non fa che spingere molti adolescenti a perseguire stili di vita pericolosi, scanditi dall’eccesivo tabagismo, dalla ludopatia, dalla tossicodipendenza e dalla noia che, a sua volta, ingenera nei più giovani tendenze spaventose verso la violenza contro il prossimo.

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La parola chiave di tutto il suo discorso è, senza alcun dubbio, “tasso di sedentarietà”.  Sì, il suo lungo ed interessantissimo intervento si è costruito intorno a questo insieme di parole. Snocciolando con estrema competenza i dati dei più attendibili studi sociologici sul mondo giovanile, Perissa ha dimostrato quanto questo termine sia imprescindibile per comprendere le dinamiche comportamentali dei moderni adolescenti. Stando a quanto riportato dal presidente dell’OPES questo famigerato tasso di sedentarietà, vale a dire la percentuale di giovani inattivi dal punto di vista sportivo tanto amatoriale quanto agonistico, in Italia, è tre volte superiore alla media dell’eurozona. Ed è per questo che nel nostro Paese si ha una quantità cosi elevata di giovani adolescenti vittime delle degenarazioni sopra citate.

La “colpa” non è solo dei giovani che abbandonano lo Sport o che proprio non lo praticano, ma è anche dello Stato che, attraverso la scuola dell’obbligo, dedica poche ore all’attività fisica, quella che per tutti noi è nota con il nome di Educazione Fisica, e non fa appassionare gli studenti adolescenti alle varie discipline sportive continua il Presidente dell’Ente sportivo.

Perissa, nel corso del suo intervento, ha poi spiegato il perché del nome curioso che è stato dato al progetto. Quel 14-19 altro non è che la fascia di età dei giovani italiani che più di tutte pratica in modo sistematico l’attività fisica. Parliamo del 54% di giovani di età compresa tra i quattordici ed i diciannove anni, mica di percentuali risibili. Si può quindi dire, e Perissa lo ha ribadito più volte, che quei due numeri messi insieme sono un simbolo. Ma forse, più che un simbolo, sono una speranza; la speranza di raggiungere quelle percentuali di partecipazione sportiva in tutte le fasce di età.

Il Presidente dell’OPES non ha mancato ovviamente l’occasione di ribadire quanto lo Sport sia un veicolo ed un catalizzatore di sani princìpi e di alti valori morali, sia il vero antidoto a quel vuoto valoriale prodotto dalla nostra società cosi spietata e senza scrupoli e sia la vera ancora di salvezza per gli adolescenti che crescono senza “fari”, senza più punti di riferimento validi.

Tra tutte le frasi dette da Perissa a supporto di questa tesi spicca: "La cultura dello sport porta alla valorizzazione delle diversità all’interno di una squadra”. Quante volte in un team, in una squadra, sia essa sportiva o di lavoro, si giunge alla vittoria grazie alle diverse qualità dei componenti del gruppo?

Oppure: "Integrare la fatica del campo sportivo con lo 'studio' dello sport fa crescere i ragazzi e li rende uomini veri". E' vero, poiché dalle regole delle discipline sportive, se opportunamente capite ed assimilate, si possono trarre delle preziosissime norme di vita. Il non rubare un punto, il non commettere un fallo apposta  per penalizzare l’avversario e il considerare lo sfidante in un torneo come solo un avversario e non un nemico faranno sì, inevitabilmente, che il ragazzo diventi un individuo capace di essere corretto e civile in qualsiasi circostanza lo metta la vita.

In conclusione del suo discorso Perissa chiede che il mondo della scuola ascolti la voce del mondo dello sport e che il primo, con una perfetta sinergia, metta il secondo nelle condizioni di poter svolgere la sua innata funzione di educatore delle giovani generazioni.

Se Perissa ha battuto il chiodo sulla sedentarietà e sul valore dello Sport, il presidente del CONI Giovanni Malagò, altrettanto energicamente si è lanciato sugli aspetti più tecnici della questione dello Sport in Italia e sulle funzioni che dovrebbe avere un dirigente sportivo."E' triste che un dirigente sportivo diventi un burocrate e non si occupi realmente dello sport accogliendo, per promuoverlo, i ragazzi che lo praticano quotidianamente" – queste le parole d’esordio del presidente.

Non si tratta di una lamentela, ma dell’amara considerazione di come viene ridotto il suo ruolo dallo Stato. E ha perfettamente ragione a dirlo pubblicamente, il suo compito è quello, in un certo senso,  di guidare ed incoraggiare gli atleti e di “contagiare”, usando una delle parole più quotate nei discorsi dei due Presidenti, quelli futuri oltre, ovviamente a rappresentare tutte le discipline sportive.

Severo è il giudizio sulla scuola dell’obbligo colpevole, a suo dire, di aver una concezione antiquata dello sport; la stessa denominazione “Educazione Fisica”  appare vecchia e stantia: "Se il reclutamento degli atleti non parte anche dalla scuola, basata purtroppo sul vecchio concetto di Educazione Fisica, si perdono tanti 'Mennea' ".

Ma il j’accuse di Malagò contro lo scarso interesse della stato verso lo sport non si ferma qui: "Lo sfacelo delle strutture statali crea dei gap, delle difficoltà economiche che a loro volta rallentano le procedure di reclutamento".

Ma non piovono solo critiche, Il Presidente del CONI, infatti, in chiusura del suo appassionato intervento, rende ufficiale la proposta più interessante mai lanciata dal mondo dello sport: la creazione di scuole dove finalmente lo sport trovi la sua dignità di materia fondamentale. Sembra fantascienza ai nostri occhi, ma non si è mai visto un presidente del CONI cosi determinato e chissà se un sogno di molti sportivi può diventare realtà. L’entusiasmo dei rappresentanti delle discipline sportive definite “mediaticamente meno importanti”, venuti come delegati in questa manifestazione, è stato visibile sui loro volti durante tutta la durata dell’evento.

Tocca a Perissa chiudere la manifestazione, annunciando la creazione di un’applicazione per cellulare, dedicata ai giovani atleti, dove questi si possono scambiare opinioni sugli sport che praticano e magari convincere i loro coetanei più sedentari a partecipare agli allenamenti.

Riusciranno il CONI e l'OPES nel loro proposito? Lo scopriremo solo il 20 settembre con la seconda edizione della manifestazione.

 
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