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03 Dicembre 2021

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Giorni sacri: perché venerdì in Moschea, sabato alla Sinagoga, domenica in Chiesa?

di Marcello Catalano
Sono i giorni sacri delle grandi religioni monoteiste. Ma perché in Moschea è il venerdì, in Sinagoga il sabato e la domenica in Chiesa?
Vaticano
Vaticano

Venerdì in Moschea, sabato alla Sinagoga, domenica in Chiesa. Sono i tre giorni sacri delle grandi religioni monoteiste. Ma perché nell’islam il giorno sacro è il venerdì, per gli ebrei il sabato e per i cristiani la domenica?

Il weekend è per lo spirito

Nell’Antico Testamento, un insieme di libri che accomuna sia ebrei sia cristiani e in qualche modo anche i musulmani, in Genesi 2:2–3 si legge “Il settimo giorno, Iddio compì l’opera che aveva fatta, e si riposò il settimo giorno da tutta l’opera che aveva fatta. E Dio benedisse il settimo giorno e lo santificò”.

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Verrebbe quindi da pensare che i cristiani, che consacrano a Dio la domenica, siano gli unici a rispettare quanto scritto nella Bibbia. In realtà non è così. Vediamo perché.

Il settimo giorno della settimana è il sabato e non la domenica. Non a caso nella lingua ebraica e in quella araba i giorni della settimana si contano a partire dalla domenica chiamandoli con i numeri 1, 2, 3, 4, 5, 6 e 7 ognuno nella rispettiva lingua.

Il giorno uno è la Domenica

In arabo, per esempio, con il termine « yawm al’ahad “, “giorno uno “, si indica appunto la domenica. Il numero sette in arabo si dice “sebaa” da cui il sabato che si chiama “alsabt”. Anche nella lingua ebraica il sabato si indica con il numero sette ed esprime al contempo il concetto di “smettere” o “cessare”.

In realtà solo gli ebrei rispettano il vero giorno che nella Bibbia è consacrato al Signore. Ma allora perché per i musulmani questo giorno coincide con il venerdì e per i cristiani con la domenica?

Nel Corano, il libro sacro dell’islam, non ci sono molti riferimenti al venerdì se non giacché è considerato da Allah il giorno migliore durante il quale pregare insieme.

Anche per questo in arabo il venerdì si dice Joumouaa, che significa giorno dell’aggregazione.

L’Islam e il venerdì

Le fonti storiche ci dicono che molto probabilmente il profeta Maometto scelse il venerdì come giorno destinato alla preghiera, quella più importante fra tutte, perché il venerdì era il giorno in cui gli ebrei si recavano al mercato e poiché anche i beduini erano commercianti vi si riunivano anch’essi per vendere o comprare. Quale migliore occasione dunque per far si che tanti fedeli musulmani si trovassero riuniti in gran numero nello stesso luogo lo stesso giorno.

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E per quanto riguarda i cristiani? Perché proprio la domenica? Nel cristianesimo molte date sono storicamente un tentativo di conciliare le esigenze pagane dell’antica Roma con quelle della nuova religione dei seguaci di Cristo. Per questa ragione è stato scelto il 25 dicembre come data di nascita di Gesù perché questo giorno era già considerato una festività nella Roma dei Cesari. Era, infatti, il giorno dedicato al Dio Sole (Dies Natalis Solis Invicti) e trovava corrispondenza nel culto del dio Mitra, particolarmente in voga a quei tempi, anch’esso identificato col sole.

Al dio sole era dedicata la domenica

Anche la domenica era il giorno dedicato al Dio Sole (Solis Invicta) e l’imperatore Costantino stabilì che dovesse essere anche per i cristiani il giorno di riposo consacrato a Dio. Noi la chiamiamo domenica da dies dominicus (giorno del signore). Così fu stabilito dall’imperatore d’oriente Leone I nel 486 che la decretò festa definitivamente ed esclusivamente cristiana e non più anche pagana. I barbari mantennero però il legame del nome col dio sole tant’è che in inglese domenica si dice Sunday ed in tedesco Sonntag (giorno del sole).

Vi sono tuttavia anche molte analogie che accomunano le tre grandi religioni, come il fatto di venerare gli antichi profeti del Vecchio Testamento come Noè, Mosè, Abramo e lo stesso Gesù che è considerato, per i musulmani, il più grande profeta dopo Maometto.

Nell’Islam è vietato consumare carne di maiale così come lo è nella religione ebraica. E analogamente agli Ebrei, anche i musulmani maschi vengono circoncisi alla nascita. Non è così per i cristiani sebbene anche Gesù fu circonciso otto giorno dopo essere venuto al mondo. La pratica della circoncisione fu abolita nel cristianesimo da Paolo di Tarso, per sottolineare come il cristiano non doveva essere necessariamente considerato degno e pio solo se rispettava la legge mosaica, ma lo era a prescindere, perché Dio ama tutti.

Forse se San Paolo avesse tralasciato questo aspetto, oggi anche tutti i maschietti cristiani sarebbero circoncisi con tutti i benefici igienico-sessuali che questa pratica offre. Parola di cristiano circonciso.

Il nome dei profeti

Un altro aspetto curioso è quello legato al nome dei profeti che nei paesi musulmani sono diffusamente utilizzati come nomi propri di persona: Moussa (Mosé), Brahim (Abramo), Ismael e lo stesso Mohammed (Maometto) sono nomi comunissimi fra i musulmani di oggi. Da noi in Italia sono rari gli uomini che portano il nome di Abramo, Noé o Ismaele e nessuno chiamerebbe il proprio figlio Gesù. Tuttavia nei paesi latini il nome Jesùs è diffusissimo come lo è Kristos in Grecia.

Alcune abitudini poi sono completamente diverse anche se riconducibili alla stessa circostanza.

Se esistesse un posto, un luogo sacro di preghiera, comune a Islam, ebraismo e cristianesimo, assisteremmo a una scena un po’ curiosa. All’ingresso di questo ipotetico tempio comune, i musulmani si sfilerebbero le scarpe, gli ebrei si coprirebbero la testa e i cristiani invece si toglierebbero il copricapo prima di accedervi. Questi gesti, differenti fra loro ma accomunati dal luogo in cui vengono svolti, esprimono un atto di rispetto.

Gli atti di rispetto

La scarpa impura poiché la suola è sporca, non deve calpestare il suolo sacro della moschea in cui si prega. Il cristiano si toglie il copricapo (simbolo nel passato di appartenenza ad un rango sociale alto) in segno d’umiltà. L’ebreo pone sulla propria testa la kippah in segno di sottomissione a Dio. Anche i Musulmani pregano col capo coperto in segno di riverenza nei confronti di Dio che guarda dall’alto.

A tal proposito esiste un racconto che risale al XV secolo, durante le guerre cristiano-ottomane, allorché Maometto II inviò alcuni messaggeri alla corte di Vlad III, anche noto col nome di Dracula, per esigere l’annuale tributo in denaro dovuto dalla Valacchia. Vlad, che non conosceva questa usanza che al contrario esprimeva rispetto, uccise i messaggeri poiché non si erano tolti il turbante in sua presenza facendo inchiodare i copricapi al cranio delle vittime.

Triste pensare che nonostante il monoteismo simboleggiato dalla mezza luna dell’Islam, dalla stella a sei punte dell’Ebraismo o dalla Croce cristiana riconosca in Abramo il comune capostipite, da oltre mille anni musulmani, cristiani ed ebrei non riescano a trovare il modo di convivere in pace in quella terra, che va dal Libano alla Penisola Arabica, in cui il medesimo Dio si è rivelato più volte nei secoli.

In memoria dell’amico Omar Camiletti

 
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