17 Settembre 2021

Pubblicato il

La versione di Cesare

Era un’altra Italia quando la DC affrontava l’emergenza abitativa

di Redazione
Per combattere l’emergenza abitativa la Democrazia Cristiana introdusse agevolazioni fiscali a chi accedeva a un mutuo per la prima casa
Roma centro storico
Roma centro storico

Quando una classe politica formata da figure competenti e autorevoli sapeva affrontare i problemi degli italiani e risolvere con proposte legislative appropriate e incisive. Per combattere l’emergenza abitativa la Democrazia Cristiana, già dagli anni cinquanta, introdusse agevolazioni fiscali per chi accedeva a un mutuo per l’acquisto della prima casa.

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La proprietà immobiliare

Una strategia ideologica che voleva nella promozione della proprietà immobiliare uno strumento di integrazione delle classi medie e popolari nella società capitalistica e sottraendole all’ideologia comunista. In quel periodo esisteva il fondo GESCAL alimentato da una trattenuta forzata sulla busta paga. Il gettito veniva utilizzato per finanziare la costruzione di nuovi alloggi di edilizia economica popolare. Con il tracollo della prima Repubblica, causato da un intervento golpista di parte della magistratura, questo fondo fu cancellato. Era il 1998.

La gestione dell’edilizia sociale passò nelle competenze delle regioni, che in assenza di contributi statali, hanno finanziato l’edilizia pubblica in modo fallimentare.

L’abbandono dei centri storici

Oggi anziché destinare somme alle città e ai comuni con una crisi abitativa conclamata, erogano risorse a pioggia ai piccoli comuni dove non esiste alcuna crisi abitativa. A volte è difficile capire le vere motivazioni che inducono una classe politica di incapaci ad assumere queste cervellotiche decisioni. Sono interventi che causano un crollo vertiginoso del valore degli immobili oltre a contribuire allo svuotamento dei centri storici.

Molti sindaci anziché proporre una politica attiva per il recupero dei centri storici, quasi totalmente abbandonati, hanno la bramosia del cemento, causando danni irreparabili anche all’ambiente, oltre che alla proprietà privata. Perché le regioni applicano questi criteri insensati? Cosa realmente si nasconde nell’assegnazione di milioni di euro a chi non ne ha necessità? Chissà, forse nei piccoli centri è più semplice regolamentare le consulenze? Una volta quelle consulenze avevano un altro nome.

Cesare Giubbi

 
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