07 Agosto 2020

Pubblicato il

Memorabili

Document dei Rem esce nel 1987. E’ il disco della quarantena di oggi

di Massimo Giorgi

Oggi il disco della quarantena è Document dei Rem, in cui troviamo ancora lo stile inconfondibile del loro periodo indipendente

REM, Document, i dischi della quarantena
REM, Document

Document dei Rem esce nel 1987. Attivi dal 1980 entra subito nei cuori degli ascoltatori del circuito delle college-radio americane. E’ trainato dal singolo Radio Free Europe tratto dall’album d’esordio Murmur. Nel giro di poco tempo i Rem segneranno il loro successo con Fables Of Reconstructions, Life’s Rich Pageant e Document. E consolideranno una fama che in breve tempo consentirà alla band di fare il grande salto sulle major. In Document dei Rem, troviamo ancora lo stile inconfondibile del loro periodo indipendente, che incroceremo per un’ultima volta sul successivo Green. Poi arriverà Out of Time e il capolavoro “adulto” Automatic for the people. Nell’album un radicale cambio di approccio al modo di fare musica  li trasformerà in vere e proprie rockstar. Approccio che personalmente ho sempre maldigerito.

Document dei Rem, meno criptici, più impegnati

In questo disco per la prima volta  i testi di Michael Stipe cominciano a farsi meno criptici, più centrati e più politicamente impegnati. Come in Finest worksong dove vengono affrontate le tematiche del lavoro. In Welcome to the occupation i Rem descrivono velatamente i poco ortodossi metodi di persuasione, triste marchio di fabbrica delle dittature sudamericane. In  Exhumhing McCarthy nominano senatore McCarthy, quando probabilmente hanno voglia di parlare della minaccia comunista propagandata dall’allora presidente Ronald Reagan. Abbiamo Strange, una cover dei Wire, a precisare che i nostri hanno ancora i piedi be saldati nel post punk. King of Birds filosofeggia sul saper camminare sulle spalle dei giganti. The one I love, il primo singolone strappalacrime ad entrare in top ten negli USA. Svetta su tutte però l’apocalittica e irresistibile It’s the end of the world (as we konw it). Qui Michael Stipe canta con la tecnica del flusso di coscienza prendendo a modello il  Bob Dylan di Subterranean Homesick Blues. Questa canzone diventerà una delle loro canzoni più conosciute e verrà saccheggiata dall’industria pubblicitaria e cinematografica. Il verso del ritornello “è la fine del mondo come lo conosciamo, e io sto bene” ci fornisce un amaro aggancio con la realtà che stiamo vivendo.

 

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