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02 Dicembre 2022

Pubblicato il

Dal Vaticano falsa lettera di Mons. Gänswein a don Minutella. Tragico autogol dei pro Bergoglio

di Andrea Cionci
Due fogli: uno con il testo in tedesco, e uno in italiano: “il Papa emerito recita la messa in comunione con papa Francesco ed è addolorato del fatto che il «signor» Minutella sia scismatico e prega per il suo ravvedimento”
Don Minutella
Don Minutella

Povero Don Minutella, quanta cattiveria deve subire. Ma nulla rimane impunito, dato che il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi. In questo caso, fa le lettere, ma non le buste, e soprattutto fa i destinatari, ma non i mittenti.

Durante la trasmissione di oggi su Radio Domina Nostra, il teologo palermitano invalidamente ridotto allo stato laicale, da anni fedele a Benedetto XVI, ha mostrato, fronte-retro, una lettera presuntamente ricevuta ieri da Mons. Gänswein. Don Alessandro ha espresso qualche dubbio sull’autenticità, ma il documento ha gettato un certo sconcerto nelle file del Piccolo resto.

Due fogli: uno con il testo in tedesco, presumibilmente a beneficio dei preti germanici del Sodalizio Sacerdotale Mariano raccoltosi intorno a don Minutella, e uno in italiano.

L’intestazione sembra proprio quella, con lo stemma dell’arcivescovo di Urbisaglia e il testo dice che “il Papa emerito recita la messa in comunione con papa Francesco ed è addolorato del fatto che il «signor» Minutella sia scismatico e prega per il suo ravvedimento”.

Proprio le frasi giuste per tagliare le gambe a don Minutella in procinto di partire per il tour.

Ma la risposta arriva con tre mesi di ritardo; la firma è fatta a inchiostro e si rifà goffamente a quella di Mons. Gänswein, disponibile ovunque, sul web. Chiunque con un po’ di esercizio può farne una simile, in modo da ingannare chi non sia un grafologo. E’ per giunta fatta con un pennarelletto, (lascia la traccia sul retro) vecchio espediente per rendere meno decifrabile le volute della mano a un grafologo, che registra anche le pressioni della mano.

A parte l’esilarante scotch messo a chiusura della busta (ve lo immaginate l’arcivescovo Gänswein che chiude le lettere col nastro adesivo?), a parte un cialtronesco errore grammaticale nella versione in tedesco, come ha notato il sacerdote madre lingua padre Gebhard, (strano che Mons. Gänswein, tedesco di nascita, commetta questi errori), l’elemento più idiota che dimostra la falsità del documento è il MITTENTE: “Sg. Pe”.

Falsa lettera di Mons. Ganswein a don Minutella

E che vuol dire? “Signor Peretti”? “Sergente Peluso”? “Saggio Pensatore”?

Non sorridete: nell’ottica di queste teste gloriose doveva rappresentare “Segreteria del Papa emerito”, espressione inesistente, men che mai con quella buffa abbreviazione.

Come dicevamo, il diavolo fa la carta intestata, ma non i mittenti, e nemmeno le buste: infatti, il vero Mons. Gänswein scrive di solito dalla Segreteria di Stato, su buste con la franchigia stampata in rosso e non con il francobollo appiccicato (né tantomeno chiuse con lo scotch). Si veda l’esempio di una lettera di risposta  di Sua Eccellenza (autentica, perché il primo invio non era stato pubblicizzato) ricevuta dallo scrivente nel 2021. Infine, la busta vera ha sempre la stampa col “sigillo” della Segreteria di Stato, qui, ovviamente, mancante.

Falsa lettera di Mons. Ganswein a don Minutella

Tutti sapevano che il 6 agosto era stata spedita a Mons. Gänswein una lettera dai sacerdoti del Sodalizio mariano: in quanto lo aveva reso noto lo stesso don Minutella. Visto che la risposta di Mons. Gänswein non era arrivata per lettera (ma in totale codice Ratzinger, sia nella telefonata con padre Willibald,sia nella presentazione alla Lumsa qui e qui  non ci voleva niente per un bergogliano stampare una finta carta intestata, scansionando una vecchia lettera di Mons. Gänswein. Né ci voleva granché a rabberciare col pennarello una firma simile.

Il problema grosso era però la busta: mancava l’originale. E un altro grosso problema era come scrivere il mittente. Dato che si tratta di una raccomandata, spedita con certezza dall’interno del Vaticano al notissimo don Minutella, doveva essere consegnata direttamente all’impiegato per essere lavorata. Questi si sarebbe certamente accorto di una busta contraffatta proveniente dalla “Segreteria di Stato” o dall’inesistente “Segreteria del Papa emerito”. Ecco perché, con quel ridicolo mittente “Sg. Pe”, l’impiegato non si sarebbe accorto di nulla, avrebbe pensato a un mittente privato, al “signor Peretti”, pur riconoscendo l’indirizzo di don Minutella.

Insomma, un patetico autogol da parte di qualche bergogliano, incaricato non si sa da chi. Che la commissione sia provenuta dallo stesso Bergoglio? Non si sa. Possiamo solo affermare con certezza che l’entourage dell’antipapa Francesco non è nuovo a queste goffaggini. Si ricordi solo a quando Vatican News mise il nome del fotografo che “CASUALMENTE” si trovava davanti al negozio al Pantheon per scattare quella famosa foto a Francesco all’uscita dal negozio di dischi. (Era proprio il fotografo di Bergoglio). Oppure a quando lo stesso Francesco lasciò annunciare una diretta da Fabio Fazio per le 20.00 di sabato sera, salvo poi tradirsi col suo orologio che segnava le 17.30.

Scenette alla Fantozzi.

Eppure su quella lettera ci hanno speso del lavoro, ed era diabolicamente insidiosa: sapendo che Mons. Gänswein, essendo impedito anche lui insieme al vero papa, non avrebbe potuto smentirla pubblicamente, il testo era fatto apposta per ferire al cuore don Minutella e gli altri coraggiosi preti lealisti.

Ma siccome chi sta con Bergoglio, sta nella chiesa dell’A-Logos, dell’Antilogica,

commette questi ridicoli errori e si dà la classica zappa sui piedi. 

Soprattutto, questi balordi non si rendono conto che i pronunciamenti di Mons. Gänswein o perfino di papa Benedetto non hanno alcun potere di cambiare, a posteriori, la Declaratio, che non è, e non sarà mai una rinuncia valida al papato (ma un annuncio di sede impedita). Benedetto XVI è rimasto papa, che lui lo voglia o no. L’unica soluzione che resta ai bergogliani è quella di costruire una macchina del tempo, tornare indietro all’11 febbraio 2013 e far correggere al papa Benedetto stesso la Declaratio, in modo che lui rinunciasse al munus petrino in modo simultaneo e formalmente corretto. E non al ministerium in modo differito e sgrammaticato. Buon lavoro ai bergogliani.

Se siete cattolici, sostenete questi poveri, coraggiosi sacerdoti del Sodalizio sacerdotale mariano, anche con qualche offerta. Sono gli unici che dicono la verità e difendono il vero papa Benedetto XVI.

( Per le prossime presentazioni di “Codice Ratzinger”, bestseller nel quale si spiega tutta la Magna Quaestio, ecco le prossime date: 13 novembre, Gubbio, 19 Cosenza, 27 Catania, 3 dicembre Pordenone, 4 Bologna, 11 Palermo. Per info, su Twitter @cionciandrea o gruppo Facebook “Codice Ratzinger”

 

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