Briatore, Gregoraci e la Roma che commenta tutto: dall’infanzia “nella neve” a Crazy Pizza da 18 euro
Nell’intervista al Corriere Briatore racconta famiglia, Monaco, Gregoraci e Crazy Pizza: parole che a Roma fanno discutere di soldi, lavoro e futuro
Flavio Briatore
A Roma succede spesso così: una frase detta lontano, magari a Montecarlo, arriva qui e diventa chiacchiera da bar, chat di quartiere, commento al mercato. Flavio Briatore, nell’intervista al Corriere della Sera, mette sul tavolo un’autobiografia piena di scene: il bambino in un paesino minuscolo, “solo neve a catinelle”; la scuola fatta con la madre maestra; il padre che lo boccia in quinta “per dare il buon esempio”; il ragazzino che, a otto anni, fa il “bookmaker” sul Giro d’Italia usando il telefono del bar del paese. E poi il salto: New York, Inghilterra, Formula 1, Montecarlo, locali, brand, investimenti. Un racconto che sembra un film, ma che finisce dritto nelle discussioni romane, perché parla di soldi, di regole, di orgoglio e di famiglia.
Briatore al Corriere e l’infanzia “nella neve”: la fame che nasce in un paese piccolo
Il punto più umano dell’intervista sta all’inizio, quando Briatore descrive Montaldo di Mondovì come un posto in cui “non c’era niente”. È una frase semplice, quasi ruvida, che fa capire come si costruisce una spinta personale. Racconta di essere stato un alunno dei genitori, entrambi maestri, e di avere vissuto la bocciatura del padre come un colpo duro, salvo poi recuperare “facendo due anni in uno” dopo il diploma da geometra. Anche questo, a Roma, viene letto con un riflesso immediato: l’idea del riscatto, l’idea che la disciplina possa arrivare perfino in casa, anche quando fa male.
Poi c’è la parte da ragazzino “discolo”, uno del gruppo che arriva tardi, urla, gioca quando non deve. Chiunque abbia vissuto la scuola italiana si riconosce: dentro quella lista di marachelle c’è un’Italia intera, che passa dal catechismo saltato alle note sul diario.
Briatore al Corriere: Monaco, tasse e la frase che accende Roma
Quando si arriva a Montecarlo, il tono cambia e si fa elettrico. Briatore dice di avere scelto Monaco anche per motivi fiscali, ma rivendica di avere creato business e posti di lavoro. A Roma, basta una parola — “tasse” — e scatta il dibattito: “Se tutti facessero così, chi paga i servizi?”. Lui risponde con un’altra frase che pesa: “L’Italia non mi ha mai aiutato… e non si merita che ci viva”, citando Force Blue e descrivendo il Paese come fatto di “Gattopardi”.
La città reagisce sempre in due modi: chi si arrabbia e chi, invece, annuisce pensando a burocrazia, tempi lunghi, giudizi sommari. E intanto resta una domanda che rimbalza da un marciapiede all’altro: quanto conta il legame col Paese quando si è diventati un personaggio globale?
Force Blue e l’asta in pandemia: quando una storia diventa ferita
Briatore torna sullo yacht Force Blue: sequestrato e venduto all’asta a 7 milioni, “12 in meno rispetto al valore reale”, dice. Aggiunge che l’asta sarebbe stata fatta due settimane prima di una pronuncia che “ci avrebbe assolti” e spiega di avere chiesto risarcimento. È una di quelle storie che, a Roma, finiscono sempre in una frase secca: “Ecco, questa è l’Italia”. Che sia giusto o no, funziona così: un caso personale diventa una lente, e la lente ingrandisce sfiducia o rabbia.
Nello stesso blocco c’è una nota che sembra da commedia: lo yacht viene comprato da Bernie Ecclestone. “Meglio un amico di un nemico”, commenta Briatore. Anche qui Roma sorride e punge: i grandi personaggi parlano in modo diretto, e la gente capisce al volo.
Gregoraci, Falco e la famiglia dopo la coppia: la parte che spiazza
C’è un passaggio che cambia il ritmo: Elisabetta Gregoraci e il figlio Falco. Briatore risponde con una battuta che taglia corto — “Quando dormo possono pure operarmi a cuore aperto” — e poi si fa serio: “Non saremo più una coppia, ma non smetteremo di essere i suoi genitori”. È la parte che, a Roma, piace perché è concreta: niente frasi costruite, solo un principio pratico.
Di Falco dice che la stessa “fame” non potrà averla, perché cresce in un contesto diverso. Boarding school in Svizzera, quattro lingue, paghetta da 500 euro al mese. E poi un dettaglio che racconta più di molti discorsi: il ragazzo ama il Food and Beverage, non la Formula 1, e in ogni ristorante conosce i nomi dei dipendenti. È un’immagine che a Roma fa effetto, perché qui il rapporto con chi lavora, con chi “tiene in piedi” un locale, vale quanto la fama del proprietario.
Crazy Pizza, Margherita da 18 euro e “io vendo esperienze”: il tema che arriva nei quartieri
E poi eccola, la miccia perfetta per una città che commenta ogni scontrino: la Margherita da Crazy Pizza a 18 euro, con mozzarella di bufala. Briatore dice che quando protestano “per me è tutta pubblicità” e spiega che non vende pizze, vende “esperienze”. A Roma la frase si appiccica alle conversazioni: c’è chi ribatte che una Margherita resta una Margherita, e chi ammette che il prezzo, oggi, vive anche di location, servizio, immagine, spettacolo.
In una capitale piena di insegne storiche e nuove catene, questa è materia viva: cos’è “qualità” e cos’è “messa in scena”? E quanto siamo disposti a pagare per sentirci dentro una storia, anche solo per una sera?
Il tempo che passa, i social e l’Italia dei litigi: l’ultima stoccata
Briatore parla del tempo che passa, del doppio mento tolto dieci anni fa, del lifting forse in futuro. E chiude con una critica che, a Roma, suona familiare: Tg e giornali pieni di litigi, poche idee sui giovani, “un Paese meraviglioso con grande potenziale, ma senza una politica all’altezza”. È un finale che non chiede applausi. Chiede, semmai, una risposta. E Roma, come sempre, risponde parlando, discutendo, prendendo posizione. Anche quando la notizia arriva da lontano.
