24 Giugno 2021

Pubblicato il

Da un inquinamento all’altro, non c’è pace per la zona di Cesano di Roma

di Redazione

Stefano Montanari, scienziato e ricercatore, spiega perché dire no a un possibile impianto per trattamento di rifiuti

Lo smantellamento (appena all’inizio) delle antenne di Radio Vaticana, sembrava una buona notizia, e un primo passo verso la vittoria finale per il Comitato Bambini Senza Onde, che da anni porta avanti la battaglia contro le antenne in questione.

Ma, come si sa, le cose belle durano poco e, stando a quanto si legge su autorevoli testate giornalistiche, sembra che dopo le antenne, nella stessa zona, tra Cesano e l’Olgiata, possa arrivare un impianto per il trattamento di rifiuti. L’allarme, come abbiamo già riferito ieri, è stato lanciato anche dai consiglieri Erbaggi-Mocci, rispettivamente vicepresidente del Consiglio e capogruppo del Nuovo Centrodestra del Municipio XV.

Alle voci di Erbaggi e Mocci, si aggiunge quella di Vincenzo Leli, presidente del Club Forza Silvio in Municipio XV che, facendo leva sulle parole del dott. Stefano Montanari, “illustre scienziato e ricercatore italiano, direttore scientifico del laboratorio Nanodiagnostics e luminare internazionale nel campo delle nano-patologie”, solleva timori in merito all’ipotesi di inserire un nuovo impianto di trattamento dei rifiuti “in un contesto già fortemente penalizzato in chiave ambientale come quello di Cesano, Osteria Nuova e Santa Maria di Galeria. Di fatto il luogo in questione, e cioè la zona attorno al centro trasmittente di Radio Vaticana – continua Leli – sarebbe già sede, come sostiene lo scienziato, di almeno due tipi d’inquinamento diverso e aggiungendone un terzo, cioè un impianto bio-digestore di rifiuti umidi, ‘di certo la situazione peggiorerebbe’ ”.

Ecco cosa scrive Montanari sul suo sito. “L’ultima trovata – si legge – letta sulla stampa, è stata quella di associare il discorso rifiuti all’area di Santa Maria di Galeria, quella che da tempi immemorabili ospita alla periferia di Roma nord le antenne di Radio Vaticana le cui pie onde elettromagnetiche pare abbiano facilitato il viaggio verso il Creatore di un po’ di adulti e di bambini grazie alla leucemia. Non lontano, poi, c’è una sede dell’ENEA con tanto di scorie radioattive su cui non mi pare esistano ricerche riguardanti il reale impatto sanitario. Adocchiata l’area, l’intento sarebbe quello di farci un bell’eco-impianto per l’eco-trattamento dei rifiuti. Il prefisso eco innestato in testa ad ogni parola che abbia a che fare con i rifiuti è un espediente sciocco ma efficace cui anche qui non si rinuncia”.

Pur non essendoci nulla di definitivo, Montanari si permette qualche considerazione preventiva, in merito ai paventati timori di affossare ancora di più una zona già vilipesa nel corso di questi anni dalla presenza, appunto, delle antenne Radio Vaticana.

“La tossicologia e, ancor di più, l’ecotossicologia insegnano che gli inquinanti hanno azioni reciprocamente sinergiche. In soldoni, si rafforzano l’un l’altro in quanto ad aggressività. Per di più, i tempi nei quali gli effetti deleteri si manifestano variano fortemente da inquinante ad inquinante e da persona a persona. Di fatto, il luogo appetito dalle autorità romane è già sede di almeno due tipi d’inquinamento diverso e aggiungerne un terzo avrebbe conseguenze difficili da quantificare seppure facili da immaginare almeno qualitativamente. Di certo la situazione peggiorerebbe”.

“Il gas che verrebbe prodotto – continua Montanari – sarebbe destinato alla combustione con tanto di particolato secondario prodotto, quello prevalente in atmosfera e quello che trasporta adesi inquinanti come, ad esempio, diossine e furani. Anche senza l’aiuto di altri veleni, da solo si tratta già di un eccellente cancerogeno, sempre che ci si voglia interessare solo ai cancri. Poi c’è il problema del digestato, cioè del residuo solido o semisolido destinato ad essere sparso nelle campagne facendolo passare per un concime o per un ammendante. Di fatto siamo di fronte ad un prodotto che può avere conseguenze micidiali sulle colture (per esempio, malformazioni delle piante e crescita abnorme di funghi) e sulla salute umana ed animale (per esempio, tetano e botulismo)”.

E come gestire allora l’emergenza rifiuti, che pure esiste e, anzi, in questi mesi aumenta di giorno in giorno? La risposta, secondo Montanari, è semplice. E non risiede certo nello scovare luoghi da adibire a nuove discariche. “Se un sindaco vuole davvero essere una sorta di saggio capofamiglia, gravato, per di più, della responsabilità di essere la massima autorità sanitaria del comune, deve saper fare il mestiere che ha chiesto liberamente di fare. Occorre illustrare ai cittadini quali sono i pericoli che si corrono continuando a produrre rifiuti. Dunque, si deve arrivare subito a una riduzione sostanziale delle quantità. Poi bisogna insegnare a comprare solo ciò di cui c’è davvero bisogno, avendo sufficiente preparazione per sapere che cosa non è compatibile con l’ambiente e rifiutandolo. Il passo contemporaneo è quello di istituire centri di riciclaggio non da burletta ma efficienti, dove i materiali recuperati abbiano una sorte virtuosa”.

*Foto Facebook Comitato Bambini Senza Onde

 
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