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Da Bonolis a Totti, ogni divorzio inizia con un matrimonio

Si festeggiano i divorzi come fossero un addio al nubilato. Utilizzare questi eventi come un deprimente spettacolo di gossip è la peggiore informazione che si possa fare

Paolo Bonolis e Sonia Bruganelli nella copertina di Vanity Fair

Negli ultimi giorni tiene banco la vicenda della separazione tra Bonolis e Bruganelli; prima ancora il divorzio tra Totti e Blasi. Tuttavia, i divorzi in Italia sono andati via via diminuendo. dal boom del 2006, anno dell’introduzione del rito abbreviato.

Allora vi furono 99.071 divorzi e nel 2020 il 32,71% in meno (fonte: key4biz 9.1.2023). Può darsi che la Pandemia abbia rallentato la necessità di separarsi o l’abbia rinviata.

L’ altro aspetto è quello economico. Se non è consensuale il divorzio rischia di essere un dramma economico per la famiglia, soprattutto nelle conseguenze per la casa e per il mantenimento dei figli. Vivere in due appartamenti diversi, con doppie spese per bollette e livello dello stile di vita. Si raddoppia tutto. Per questo in tanti vivono da separati in casa.  Rinunciando, per ragioni economiche, a vivere degnamente la propria vita.

In compenso in Italia nel 2021 si sono celebrati 180.416 matrimoni, +86,3% sul 2020 di cui 142.394 prime nozze, +104,2%.

Il che vuol dire che chi divorzia facilmente poi si sposa di nuovo, crea un’altra famiglia e probabilmente crea le premesse per un futuro ulteriore divorzio. Al mio “passivo” ho tre matrimoni e due divorzi. So di cosa parlo.

If you love me set me free

In questi giorni ho trovato sulla stampa italiana notizie diverse che hanno a che fare con la questione divorzio. Ho notato che cresce la tendenza, molto yankee, di festeggiare il divorzio come fosse una laurea o un matrimonio, anzi un addio al nubilato.

Il divorzio è il momento della liberazione, del riappropriarsi di sé stessi. Soprattutto lo avvertono le ex mogli, tornate libere. Tanta letteratura e cinematografia ha indagato questo sentimento comprensibilissimo, anche alla luce dei tragici casi di femminicidio, cui ogni anno assistiamo impotenti.

Il problema culturale che c’è dietro questi fenomeni delle feste di divorzio e dei femminicidi è che le persone non sono una proprietà. Sposandoci o fidanzandoci nessuno diventa proprietario dell’altro. Le persone restano tali e conservano un giusto margine di indipendenza e di libero arbitrio.

Se mi ami lasciami libero, o libera, diceva Sting in una famosa canzone, ripetendo un teorema molto valido. L’amore non è possesso, non è controllo dell’altro e l’opposto, è donare, lasciare libero chi si ama, volere il suo bene. Su questo argomento torneremo più avanti. So che è difficile da far capire, da digerire psicologicamente ma è la pura verità.

Se non si accetta la libertà dell’altro non c’è amore. In parte lo si accetta per i figli, per forza dopo una certa età, quasi mai per un partner.

Alla festa di divorzio brucia l’abito da sposa

Lauren Brooke, 31enne americana e madre di due figli aveva sposato il suo ormai ex marito nel 2012. Il matrimonio è durato per dieci anni, ma non è stato semplice.  Il marito è un militare. 

Dopo nove anni di matrimonio difficile, nel settembre 2021, Brooke ha presentato i documenti di separazione, per arrivare al divorzio nel gennaio 2023. 

Alla festa di divorzio Lauren ha bruciato l’abito da sposa, postando il video su Tik Tok, come ormai certe persone sono abituate a fare per rendere pubblica la propria decisione. Nel video si vede l’abito andare al rogo, Lauren con il nuovo fidanzato, la figlia mentre dietro la telecamera c’era la mamma a riprendere il significativo gesto.

Festeggiare il divorzio sembra essere una tendenza sempre più frequente per chi – spesso dopo lunghe battaglie legali – riesce a mettere fine al matrimonio e voltare pagina.

Ma cosa fare dell’abito bianco rimasto a prendere polvere nell’armadio? Conservarlo in ricordo di un triste passato? Venderlo e portare sfortuna a un’altra?

Una festa di divorzio per ringraziare quanti l’hanno supportato

In Italia, Francesco Palombino, 38 anni, di Pratola Peligna, in provincia de L’’Aquila, ha invitato 150 persone per celebrare la fine del suo matrimonio e ha organizzato la festa per il divorzio.

Non è una goliardata, ma un modo per ringraziare chi in questi mesi mi ha supportato e sopportato in un percorso difficile” si legge su Il Messaggero, “specie se è burrascoso come è stato il mio. È un modo anche per infondere coraggio a chi attraversa questo difficile periodo della vita e che spesso, a differenza mia, non ha molte persone vicine”, spiega Francesco.

Per festeggiare, ha organizzato il party in un locale con tanto di abito da cerimonia, visto che tra l’altro lui li vende, ma stavolte niente lista nozze, anche se “le esigenze di un neo divorziato sono quelle di un neo sposato.”

700.000 ragioni per non dormire la notte

Marco della Noce, volto noto di Zelig di qualche anno fa, è uno che la festa non l’ha fatta perché il divorzio l’ha lasciato pieno di debiti.

Esattamente 700.000 euro di ragioni per non dormirci la notte. Interpretava il personaggio di un capotecnico della Ferrari con una tutina rossa nei cabaret, per poi arrivare in tv nel noto programma di Mediaset.

Oggi Marco ha 65 anni e per i debiti accumulati dopo il divorzio si era ridotto a dormire in macchina. Sapete che non sono pochi i casi del genere. Un padre è tenuto al mantenimento dei figli ma se le sue entrate non sono più quelle di prima del divorzio non ce la fa.

Da lì nascono i debiti che si spera di risolvere con futuri lavori, che poi non arrivano. Adesso il Tribunale di Monza ha estinto 500.000 euro di quel debito e gli amici di Zelig lo stanno aiutando a recuperare i cocci della sua vita. In quella situazione è chiaro che il lavoro si fosse fermato: “Non potevo essere creativo perché tutto mi stava scappando via. Non trovavo soluzioni e poi è arrivata la depressione, quindi due anni di cure psichiatriche”, ha detto Marco in un’intervista al Corriere della Sera.

Quando ha toccato il fondo, ha avuto accanto a sé gli amici di una vita: “Mi hanno aiutato i colleghi e la gente comune. Quando ho toccato il fondo, tutto il gruppo di Zelig si è mosso. Da Giancarlo Bozzo, direttore artistico, a Claudio Bisio, passando per Luciana Littizzetto. Avevano avviato una raccolta fondi. A loro si erano aggiunte le persone che mi avevano pagato una stanza. Da lì passo dopo passo ho trovato una casa. Poi mi ha motivato molto una lettura che ho fatto”.

Si tratta di Evviva il fallimento di Francesco Chesi. Con la sua storia ora vuole lasciare un messaggio: “Il diritto di fallire. Che non è una brutta cosa. In certe culture è quasi necessario perché significa che ti sei ricostruito. E poi non dobbiamo legarci ai messaggi della televisione: non sono veri”.

Totti Blasi, dall’amore al divorzio e alla guerra dei Rolex

La vicenda della separazione, non ancora un divorzio, che ha dominato i mesi passati, tra Francesco Totti e Ilary Blasi ha riempito pagine di gossip e di trasmissioni tv.

Ho sempre odiato questi argomenti che però, lo ammetto, funzionano molto per fare ascolti e vendere giornali.

Funzionano perché c’è un pubblico di guardoni, di gente che vive delle disgrazie altrui o come dicono con una significativa espressione i latinoamericani: “gente que lievas vida”, ovvero, con una traduzione non letterale: che tolgono la vita agli altri. A Roma, con un’espressione ugualmente intraducibile per uno straniero, direbbero “che non si fanno i ca**i loro”.

Una separazione con tradimenti, liti e “rinfacciamenti” è oggettivamente un triste spettacolo di cannibalismo. Non c’è nessun rispetto per le persone e per i figli, ma il rispetto spesso manca a partire dai protagonisti stessi, che sono i primi a vendersi a interviste e a sparlare dell’ex coniuge.

Alimentando una saga deprimente sulla fine, non di un Amore, ma di un contratto. Si perché certi matrimoni mi paiono più accordi economici che relazioni sentimentali.

Forse tutto è iniziato con l’amore ma poi la vita, gli impegni, i problemi hanno trasformato i sentimenti in routine e l’amore in abitudine. Bisognerebbe finire una relazione con dignità. Nel massimo riserbo della famiglia. Con accordi legali chiari e lontani dai riflettori.

Non è il caso loro ma ci sono coppie che vendono i servizi giornalistici sul proprio divorzio così come quelli sul matrimonio. C’è la brutta abitudine, nel mondo dello spettacolo, di vendere le immagini di ogni fase della vita: dai servizi sui primi baci, il matrimonio, la nascita dei figli, fino alla separazione e alle sedute in tribunale per il divorzio e alla festa del divorzio.

Ci sono le ragioni di mercato che rendono tutto questo legale ma eticamente è uno schifo, per chi si vende e per chi compra.

Ci vogliamo bene ma il matrimonio è finito

Epilogo di questo articolo e di questa riflessione non può che essere il caso dell’annuncio di Paolo Bonolis e Sonia Bruganelli della fine del loro matrimonio. Sono sposati dal 2002 e hanno deciso di porre fine alla relazione pubblicamente, prima che se ne impossessino i giornali di gossip e i programmi di scandali.

Così facendo hanno dato in pasto a questa stampa loro stessi, credo, dietro un compenso, non so quanto lauto. Facendo il giro delle 7 chiese televisive e toccando i vari pubblici del pettegolezzo catodico, hanno cercato di spiegare una cosa che per l’audience è inaccettabile o incomprensibile.

Abituati come sono tutti allo schema piccolo borghese del matrimonio che finisce in un divorzio con liti, accuse reciproche e valutazioni economiche dire alla gente che “Il nostro matrimonio è finito ma non è finito l’amore” come hanno fatto i due ex coniugi ha mandato in tilt stampa e pubblico.

Tra i due c’è molto rispetto e affetto ma qualcosa che ha che fare con la passione e il desiderio è tramontato. Sonia che è più giovane di Paolo e donna, avverte che la sua vita sentimentale non può ridursi a un tran tran quotidiano. Però non vuole perdere l’affetto e la vicinanza di un uomo da cui si sente protetta. Tradotto, restiamo vicini ma coppia aperta.