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14 Agosto 2020

Pubblicato il

Il coraggio di decidere

Riapriamo o restiamo chiusi? Coraggio Signor Conte!

di Francesco Febbraro

Presidente Conte, capisco che l’impennata di contagi e morti del nordest a marzo l’abbiano impaurita, facendole scegliere la strada della chiusura totale, ma adesso?

Giuseppe Conte

In tempo di pandemia e approfittando dell’ozio imposto dal “lockdown”, mi è venuta voglia di rileggere Manzoni. Nei “Promessi sposi” egli ha narrato mirabilmente, oltre al dramma del contagio, anche gli eroismi e le piccolezze della natura umana, coniando frasi così famose, da trasformarsi in detti popolari. Tra queste, mi torna in mente, da un po’ di tempo, quella riferita al povero Don Abbondio: “Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”. L’atto di coraggio ha una natura infida, perché duplice: se ha successo può trasformare il coraggioso in eroe. Ma se l’autore del gesto non ha successo, magari perché avventato, si trasforma in un povero sciocco. Un compagno di liceo un giorno mi disse: “il passo tra eroe e coglione è brevissimo. Se esci dalla trincea guidando un assalto vincente sei un eroe, ma se appena esci dalla trincea ti colpisce un proiettile in fronte, sei un coglione”. Immagine brutale, ma efficace.

Il premier Conte e il coraggio della politica

Il coraggio non è una dote diffusa tra i politici, troppo preoccupati di acquisire e mantenere più a lungo possibile i facili consensi di un Paese in permanente campagna elettorale. Per trovare dei politici coraggiosi, tralasciando la resistenza e l’immediato dopoguerra, devo ritornare agli anni ’70. Il coraggio di Berlinguer che si staccò dai sovietici, a quello di Moro, ucciso forse anche per la scelta di aprire il governo ai comunisti. Craxi, per il suo modo di affrontare a viso aperto i problemi. Dopo di che, abbiamo visto affacciarsi alla ribalta molti bravi amministratori di condominio. Ma ai politici spettano le decisioni, incluse quelle che possono far crescere o meno una Nazione. Da essi si deve pretendere il coraggio, ma senza avventatezza, delle scelte decisive.

Il comportamento del Governo nella gestione della pandemìa

E veniamo dunque all’azione del nostro Governo. Ha dovuto fronteggiare un virus nuovo e particolarmente aggressivo, che ha messo immediatamente in evidenza le lacune di un sistema sanitario indebolito dalle politiche dei tagli e dalle eccessive simpatie verso la “più efficiente” sanità privata. Efficienza fragile, visti i risultati. Si è quindi affidato agli esperti, che però hanno conteggiato i morti mettendoli tutti nell’unico calderone del Covid-19, senza distinguere tra “morti da Covid” e morti “anche col Covid”. Contando diversamente, come ha fatto la Germania, il numero sarebbe stato forse meno terrificante e il Governo avrebbe avuto quel pizzico di serenità in più per evitare questa drammatica e prolungata chiusura totale. A gennaio il Governo dichiarava di essere preparato all’evenienza e aveva già decretato lo “stato di emergenza”, ma nessuno degli esperti, inclusa la Protezione Civile, ha suggerito di organizzare l’immediata controffensiva, cioè, molto banalmente, la distribuzione di mascherine e l’assistenza, immediata e capillare, dei medici di base sul territorio, che avrebbe evitato l’intasamento degli ospedali.

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Gli esperti e consiglieri e le loro previsioni

Colpa di Conte? No, degli stessi consiglieri, che oggi fanno le star in TV ripetendoci di stare in casa, ma che a fine febbraio dichiaravano che il virus non sarebbe arrivato in Italia. Come ho già avuto modo di scrivere, una certa impreparazione iniziale è comprensibile – anche se non giustificabile per uno Stato ben organizzato – ma non avere le idee chiare a due mesi dall’inizio della pandemia lo è molto meno. Quando non si hanno idee chiare o non si ha il coraggio di prendere decisioni difficili, si nomina una Commissione, chiamandola magari “Task force”. La parola inglese sta per “unità di pronto intervento”, che difficilmente può coincidere con i 300 esperti nominati dal Governo, ai quali servirà molto tempo, anche solo per decidere chi deve parlare per primo. Ciò che non sarebbe perdonabile, dopo aver deciso di chiudere tutto, concentrando tutte le risorse mentali e strumentali alla difesa pura e semplice, sarebbe la mancanza, dopo quasi due mesi che hanno incrinato l’economia nazionale, di una strategia articolata, ma semplice e chiara. Necessaria per sconfiggere il virus, ma soprattutto per riaprire quanto prima il Paese, magari “a macchia di leopardo”, dando la precedenza alle attività strategiche.

Il disordine dei provvedimenti presi

La cosa peggiore, sarebbe quella di procedere in ordine sparso, senza una direzione precisa. Un rischio che già corriamo, vedendo il comportamento delle diverse Regioni. Alcune sembrano pronte ad avventurarsi in un territorio sconosciuto e pericoloso, altre ancora in preda alla paura – spero che non si tratti di altro – come il Lazio, che vuole imporre la vaccinazione antinfluenzale ad anziani e sanitari, senza aver prima verificato almeno l’attendibilità di alcune tesi – tra cui quella che emerge da uno studio dell’esercito americano, che non sono i “no vax” – che indicano nel vaccino antinfluenzale un potenziale alleato del Covid. La prudenza, in questo caso, sarebbe necessaria, soprattutto alla luce dei risultati di Brescia e Bergamo dove, questo inverno, prima dell’arrivo del Covid, quel vaccino è stato somministrato a tappeto.

L’assenza totale dell’opposizione nell’azione politica

Se il Governo è lento, l’opposizione è immobile. Critiche tante, ma proposte concrete su come uscire dall’impasse nessuna. Sembrano un giocatore di poker che giochi con soldi non suoi. Rilanciano sulle proposte di sostegno all’economia come se i soldi fossero bruscolini. In fondo, chi glielo fa fare di sporcarsi le mani? La sparata di Conte in diretta televisiva gli ha regalato la possibilità di chiamarsi fuori e di stare a guardare, magari in attesa che passi il cadavere del nemico. Ma chi ritiene di avere il diritto di governare dovrebbe anche dimostrare di avere le idee più valide. Invece silenzio.

Ma a noi interessa chi oggi governa ed a lui ci rivolgiamo. Presidente Conte, capisco che l’impennata di contagi e morti del nordest a marzo l’abbiano impaurita, facendole scegliere la strada della chiusura totale, ma adesso? Lei è a un bivio, molto problematico: riaprire quanto prima, correndo il rischio di avere altri contagi e forse altri morti o tenere ancora ferme molte attività, passando alla storia come il Premier che ha fatto suicidare l’economia italiana. Il primo rischio può però essere evitato con una buona organizzazione, che a questo punto dovreste aver già elaborato. Il secondo, invece, continuando così, è praticamente inevitabile. Capisco che non sia facile e non la invidio; ma è lei il capo del Governo ed a lei spetta questa decisione.

Caro Conte, c’è bisogno di coraggio

Dal mio punto di vista serve un pizzico di coraggio, unito a ragionevolezza e intelligenza organizzativa. Non so se e in quanto tempo li troverà, ma sento il dovere di citarle una frase, che mi colpì molti anni fa e che ho scelto come motto del mio sito web: “Il peggior rischio non è fallire, ma non tentare”. Ci pensi bene signor Presidente.

 
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