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Sarà vero?

I decessi per Covid-19: siamo sicuri che siano tutti complottisti, inclusi i militari americani?

Quest’anno, facendo per aprile una proiezione attendibile, i morti sono circa 216 mila, cioè 14.000 meno che nel 2019

Angelo Borrelli, Protezione civile

La decisione del Governo, di attuare all’inizio di marzo la totale chiusura del Paese, è stata condivisa dalla maggioranza degli italiani. Decisione assunta, come ho già scritto, per la necessità di affrontare, con urgenza l’emergenza che il virus aveva generato nel nostro sistema sanitario, del tutto impreparato, come altri nel mondo, a questa evenienza.
Se a gennaio, quando si era palesato il rischio proveniente dalla Cina, avessimo utilizzato le nostre eccellenze tecnico scientifiche, per dotarci di un piano di difesa articolato e ragionato, oltre ai troppi morti, avremmo forse potuto evitare il blocco totale che sta mettendo in ginocchio la nostra economia e ridurrà il nostro PIL.

Del senno di poi, com’è noto, sono piene le fosse, ma chi è preposto a proteggere la nazione da qualunque evenienza imprevista, deve avere il senno di prima e prevenire, oltre al virus: aggressioni straniere e terrorismo, tanto per dirne alcune. O devo temere che siamo impreparati anche a questi rischi? Non è questo il momento per dare la croce addosso a nessuno, ma non posso nascondere la mia sorpresa, nel sentire ieri sera dalla TV che al Ministero (immagino quindi all’I.S.S.) stanno cercando di stabilire quale sia il tampone più attendibile. Ad aprile ancora non l’hanno deciso? Allora non oso pensare a quando avremo le indicazioni dei 300 esperti – a mio avviso troppi – su come avviare la “fase due”.
In questi giorni tutti dicono la loro e qualcuno ne approfitta per far circolare notizie false, infondate o strumentali. E’ il rischio dell’eccessiva visibilità che il web può offrire a chiunque sappia proporsi, inclusi ovviamente i cosiddetti complottisti.

E’ facile cadere In questa fitta rete di informazioni incontrollabili e non avendo il tempo e gli strumenti per verificare, molti fanno rimbalzare, in buona fede, informazioni taroccate. Ma i numeri difficilmente mentono. Anche se anch’essi vanno presi con le molle, per le insidie che possono nascondere, se non si hanno informazioni sui criteri di conteggio o sui “filtri” utilizzati nelle varie indagini. I numeri pubblicati dall’ISTAT sono tra i più oggettivi ed attendibili e ci offrono un dato sorprendente: nel periodo gennaio-aprile i morti in Italia, per qualunque causa, negli ultimi anni sono stati in media 231 mila. Quest’anno, facendo per aprile una proiezione attendibile, visto che siamo ancora a metà del mese, i morti sono circa 216 mila, cioè 14.000 meno che nel 2019, comunque, in ogni caso, abbondantemente sotto la media degli ultimi anni. Non è sconvolgente?

Abbiamo bloccato l’Italia, con i danni economici che per ora possiamo solo immaginare, perché rischiavamo di avere meno morti degli altri anni? Sconvolgente. Sulle decisioni del Governo ha inciso in modo determinate il dato delle regioni del nord, della Lombardia in particolare, che hanno fatto balzare l’Italia al primo posto, nel mondo, per numero percentuale di morti per Covid 19 sul totale della popolazione: tre volte più del Giappone o della Corea, che non ha chiuso quasi nulla e addirittura più degli USA che hanno chiuso solo in parte. E’ stato dunque il dramma della Lombardia a condizionare le nostre scelte al punto da indurci al suicidio economico collettivo? Non è una domanda secondaria, perché ha molto a che vedere con quello che decideremo per la “fase due”, ammesso che qualcosa venga deciso a breve e che non si continui con la politica dei piccoli passi verso il baratro.

Il “mistero Lombardia” dunque, non solo va indagato, ma va anche risolto se vogliamo capire come muoverci. Le domande ce le siamo fatte più volte, ma vanno ripetute: colpa del ritardo della Regione nell’aspettare che la chiusura la decidesse il Governo? Forse, ma questo non spiega del tutto il perdurare di numeri alti nelle infezioni e nei decessi. Colpa dell’organizzazione sanitaria, con qualche eccellenza ma troppe lacune nel resto del sistema? Colpa della scelta di non fare tamponi a tappeto (ma quale se ancora non si sa quale sia quello più attendibile) ricoverando quindi solo coloro che raggiungevano la fase avanzata della malattia, quindi troppo numerosi per i pochi macchinari disponibili e troppo difficili da curare?

Questo sotto il profilo sanitario. Sotto il profilo generale le domande riguardano invece il rapporto tra il numero di infettati, altissimo, e l’inquinamento ambientale del territorio, soprattutto da polveri sottili che sembrano essere un ottimo veicolo per la trasmissione del Covid 19. Ma questa domanda se la fanno solo quei rompiscatole degli ambientalisti.
Potrebbe esserci un rapporto tra le campagne di vaccinazione, condotte dalla regione a gennaio a Brescia e Bergamo su 26 mila persone e la diffusione del Covid 19? Ma questa domanda se la pongono solo quei pazzi dei “no vax”. Anche se i “no vax” sono un’invenzione giornalistica, perché nessuno è così scemo da essere contro i vaccini. Semmai si può essere contro la mancanza di verifiche e contro l’eccesivo numero di vaccinazioni imposte alla popolazione minorile.

I “no vax” sono una banda di ignoranti, retrogradi e contro di loro ci vorrebbe l’esercito! Ma è proprio uno studio dell’esercito americano a dirci che (Disabled Veterans.Org): “Military personnel who received the flu vaccine were at 36 percent increased risk for coronavirus”. Anche chi non conosce l’inglese capisce che il vaccino antinfluenzale può aumentare il rischio di contrarre il Coronavirus. L’esercito americano è dunque schierato con i terrapiattisti? Chissà se il Presidente Zingaretti, che ha deciso di imporre la vaccinazione agli anziani e agli operatori della sanità del Lazio, ha letto quell’articolo. Più che un vaccino, difficile da reperire e forse poco affidabile per combattere senza rischi collaterali il Covid 19, potrebbe servire una strategia d’attacco, che anticipi la malattia prima della fase acuta. Magari utilizzando le informazioni che hanno fornito i 100 mila medici che hanno scritto al Ministro della Salute, suggerendo di curare immediatamente e a casa, coloro che mostrano i primi sintomi. Oppure le numerose informazioni che provengono da molti studi, tra cui quello del Prof. Giannini dell’Ospedale Rizzoli di Bologna, secondo il quale si finisce in rianimazione per “tromboembolia venosa generalizzata” e quindi il problema non sarebbe tanto respiratorio quanto cardiovascolare e quindi curabile senza intubazione e con normali medicinali antiinfiammatori e antibiotici. Lo dicono anche tanti virologi di livello mondiale, che però in questi giorni non fanno le star in TV. Sarà vero?

Tutti questi non sono né complottisti, né nemici del Paese, né tantomeno gente che cerca visibilità, ma sono quella massa di persone che, in silenzio, hanno lavorato senza tregua per la nostra sicurezza. Ascoltarli, confrontarsi, ragionare con loro non solo non è sbagliato, ma è un preciso dovere di chi Governa.

 
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