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02 Dicembre 2022

Pubblicato il

Codice Ratzinger

Codice Ratzinger: come papa Benedetto XVI ha messo a posto Flores d’Arcais

di Andrea Cionci
Flores d’Arcais aspettava la caduta di Ratzinger, ma "l'amico filosofo" non sa ancora che inciamperà lui
Benedetto XVI, Paolo Flores d'Arcais
Benedetto XVI, Paolo Flores d'Arcais

L’intervento introduttivo alla Lumsa di Mons. Gänswein del 6 ottobre scorso, di cui potrete vedere il video qui è stato dirompente. L’occasione era quella di presentare un libro al 93,5% di Odifreddi e per il restante 6,5 % di Benedetto XVI, offerto al pubblico, tuttavia, sotto l’apparenza di uno scambio paritario.

La risposta nel “Codice Ratzinger”

Così, il Santo Padre Benedetto XVI, con una formula da vera caccia al tesoro ha fatto riferire dal suo segretario: “Potete credere o non credere, la risposta è nel Libro di Geremia o di Isaia, non vi dico in quale capitolo o quale versetto”.

Ora, sapete bene che nel volume “Codice Ratzinger” (Byoblu ed. 2022) che sarà presentato oggi pomeriggio a Livorno, domani (30 ottobre) ad Asti e il 1° novembre a Torino, abbiamo dimostrato inoppugnabilmente che papa Benedetto è in sede impedita, non ha mai abdicato e quindi l’unico vero papa è lui. Conoscete bene anche il suo codice espressivo che è sempre appena velato, ma molto preciso, (in quanto comunicazione di un prigioniero), e lascia quasi sempre una doppia scelta: potete credere, o non credere.

Così, di fronte alla scelta postaci dal papa nel rimando al Libro di Geremia, siamo andati a colpo sicuro cercando alcune parole chiave, ed è emerso a caratteri cubitale il versetto:

Quindi Geremia ordinò a Baruc: “io sono impedito e non posso andare nel tempio del Signore”.

Tra l’altro, Baruc era il segretario del profeta, il quale viveva in un periodo di apostasia e rottura dell’alleanza degli Israeliti con Dio. Segretario, apostasia, impedimento… Vi ricorda qualcosa? A molti di voi sicuramente, ma l’articolo pubblicato su Libero è passato ovviamente inosservato dall’intellighenzia “una cum”, quegli intellettuali cattoconservatori, di fatto collaborazionisti di Bergoglio, che hanno professionalizzato la critica all’argentino ostinandosi però a riconoscerlo come legittimo papa. (Del resto, se accettassero che non è il papa verrebbe meno la loro primaria fonte di guadagno).

“Non merito questa lista di presentatori”

Comunque, in quel riferimento al libro di Geremia c’erano altri codici Ratzinger fenomenali sulla pletora farisaica che presentava il libro di Odifreddi di cui abbiamo già trattato qui. Papa Benedetto diceva che “non meritava quella illustre lista di presentatori” e nel libro di Geremia, infatti, ricorre in continuazione il tema di gente che si presenta a Dio, o che presenta a Lui offerte e sacrifici, ma che il Signore scaccia in quanto ipocriti e falsi.

Così, quando papa Benedetto diceva di non meritare quei presentatori, non era un complimento, diceva sul serio: come Vicario di Cristo, proprio non li meritava quei tipi: un matematico ateo che ha speculato sui colloqui privati avuti col papa; Mons. Paglia, vescovo gayfriendlyssimo che si è fatto ritrarre nudo nell’affresco omoerotico della cattedrale di Terni e che non mette in discussione la legge 194 sull’aborto. Ma soprattutto Paolo Flores d’Arcais, filosofo sinistrissimo e ateissimo, fondatore della rivista Micromega, che, nel 2000, aveva avuto un pubblico confronto al Teatro Quirino, sul tema fede-ateismo, con l’allora cardinale Ratzinger.

Da questo dibattito, evidentemente il marchese d’Arcais non sembra aver avuto la meglio, dato che nel suo libello del 2010 “La sfida oscurantista di Ratzinger” si esprimeva con queste frasi livorose e ingiuriose verso il papa: “Contro lo sfondo di virile austerità di Giovanni Paolo II assumono pesantissimo rilievo le svenevoli attenzioni dell’arcigno teologo tedesco per estenuanti frivolezze estetiche, dagli elaborati e sontuosi berretti, alle babbucce rosse, a un segretario che sembra uscito da Beverly Hills”. 

Allusioni ignobili verso il pontefice che, pure, da prelato era stato suo leale interlocutore in pubblico. Un’incommentabile caduta di stile sia per il filosofo che per il marchese. Entrambi gli status avrebbero dovuto comportare un cavalleresco rispetto per un avversario intellettuale, peraltro mitissimo e di squisita gentilezza, come il card. Ratzinger.

Un “assist” per Papa Benedetto XVI

Tuttavia, come sempre accade, sono i nemici i migliori aiutanti di papa Benedetto: il libello di Flores ha fornito un utilissimo assist al papa, in quanto ha evidenziato perfettamente le sue posizioni per la conservazione della fede e dell’identità cristiana occidentale, facendo comprendere perfettamente come dovesse essere tolto di mezzo, in quanto ostacolo al procedere delle peggiori dinamiche globaliste. Per giunta, sottolineando il suo antimodernismo, lo ha difeso allo stesso tempo dal fuoco amico dei tradizional-sedevacantisti che si ostinano a considerarlo un modernista, senza aver capito, né voler capire nulla del suo disegno.

Il libro di Flores termina, poi, con un’altra denigratoria frase a effetto: La reconquista di Ratzinger si dissolverà come, all’alba, i sogni e i vampiri”.

Ma il papa, per quanto impedito, riesce a dire sempre la verità, ed ecco come ha reso il suo all’arcigno filosofo friulano facendolo così salutare, alla Lumsa, da Mons. Gaenswein: “

E qui abbiamo un amico vero, nel senso – cito dal libro – Paolo Flores d’Arcais”.

Fantastica anfibologia. “Amico nel senso citato dal libro”, sì, ma quale? Quello di Odifreddi, o quello di Geremia? Nel volume di Odifreddi si legge l’espressione “amico nel cammino della ricerca della verità” e questo si potrebbe attagliare all’ispirazione del primo confronto pubblico con d’Arcais.

Ma allacciate le cinture e andiamo a cercare la parola “amico” nel libro di Geremia. Ecco cosa troviamo:

Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta” (20, 10)

Ogni amico va spargendo calunnie. (9,3)

«Ecco, metterò pietre d’inciampo per questo popolo e inciamperanno insieme padri e figli;vicini e amici periranno (6, 21).

E infatti d’Arcais aspettava la caduta di Ratzinger, si augurava che la sua Reconquista si dissolvesse come un vampiro all’alba; così come ha anche sparso malignità su di lui, ma l’”amico” filosofo non sa ancora che inciamperà. L’ufficializzazione immancabile della sede impedita (non vi diciamo quando) porterà alla cancellazione completa dell’antipapato bergogliano e alla debàcle dei movimenti mondialisti e anticristici da lui sponsorizzati.

E a dissolversi definitivamente, “come i sogni e i vampiri”, sarà la reputazione intellettuale e umana di Flores d’Arcais.

 

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