REA lancia il Comitato scientifico per comunicazione, audiovisivo e arti: pluralismo e IA
REA istituisce un Comitato scientifico su comunicazione, arti e IA. Guida l’avv. Fabrizio Abbate: focus su pluralismo, territori e nuovi format
Manifestazione della Rea, il presidente Antonio Diomede
La REA – Radiotelevisioni Europee Associate ha istituito il “Comitato Scientifico della Comunicazione Audiovisiva ed Artistica”, affidandone la presidenza all’avv. Fabrizio Abbate. L’annuncio, in data 28 gennaio 2026 a firma del presidente Antonio Diomede e pubblicato sul sito dell’associazione, arriva come una mossa rapida e densa di significati per un settore che vive cambiamenti accelerati: regolazione, trasformazione digitale, nuove piattaforme e, soprattutto, Intelligenza artificiale.
Un Comitato REA per nuovi modelli di comunicazione e cultura audiovisiva
Nella motivazione ufficiale, la REA lega la nascita del Comitato alla necessità di “ricercare nuovi modelli interattivi di comunicazione democratica” e di sostenere una crescita socio-culturale che, nelle intenzioni, rimetta la persona al centro. Il punto non è soltanto tecnico: è anche culturale e civile. La comunicazione viene descritta come un potere che incide sui processi pubblici, sulle scelte collettive, sulla qualità del dibattito e, in ultima analisi, sul funzionamento della democrazia.
In questo quadro, il Comitato nasce con un’impostazione che prova a tenere insieme più piani: linguaggi dell’audiovisivo, ricerca, sperimentazione di format, relazione con gli artisti e con le emittenti locali del network REA, indicato come rete di “100 Radio TV”.
Pluralismo, “libertà di antenna” e territori: il messaggio politico-culturale
La decisione di REA intercetta un tema che, in Italia, torna ciclicamente con forza: il pluralismo dell’informazione e lo spazio reale per chi opera fuori dai grandi poli editoriali. In controluce c’è una domanda: che cosa resta del racconto dei territori se la voce locale perde forza, risorse, riconoscimento e sostenibilità?
La linea che emerge dall’atto costitutivo e dalle parole che accompagnano l’iniziativa insiste proprio su questo: senza pluralità di testate e senza un ecosistema radiotelevisivo diffuso, i territori rischiano di diventare “rumore di fondo”, mentre la narrazione pubblica si concentra sempre di più su pochi centri decisionali e su format seriali. È una critica che, nel dibattito sul made in Italy, diventa ancora più sensibile: le eccellenze nascono spesso da identità locali, filiere, tradizioni produttive e culturali che hanno bisogno anche di strumenti di racconto vicini e competenti.
REA, con il Comitato, prova a trasformare questa posizione in un lavoro strutturato: ricerca, studio e proposta, non soltanto denuncia. Ed è un passaggio che pesa, perché chiama in causa anche istituzioni e regolatori: semplificazione degli adempimenti, accesso effettivo alle tecnologie, alfabetizzazione digitale. Obiettivi ambiziosi, ma messi nero su bianco nel perimetro dichiarato del progetto.

Perché la scelta di Abbate segnala una direzione precisa: diritto, comunicazione e IA
La presidenza del Comitato è stata affidata all’avv. Fabrizio Abbate, indicato da REA anche come responsabile dei rapporti istituzionali e descritto con un profilo ampio: cassazionista, economista, scrittore, esperto di comunicazione, membro dello Spoleto Festival, presidente del “Salotto dell’intelligenza artificiale” di ENIA (fondazione).
Al di là dei titoli, la scelta segnala una direzione: l’IA non viene trattata come un “tema laterale”, ma come un passaggio che riguarda l’intera filiera comunicativa, dall’informazione all’intrattenimento, dalla creatività alla distribuzione. È anche un terreno giuridico e regolatorio: trasparenza dei contenuti, tutela dei diritti, responsabilità editoriale, governance delle piattaforme, condizioni di accesso agli strumenti.
REA, nella sua nota, parla di IA come strumento utile a un “nuovo umanesimo” e, allo stesso tempo, mette in guardia dal rischio di un pensiero unico globalizzato. È un’impostazione valoriale che mira a tenere insieme innovazione e autonomia culturale.
Cosa cambia per emittenti locali e artisti: ricerca, format, formazione digitale
Il Comitato, nelle intenzioni, dovrebbe diventare un luogo stabile di lavoro: REA invita emittenti e artisti del proprio circuito ad attivarsi in modo costante su studio e sperimentazione, con l’idea di orientare i nuovi format verso una cultura audiovisiva capace di valorizzare persone e territori.
Sul tavolo, per come viene presentata l’iniziativa, ci sono almeno quattro direttrici operative: governare l’impatto dell’IA su spettacolo, arte e comunicazione; sollecitare standard e strumenti informatici davvero accessibili; ridurre il peso burocratico che grava su creatività e informazione; avviare un piano di alfabetizzazione digitale diffuso, con attenzione ai giovani (utenti intensivi, non sempre consapevoli) e alle fasce più adulte, spesso lasciate sole davanti alla transizione tecnologica. La sostanza, qui, è politica nel senso più concreto: ridurre divari e aumentare competenze, perché senza competenze la tecnologia diventa un filtro che seleziona chi può parlare e chi no.
Il “debutto pubblico” annunciato: attese sulla Milano-Sanremo della Canzone Italiana
REA lega il prossimo passaggio di visibilità all’iniziativa “La Milano-Sanremo della Canzone Italiana”, dove — secondo quanto anticipato nel contesto dell’associazione — dovrebbero arrivare indicazioni più dettagliate su ruolo e obiettivi del Comitato e sulle personalità che verranno coinvolte.
È su questo snodo che si misurerà la tenuta del progetto: chi saranno i profili della ricerca e della cultura chiamati a farne parte, quali output verranno prodotti (linee guida, proposte, dossier, format pilota), quale interlocuzione verrà aperta con istituzioni e autorità di settore. Perché il tema non è solo “fare un comitato”, ma farlo incidere: sul lavoro quotidiano delle emittenti, sulla qualità dell’offerta audiovisiva, sulla possibilità di innovare senza perdere identità.
Ecco il link ad un intervista che chiarisce ancor meglio questo progetto culturale che la REA ha lanciato come una sfida alla burocrazia.
