Chi è Putin? Profilo di un criminale complesso accerchiato dall’Occidente

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La storia narra di come, da bambino, nella sua Leningrado, dal 1991 poi denominata San Pietroburgo, Vladimir Putin amasse andare a caccia dei topi che infestavano gli edifici degni della più triste architettura sovietica.

Putin e la storia del topo senza scampo

Un giorno però, uno di questi, forse il topo più grande, lo attaccò in quanto si era reso conto di non avere più alcuna via di fuga. Forse è così che Putin si deve essere sentito negli anni che hanno preceduto l’attuale invasione dell’Ucraina. L’enorme topo russo, accerchiato dalle velleità democratiche del mondo occidentale ha reagito così, in modo sconsiderato, violento e disumano.

O forse è questa una narrazione fin troppo benevola per rappresentare la causa di un’azione che nasconde, ma non troppo, la triste realtà che, in fondo, ci troviamo semplicemente di fronte alla consumazione di un crimine, supportato dall’estrema applicazione dei dettami machiavellici per la gestione del potere.

Giornalismo di guerra dalla poltrona televisiva

L’acquisita consapevolezza che l’oggetto della nostra analisi non è altro che un crimine efferato e ingiustificato, ci ha convito, dopo molti giorni di assenza dalle pagine di questo giornale, a poter manifestare un nostro pensiero.

Per carità, in punta di piedi e con estrema umiltà, cercando di non confonderci con la nuova pletora di falsi esperti, analisti geopolitici di dubbia provenienza, ex virologi convertiti e imbarazzanti giornalisti figli della pandemia ma da sempre orfani di qualsivoglia scenario bellico.

Chi è Vladimir Putin?

Infatti, a eccezione di alcuni improvvisati freelance, disposti a correre i rischi necessari per futuri avanzamenti di carriera, la narrazione di questa “operazione speciale” si svolge esclusivamente nella confort zone degli studi televisivi dell’informazione mainstream nazionale.

Al di fuori di qualche Generale dal passato operativo, fin troppo testimoniato dall’incomprensibile medagliere che appesantisce la divisa, la maggior parte degli “ospiti”, tra ghigni di autocompiacimento e atteggiamenti da bar dello sport, ci porterà inevitabilmente alla “assuefazione mentale” del fenomeno guerra.

Nel tentativo di rimanere nel nostro ambito di competenza, la domanda che ci poniamo è: Vladimir Putin è un criminale? Oppure è il topo che accerchiato dall’occidente sferra il suo disperato contrattacco grazie a una lungimiranza degna di un oracolo?

Irrazionalità e malattia?

Se dovessimo dare per completamente esaustiva la lombrosiana teoria dell’antropologia criminale, “Vlad the Mad” potrebbe effettivamente possedere tutti i caratteri principali per una profilazione da pericoloso criminale in costante evoluzione psicosomatica verso un inarrestabile peggioramento.

La razionalità dimostrata nei primi anni del suo dominio, sembra lasciare sempre più spazio all’altra identità, quella folle e smisuratamente violenta sempre e comunque a sostegno del medesimo progetto teso a realizzare il sogno della rinascita della Grande Madre Russia.

I motivi di questa evoluzione criminale del profilo Putin potrebbero trovare risposta nella metamorfosi neuropsicologica palesata da uno speculare mutamento somatico causato dagli effetti di alcune patologie di cui Putin soffrirebbe e delle invasive terapie necessarie per la cura. Paradossalmente, questa citata è la migliore delle ipotesi che vada a giustificare l’escalation bellica dell’era putiniana.

Il sogno di vendetta post URSS

L’altra ipotesi, più pericolosa per l’occidente libero, è che oggi siamo alla fase conclusiva di un sogno di vendetta che parte dal crollo dell’Unione Sovietica, vissuto da Putin come un’immane tragedia.

Un sogno di ritorno alla grandeur russa che nel ventennio appena trascorso ha visto lo Zar di San Pietroburgo condurre liberamente le sue guerrein Cecenia, in Georgia, in Crimea, già prima di oggi in Ucraina, in Siria, senza considerare il Kazakhstan.

Se a questo onirico disegno aggiungiamo l’insano piacere che l’essere umano prova nel causare sofferenza al proprio simile attraverso l’azione violenta, trovando maggiore soddisfazione nel vederlo reagire e dimenarsi nell’estremo tentativo di liberarsi, forse arriviamo a comprendere le dinamiche più primordiali che hanno originato il conflitto in corso.

Putin è un criminale, ma non solo

Quindi Putin è un criminale? Sicuramente sì. Ma è anche il Presidente della Russia, di un esercito con armi nucleari mantenuto e alimentato dai consumi dell’Occidente.

A capo di una banda di altrettanto criminali con i colletti bianchi da sempre sporchi di sangue che erroneamente denominiamo oligarchi. Capace di stringere le mani degli inadeguati leader europei, di neutralizzare facilmente i buonisti della globalizzazione, di confondere l’Intelligence mondiale ubriacatasi alla fine della Guerra Fredda frettolosamente archiviata.

Forse, solo il vituperato nazionalismo degli ucraini, proprio perché senza via di scampo, saprà reagire, proprio come il topo disperato che il suo aggressore ha dimenticato di quanto possa diventare forte.