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Capotreno ucciso a Bologna, i sindacati chiedono un piano unico per la sicurezza nelle stazioni

Dopo l’omicidio del capotreno a Bologna, FAST-Confsal chiede un piano unico nazionale per la sicurezza nei trasporti e un tavolo urgente coi ministeri

Omicidio capotreno Bologna

Omicidio capotreno Bologna

L’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio, avvenuto la sera del 5 gennaio 2026 nell’area riservata ai dipendenti vicino alla stazione di Bologna Centrale, ha aperto una ferita profonda nel settore ferroviario e rimesso al centro una domanda semplice: quanta protezione reale c’è per chi lavora ogni giorno in stazioni, scali e servizi di bordo? Nelle ore successive, mentre le indagini prendevano forma e il Paese seguiva gli sviluppi, la reazione del mondo sindacale e istituzionale si è concentrata su un punto: la sicurezza non può restare un tema gestito solo a ondate, con risposte episodiche.

Capotreno ucciso a Bologna, cosa dicono Procura e indagini

Secondo quanto riferito da fonti di cronaca giudiziaria, la Procura di Bologna contesta al sospettato l’omicidio aggravato, contestazione legata anche al luogo del delitto, uno scalo ferroviario. Gli inquirenti hanno indicato che l’aggressione sarebbe avvenuta alle spalle e che, al momento del fermo, all’uomo sono stati trovati coltelli che verranno sottoposti ad accertamenti. Il presunto responsabile, Marin Jelenic, 36enne croato, è stato fermato dalla Polizia di Stato fuori regione e trasferito in carcere, in attesa degli sviluppi procedurali. Resta aperto il nodo del movente: al momento non emergono elementi pubblici che indichino un rapporto pregresso fra vittima e aggressore.

Capotreno ucciso a Bologna, FAST-Confsal: “Servono scelte immediate e non rinviabili”

Pietro Serbassi, segretario generale FAST-Confsal, parla di “fatto gravissimo” e chiede una “riflessione seria e immediata” sul tema sicurezza, esprimendo cordoglio alla famiglia e vicinanza ai colleghi. Il passaggio centrale è politico e operativo insieme: Serbassi sostiene che l’episodio non vada archiviato come caso isolato e lo collega a un aumento di violenze contro il personale dei trasporti registrato negli ultimi mesi, con particolare evidenza nelle ultime settimane.

Capotreno ucciso a Bologna, il punto del sindacato: basta strumenti frammentati

Per FAST-Confsal il problema non è soltanto “quanta” sicurezza, ma “come” la si organizza. Serbassi mette in discussione la dispersione di intese, protocolli e strumenti che, pur esistendo, risulterebbero frammentati e poco efficaci sul piano applicativo. La richiesta è netta: superare la moltiplicazione di dispositivi e convergere verso un unico quadro nazionale di riferimento, pensato per essere semplice, applicabile e verificabile, così da rafforzare in modo concreto la protezione in stazioni, scali e aree di lavoro più esposte. In filigrana c’è una critica alla logica dell’emergenza, che tende a produrre annunci dopo un fatto grave, senza poi garantire continuità e controlli.

Capotreno ucciso a Bologna, la richiesta ai Ministeri e il tema del servizio pubblico

Il sindacato chiede un confronto urgente con i Ministeri competenti: Interni, Trasporti e Lavoro. L’obiettivo dichiarato è affrontare il problema “sui fatti”, evitando slogan e propaganda, perché la sicurezza del personale viene descritta come condizione essenziale del servizio pubblico. Serbassi, nel testo, lega la tutela dei lavoratori a un dovere dello Stato: garantire che chi opera nei trasporti possa svolgere il proprio ruolo sociale e tornare a casa ogni giorno. È una frase che, letta nel contesto di Bologna, diventa anche un messaggio ai passeggeri: proteggere chi fa funzionare il sistema significa difendere la qualità e l’affidabilità del servizio per tutti.

Capotreno ucciso a Bologna, sciopero e reazioni: la pressione sale

La tensione di queste ore ha avuto effetti immediati anche sul piano sindacale: in Emilia-Romagna è stato proclamato uno sciopero di 8 ore del personale del Gruppo FS, con possibili ripercussioni su ritardi e cancellazioni. Sul piano politico, non sono mancate prese di posizione e richieste di interventi più incisivi sulla sicurezza nelle stazioni, segno che il caso di Bologna sta diventando un passaggio capace di orientare scelte pubbliche, investimenti e regole operative.

Capotreno ucciso a Bologna, cosa può cambiare adesso

Il nodo, ora, è trasformare l’indignazione in misure verificabili: presidi, controlli mirati nelle aree sensibili, procedure chiare per il personale, coordinamento stabile fra aziende, forze dell’ordine e istituzioni, oltre a una cornice nazionale unica come chiesto da FAST-Confsal. Anche l’inchiesta dirà molto, perché chiarire dinamica e movente serve a capire dove si è aperta la falla: accessi, sorveglianza, tempi di intervento, vulnerabilità dei percorsi riservati ai dipendenti. Intanto, il settore ferroviario si stringe attorno alla famiglia di Alessandro Ambrosio e rimette la sicurezza sul tavolo con una richiesta che suona come ultimatum: non si può più rimandare.