Canone Rai, se ne va dalla bolletta ma torna con super rincaro (forse 300 euro)

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Il canone Rai potrebbe aumentare, e parecchio. Si parla di una stangata da trecento euro.

E’ quanto emerge da alcune fonti rese note da Il Giornale. L’aumento del canone Rai sembra molto probabile vista la decisione di rimuoverlo dalla bolletta. La tassa più criticata dagli italiani insomma, esce dalla porta per rientrare dalla finestra nella sua versione peggiore: rincarata.

Uffici Rai

Una decisione dell’Unione Europea

È quasi inevitabile che il prezzo del canone aumenti, spiegano gli esperti, perché eliminare il canone dalla bolletta vorrebbe dire perdere introiti sicuri.

Ma perché il canone Rai è stato eliminato dalla bolletta? La decisione dell’addio al canone Rai in bolletta, proviene direttamente dalla Ue, infatti l’Italia deve adeguarsi alla normativa ed eliminare i cosiddetti “oneri impropri” dalla bolletta della luce. Tra i grandi Paesi europei, l’Italia è quello dove il canone per il servizio radiotelevisivo pubblico è il più basso: 90 euro, a fronte dei 139 della Francia, i 180 del Regno Unito e i 210 della Germania. In Spagna invece non c’è canone a il servizio pubblico è finanziato con le tasse e con contributi degli operatori privati.

Come pagheremo il canone Rai?

Il governo deve decidere come assorbire questo introito senza aumentare troppo il suo costo. Una delle ipotesi più probabili è quella del pagamento attraverso il 730. oppure privatizzazione della Rai o ancora abolizione della riscossione diretta, facendo rientrare i costi nella fiscalità generale (Svezia, Norvegia, Finlandia, Belgio, Olanda e Spagna);

La reazione dell’Associazione Consumatori

Immediata la reazione dell’Aduc (Associazione Utenti e Consumatori). Ha spiegato che anche se il canone italiano è tra i più bassi d’Europa, altri Paesi lo hanno abolito prendendo il denaro necessario dalla “fiscalità generale”. In questo periodo, per l’attuale presidente della Rai “sembra che il problema più grosso sia solo aumentare gli introiti estendendo anche il numero di pagatori”. Ma l’Associazione polemizza anche con la politica se è vero che quelli che vengono definiti i “padroni” dell’informazione statale “sembra siano poco attenti ad utenti e contribuenti, interessati invece a trovare maggiori spazi per le proprie persone e, di conseguenza, maggiori spazi per il loro strumento di propaganda“.