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25 Settembre 2020

Pubblicato il

Bimbo disabile escluso dal catechismo: la Chiesa teme il corpo e la disabilità?

di Antonio Guidi

Il rapporto della teologia cattolica con il corpo spiega molto del rifiuto che talvolta mette in atto verso la disabilità

Per quanto riguarda le persone bloccate nelle case Ater, la responsabilità nel comune è diretta. Il grado di colpevolezza delle parole è complice, perché quando si dice “provvederemo” o “ci stiamo lavorando”, come se tutto sommato fosse un intralcio che può accadere, una distrazione, la giustificazione aggrava l'accaduto. Questi momenti costringono il disabile a riflettere sulla propria condizione in modo doloroso e questo non deve accadere. Come non deve accadere che la persona sia ostaggio nella propria casa; le due cose, l'incolumità e l'umiliazione, sono ordinaria follia allo stesso modo.

La chiave per far fronte a questi questi disagi è fare manutenzione, perché la disabilità non è una fase, un giorno, o solo l'inaugurazione di un centro per fare bella figura, ma i lavori in corso continui per rendere le città accessibili, le strade percorribili, i palazzi alla portata, i musei accoglienti per tutti. Il mantenimento è l'impegno costante che deve essere assicurato, mentre la sciatteria è criminosa. Occorre ripensare anche il concetto di difficoltà che non riguarda solo i disabili ma tutti in alcune fasi, e la vita stessa nella sua natura, perché per ciascuno la vita alterna e mescola sofferenza e gioia, possibilità e svantaggi. La difficoltà deve essere considerata in modo maturo e continuo; la politica, le istituzioni devono farsene carico e non è un fatto di fondi o logistica, ma piuttosto di guardare in faccia la difficoltà con tutto ciò che suscita in noi.

 

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Per quanto riguarda il bambino escluso dal catechismo da un parroco a Roma, si situa nel discorso che riguarda il rapporto della Chiesa con la disabilità e in termini più ampi, con il corpo. La Chiesa cattolica occidentale considera il corpo come un ostacolo da cui l'anima deve essere liberata. Non mi stupisce che in questa concezione dove non vi è amorevolezza per il corpo, il corpo del disabile amplifichi quella che viene considerata la sciagura di avere una carnalità. Se il corpo dell'uomo in generale però, è considerato comunque voluto da Dio, il corpo del disabile è forse fatto risalire al demonio nella teologia cattolica? su questo la teologia resta ambigua. Il corpo del disabile rende manifesto l'errore del corpo di tutti, nella visione di questa religione.

Per me, che sono disabile, l'iscrizione alle scuole, gestite tutte da sacerdoti, fu un girotondo doloroso per diversi istituti che mi impedivano di seguire le lezioni, di fare il mio mestiere di studente, dicendo che avrei turbato gli altri bambini.

La tonaca nera talvolta autorizza e dispensa dalle responsabilità di cura e di attenzione per gli altri, ieri come oggi, ma il “camice nero” deve proteggere chi prende sotto la sua stoffa, non chi lo indossa. Quando un mandato consegna un potere quel potere significa responsabilità. Il comandante di una nave deve salvarsi per ultimo non per primo, per dovere del suo mandato e non per eroismo.

Il potere della salvezza dell'anima ha dimenticato la sua missione e la sua origine? La compassione e la cura dell'altro? Il vestito di Dio ha una maggiore responsabilità verso la fragilità, non minore. L'intoccabilità sacerdotale come si tradurrà in questa mamma? In senso di colpa per non poter fare nulla per la ferita inferta a questo bambino? questo me lo domanda anche da neuropsichiatra. 

Il mio intento è organizzare una “processione”, con altre persone impegnate nella cura come me, per fare luce nella notte di queste vicende, prima che la nave affondi.

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