24 Ottobre 2021

Pubblicato il

Intanto Pfizer ha chiesto il via libera per la fascia 5-11 anni

Bimbi e Covid-19, se la scuola esalta tutti i paradossi del vaccino…

di Mirko Ciminiello
Per alcuni pediatri l’antidoto è necessario, per altri è più utile lasciar circolare il virus tra i giovani. E si discute di terza dose quando nei Paesi poveri solo il 2% ha ricevuto la prima
bimbi e covid-19
Vaccino anti-Covid a bambini e adolescenti

È sull’insolito binomio formato da bimbi e Covid-19 che si sta scatenando la battaglia finale. Una battaglia che vede gli stessi esperti dicotomicamente schierati tra quanti sono favorevoli a inoculare i giovani e quanti lo ritengono addirittura controproducente. Esaltando così tutte le contraddizioni insite nella comunicazione sul vaccino contro il SARS-CoV-2.

La battaglia su bimbi e Covid-19

«In soli 21 giorni sono stati segnalati» oltre 6.000 casi di coronavirus nella fascia 0-5 anni e quasi 7.000 nella fascia 6-10 anni. È l’allarme lanciato da Rocco Russo, coordinatore del Tavolo tecnico per le vaccinazioni della Società Italiana di Pediatria, che ha concluso che «i bambini vanno vaccinati».

bimbi e covid-19, società italiana di pediatria
Società Italiana di Pediatria

Una presa di posizione che però è stata contestata anche da alcuni suoi colleghi. Come Gian Vincenzo Zuccotti, preside di Medicina alla Statale di Milano, e Sergio Bernasconi, entrambi convinti che l’infezione nelle scuole vada trattata come un’influenza. «Tenendo in circolazione il virus i più piccoli aiutano a renderlo endemico» è il suggerimento, che si accompagna a quello di eliminare i dispositivi di protezione individuale. Un’ipotesi, quest’ultima, rigettata da Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, che ha ricordato come le mascherine riducano – ma non annullino – il rischio di contagio.

nino cartabellotta
Il presidente della Fondazione GIMBE Nino Cartabellotta

Parrebbe dunque che l’unico vero punto d’incontro all’interno della comunità scientifica riguardi la necessità di attendere l’autorizzazione delle autorità regolatorie (FDA ed Ema). A cui Pfizer ha già presentato i dati di efficacia e sicurezza relativi agli studi clinici condotti su bambini tra 5 e 11 anni.

vaccino pfizer
Vaccino Pfizer-BioNTech

Anche questa convergenza, però, si limita al principio. Per esempio, per Francesco Vaia, direttore sanitario dello Spallanzani di Roma, «è ancora troppo presto» per poter procedere alla somministrazione del siero ai giovanissimi. Di parere opposto Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie Infettive del San Martino di Genova, e Massimo Galli, direttore del reparto Malattie infettive del Sacco di Milano.

E così, questo sconcertante manicheismo sanitario accentua i paradossi legati all’antidoto contro il coronavirus. Che non si limitano certo al rapporto tra bimbi e Covid-19.

La polemica sulla terza dose

Altra polemica del periodo è quella riguardante la terza dose, che in Italia da lunedì scorso possono ricevere soggetti fragili e immunodepressi. E che secondo Pierpaolo Sileri, sottosegretario alla Salute, dovrebbe essere estesa a «tutti, ma ancora non si sa quando».

pierpaolo sileri
Il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri

La diatriba nasce dal fatto, sottolineato tanto dall’Onu quanto dall’Oms, che al momento risulta immunizzato «il 31% della popolazione mondiale». Tuttavia, nei Paesi a basso reddito appena il 2% dei residenti ha ricevuto la prima iniezione. Un divario non solo imbarazzante, ma anche pericoloso, perché l’allungamento dei tempi del richiamo è la principale causa dell’insorgere delle varianti del patogeno.

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms)

Non a caso, l’Organizzazione Mondiale della Sanità continua a ripetere che la priorità dovrebbe essere aumentare le coperture nelle Nazioni con scarso accesso al vaccino. «Nessuno è al sicuro finché non lo sono tutti» ha scandito lo spagnolo Josep Borrell, Alto Rappresentante Ue per gli Affari esteri.

josep borrell
L’Alto Rappresentante Ue per gli Affari esteri Josep Borrell

Come se non bastasse, poi, ad aggravare il quadro c’è il dato che oltre 100 milioni di fiale acquistate dagli Stati ricchi scadranno a fine anno. Che, en passant, è uno dei motivi per cui si sta insistendo sull’ulteriore booster, magari abbassandone il dosaggio.

Circostanze su cui i No vax dovrebbero riflettere. Ma come sempre, a chi troppo e a chi niente. Purtroppo.

 
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