24 Luglio 2021

Pubblicato il

Roma. Anche CasaPound a Tor Sapienza insieme a Mario Borghezio

di Redazione

Violenza ed estremismo non c'entrano. Parla Simone Di Stefano durante il sopralluogo a Tor Sapienza

Si sta svolgendo in questi attimi il sopralluogo dell’eurodeputato della Lega Nord, Mario Borghezio, nel quartiere di Tor Sapienza. Al suo fianco, come ci saremmo aspettati, c’è anche CasaPound Italia. Simone Di Stefano, vicepresidente, è seduto al tavolino di uno dei tanti bar di quartiere: “Siamo qui, a prendere un caffè con Borghezio e con i cittadini di Tor Sapienza”, commenta il leader di CasaPound. L’atmosfera è tranquilla, c’è partecipazione.

Inizia così, con un’accoglienza familiare e una conferenza stampa improvvisata, la ricognizione effettuata dai due esponeneti, nei luoghi blindati dove nei giorni scorsi si sono verificate le tensioni tra residenti, immigrati e forze dell’ordine. Ma si può archiviare questo episodio parlando solo di “estremismo” e “violenza”? Due aspetti che, forse, sono effetti e non cause di quello che è capitato alla periferia est di Roma. Eppure il tenore di alcune dichiarazioni, a partire da quelle di Marino, per arrivare alla comunità di San’Egidio, passando per la Caritas, non ammette dubbi. E si limita a condannare l’estremismo e l’uso della violenza.

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“Parla così chi è lontano dai quartieri, chi non vive le situazioni sulla propria pelle, non c’è razzismo dietro la sommossa di questa gente, ma il rifiuto per uno Stato che si dimostra pienamente efficiente solo quando c’è da piazzare immigrati dai gommoni alle borgate”, commenta Di Stefano. “Li mandasse al Fleming, ai Parioli, oppure a casa di Marino o dei giornalisti piuttosto”, è la provocazione di Di Stefano, secondo cui “trasferire questi disgraziati, come sta avvenendo in queste ore, da Tor Sapienza ad Acilia, Latina o in chissà quale altra zona disagiata, non ha nessun senso”.

“Su questo tema occorre convergenza – prosegue – bisogna trovare un punto d’incontro con la Comunità Europea, perchè non li prende la Germania? Dove un operaio della Volkswagen guadagna tremila euro al mese.” 

 
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