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Roma a 30 kmh. Finito il test, ora si parte: piano piano, male male

Roma sulla scia di Bologna, che questa bella novità l’aveva introdotta due anni fa: su buona parte del territorio urbano il limite di velocità scende a 30 chilometri

Roma, Centro Storico

Roma, Centro Storico

Preannunciato già da tempo. Ufficializzato a novembre 2025, con una delibera di Giunta. E adesso, ahinoi, eccolo che diventa operativo. Con la blanda avvertenza che ci sarà un mese di “sperimentazione”.

Roma sulla scia di Bologna, che questa bella novità l’aveva introdotta a gennaio di due anni fa: su buona parte del territorio urbano il limite di velocità scende a 30 chilometri, estendendo la misura a tutta l’area Ztl Centro storico.

In entrambi i casi i sindaci sono del PD e quindi, manco a dirlo, ci sono la stessa supponenza e la stessa ipocrisia tipiche dei progressisti (vi complichiamo la vita ma lo facciamo per voi). A peggiorare le cose, però, c’è l’enorme differenza che passa tra una città di dimensioni contenute, come il capoluogo emiliano, e una metropoli vastissima come la Capitale d’Italia.

Le giustificazioni, sbandierate come vessilli di civiltà, si imperniano sull’ovvio: se la velocità dei veicoli si riduce, le conseguenze degli incidenti diventano meno gravi. In aggiunta, ci sono alcuni miglioramenti per quanto riguarda l’inquinamento dell’aria e quello acustico.

Il Messaggero – per citare una sola tra le tante testate che si sono precipitate a elencare i “vantaggi”, senza l’ombra di una riflessione sulle ricadute negative nel tran-tran quotidiano, a cominciare dall’obbligo di rallentare anche quando non ce ne sarebbe alcun motivo reale – riassume come segue.

“A 70 chilometri orari muore il 31 per cento delle persone investite (il 98 per cento degli over 60), mentre a 30 il rischio di mortalità si abbassa all’1 per cento per tutti e al 5 per cento per i più anziani. In generale, l’abbassamento dei limiti di velocità dovrebbe portare anche a una riduzione del 19 per cento delle emissioni inquinanti da parte dei veicoli e alla diminuzione del 38 per cento, rispetto alla media cittadina, dell’inquinamento acustico, con un taglio di 2,1 decibel”.

Ah, però: 2,1 decibel. Peccato che, come recita AI Overview appena digitate il dato per la ricerca online, “l’orecchio umano percepisce un raddoppio del volume solo con un aumento di circa 10 dB, quindi 2 dB sono una variazione minima, paragonabile a un rumore molto debole come il fruscio delle foglie o un ambiente domestico di giorno”. 

Cittadini, al passo!

Insomma: si esibisce tutto, compreso quello che francamente non c’è. Su innumerevoli altre cose si sorvola. Su questa si gonfia il petto.

L’assessore alla Mobilità, Eugenio Patanè, rivendica l’operazione come se si trattasse di un imperativo morale: «tutta l’area della Ztl Centro Storico avrà un limite di velocità di 30 km/h, anche le strade larghe, che sono retaggio di una città a misura di auto che ora non c’è più visto che in Centro c’è grande domanda di pedonalità. Abbiamo il dovere di ridurre incidenti, vittime e il differenziale di velocità tra soggetto forte e soggetto più fragile, così abbattiamo il rischio di mortalità. Il primo mese sarà di assestamento e servirà, grazie anche all’avvio di una campagna di comunicazione sul tema, a far abituare i cittadini alla nuova Zona 30. Dopodiché saranno anche installati gli indicatori della velocità in corrispondenza di alcuni punti strategici».

Indicatori della velocità e, c’è da giurarci, pattuglie di vigili per sparare multe a raffica, così quegli scriteriati che filano, che so, a 40 kmh sono puniti come si conviene e per il Comune ci scappa qualche soldino extra. Da riversare vedremo dove. Ma magari, why not, per iniziative a favore di questa o quella minoranza. Da integrare o da celebrare.

Tanto per cambiare, vedi la colossale e autolesionistica operazione del Green Deal europeo, si interviene a suon di limitazioni e di divieti, senza un ripensamento complessivo dei modelli economici e sociali. Che sono sempre più onerosi per la popolazione, ma che per i sapientoni della politica non esigono nulla di più che la riduzione di alcuni effetti collaterali. In modo da potersi pavoneggiare per la sensibilità dimostrata, a luminosa e imperitura conferma di quanto ci tengono al bene comune.

In apparenza la si butta sull’etica. Nella sostanza la si scarica sui cittadini.

Gerardo Valentini – presidente Movimento Cantiere Italia